Giannozzo Pucci su Indymedia




[Nel Novembre del 2002 si è sviluppato su Indymedia un dibattito sulla presenza di Marco Tarchi, Giannozzo Pucci ed altri al Social Forum Europeo di Firenze. Il dibattito era scaturito da un post che li segnalava come "fascisti" o comunque "personaggi di destra". Giannozzo ha dato una prima risposta, in seguito ha dovuto replicare ad una obiezione proveniente da ambienti gay.]

13 Novembre 2002 - Destra e sinistra: categorie inutili per il movimento noglobal (di Giannozzo Pucci)

A proposito della discussione su Tarchi e Cardini a Firenze

"nell'aiutarci ad affrontare, comprendere e combattere i principi dell'economia globale, i vecchi schieramenti politici sono diventati inutilizzabili..Sta cominciando a prendere forma un nuovo schema politico di partiti opposti. Si tratta essenzialmente di un sistema in due parti che divide la politica sul fondamentale argomento della comunità. Una di queste due parti sostiene cha la comunità non conta, l'altra che è un valore essenziale per la nuova politica. Il primo è il partito dell'economia globale, l'altro lo chiamerò semplicemente il partito delle comunità locali."

(Wendell Berry, Another Turn of the crank, Counterpoint 1995)


Forzare l'opposizione alla globalizzazione entro le arcaiche e anguste categorie della destra e della sinistra è un dirottamento ideologico del movimento antiglobal. Un tempo solo il partito comunista aveva il potere di impartire il battesimo, cioè di far dimenticare tutto il passato politico di un nuovo militante trasformandolo da fascista in rivoluzionario. Quanti ex fascisti dopo il 45 sono passati al PCI diventando politicamente incontestabili. Gli altri, quelli convertiti ad altre visioni politiche sono invece rimasti marchiati per tutta la vita. Oggi il movimento antiglobal cioè per la democrazia locale e la rinascita comunitaria ha molto più titolo per impartire il battesimo ad ex fascisti ed ex marxisti convertiti del vecchio PCI, infatti è un movimento che taglia trasversalmente tutte le tradizioni politiche nate dalla rivoluzione francese. Quale debolezza psicologica, quale bisogno di sicurezza da copertina di Linus, può far chiudere i chiavistelli della fantasia a sedicenti antiglobal da non far loro capire che gli ex fascisti convertiti al movimento local sono l'antidoto più forte contro il fascismo e gli ex comunisti l'antidoto più forte al fascismo di sinistra e gli ex liberisti l'antidoto al neoliberismo? Quanto latte dovranno succhiare prima di capire che gente che ha dato con passione anni di impegno e di vita per fare le stesse scoperte anche se provengono da passati opposti sono la massima ricchezza del movimento? La violenza e il centralismo sono inscindibili dalla visione fascista delle cose, ma possiamo continuare a chiamare fascista chi si batte per la nonviolenza e la democrazia locale?

Firenze non era il momento per fare il processo alle violenze della polizia a Genova e anzi la creatività della manifestazione di Firenze (ancora un po' contenuta rispetto a quello che potrà diventare) è stata la miglior risposta, il miglior giudizio su Genova. Il movimento è forte, sparge a man bassa novità, speranza, ottimismo, aria bella da respirare anche a quelli che ancora non ne sono convinti, quando sceglie la strada della creatività e della nonviolenza. Quanto al comportamento della polizia a Genova, ci sono i tribunali, le infinite coraggiose testimonianze, c'è la verità che sta emergendo e trionferà, non abbiamo bisogno di vendette. Firenze è stato il momento in cui li movimento ha scelto per se stesso, nonostante le violenze della polizia, dei blackblocks e di chiunque altro, che la nonviolenza e la forza della verità è la sua strada e non ce ne sono altre per crescere e vivere in pace. Perché il movimento si è assunto il compito più difficile e impegnativo: costruire ogni giorno la pace nonostante la guerra. Sui black block: nessuno sa veramente se siano anarchici, hooligan che si sfogano contro una società assurda o fascisti ed infiltrati al soldo delle transnazionali. Gli effetti dei loro interventi sono però molto più vicini alla seconda ipotesi. Il movimento dopo Genova è però riuscito a neutralizzare gli effetti del loro intervento con la determinazione delle centinaia di testimonianze di coloro che sono stati duramente picchiati dalla polizia e che stanno continuando a dimostrare le responsabilità e la propria innocenza nei tribunali e in ogni circostanza. La lettera che abbiamo scritto e poi molto di più la scelta nonviolenza della manifestazione di Firenze è stata il miglior sostegno a loro. Infine ma coloro che in nome di un sinistrismo vecchio o nuovo si arrogano il diritto di giudicare i buoni e cattivi non in base a quello che dicono o fanno ma in base a peccati di gioventù perché hanno paura di riflettere e allargare un po' più panoramicamente la loro memoria. Ma la sinistra ha mai condannato il progresso industriale, l'industrialismo capitalista (non ce n'è un'altro), il progressismo tecnologico capitalista, la massificazione e atomizzazione della società? Queste cose non le ha condannate nemmeno il fascismo e nemmeno il liberismo vecchio e nuovo. Queste cose, che il movimento antiglobal ed ecologista sta contestando, sono state comuni a tutte le ideologie da due secoli in qua. E allora non può essere che la contrapposizione fra destra e sinistra sia stata una falsa contrapposizione su argomenti secondari per far avanzare di fatto il capitalismo economico e la centralizzazione del potere in tutto il mondo? La sinistra non ha mai contestato l'industrialismo ha sempre puntato solo a distribuire meglio i profitti dell'industrialismo, ma il risultato delle lotte e del sangue di milioni di suoi aderenti ha solo portato ad aumentare lo squilibrio fra ricchi e poveri. Ma in compenso la sinistra ha la vocazione dell'organizzazione e da quando ho fatto esperienza a cominciare dal '68, al '77, ai movimenti antinucleari, ai verdi ecc. la sinistra ha sempre trovato il modo per mettersi alla testa dei nuovi movimenti e do un po' si è spento tutto. Adesso le questioni sul tappeto sono completamente aliene ai canoni della sinistra reazionaria (e della destra, è ovvio) stanno emergendo e devono emergere nuovi paradigmi, nuove frontiere per le quali i facili occhiali del fascismo e antifascismo sono inutili. Perché non vi prendete qualche ora di tempo per leggere alcuni dei libri pubblicati da Arianna, la casa editrice di Zarelli, credo che nessun'altra casa editrice italiana può esser definita antiglobal come quella, e Franco Cardini forse siete rimasti indietro ma è proprio lui una delle punte di diamante del movimento italiano contro la GUERRA IN IRAK, ed è più efficace di tanti antagonisti, perché parla contro la guerra nelle scuole, alla televisione, sui giornali e non è mai scontato. Tarchi e De Benoist ne hanno fatta di strada negli ultimi 15 anni! Chi li condanna deve prendere i loro scritti recenti e sottolineare le frasi "fasciste", se non lo fa non ci faccia perdere tempo con le sue etichette.

Giannozzo Pucci



13 Novembre 2002 - verdi di vergogna (di °°)

"La libertà entro i limiti dei cicli naturali

Anche tra i Verdi si afferma una corrente, sia pur minoritaria, di fondamentalisti favorevoli ad un ritorno allo stato di Natura. Il leader di questo gruppo, il fiorentino Giannozzo Pucci, sostiene che, con la nascita del movimento ambientalista, si chiude il ciclo politico dei "diritti civili", esistendo in realtà solo i diritti della Natura, entro i quali si deve svolgere il vivere civile con una sorta di ritorno allo stato primordiale.

I gay sono fuori dalla natura perché "la divisione dell'io dal proprio sesso e l'affermazione del 'diritto civile' ad inventarsi il sesso come fosse divisibile dal proprio io, ha la stessa radice culturale della plastica, delle città lunari, delle manipolazioni genetiche".

Ai Verdi più ingenui e fondamentalisti l'argomento appare suggestivo e la discussione si sviluppa vivacemente (cfr. "Il verde e il rosa", Quaderni di critica omosessuale, n. 5) soprattutto per iniziativa di uno dei fondatori delle Liste Verdi, Gian Paolo Silvestri, che farà mettere in votazione all'assemblea dei Verdi a Maiori nel dicembre del 1988 una mozione pro gay - primo firmatario Gianni Mattioli - votata quasi all'unanimità (si schiera con Pucci Marco Boato).

D'altra parte sono proprio i Verdi a promuovere nel Parlamento Europeo la nota risoluzione di Strasburgo sui diritti di gay e lesbiche in Europa, mentre in Italia Carlo Ripa di Meana è l'unico leader di partito a criticare apertamente Wojtyla per i suoi interventi omofobici.“

°° Ripreso da: http://www.gay.it/archivio_noi/documenti/politica.html





13 Novembre 2002 il moscerino e il cammello (di Giannozzo Pucci)

Rispondo a °° che rispolvera il tema del fondamentalismo che è una parola condanna, un po' come fascismo o destra per alcuni e un po' come comunista per altri. La migliore definizione di fondamentalismo si trova nel Vangelo "guai a voi farisei ipocriti che filtrate il moscerino e fate passare il cammello". Cioè di un'architettura di cose giuste o di verità piccole e grandi, mettere le grandi al posto delle piccole e viceversa. Non capisco a quale aspetto del mio pensiero o pratica si sia potuta applicare quella etichetta. Veniamo alla riflessione sulla natura e lo stato di natura. I verdi della politica sono abitati da una contraddizione di fondo che li rende incapaci di capovolgere la società dei consumi e le cause del disastro ambientale: il loro concetto di natura è lo stesso del pensiero scientifico dal seicento in poi, secondo cui la natura non è più una maestra da cui imparare, ma un imputato a cui estorcere segreti che vengono chiamate "leggi di natura" in base alle quali si deducono nuove scoperte naturali coi loro riflessi sociali. Siccome le scoperte sono sempre nuove e cambiano continuamente contraddicendosi quasi a ogni generazione, ne deriva un continuo mutamento: in base a supposte "leggi di natura" è stato fondato il liberismo economico di Adam Smith e quasi tutte le ideologie economico sociali successive. L'idea di natura su cui si è fondata la nostra civiltà (ma anche tutte le civiltà fondate su una fede religiosa, cioè tutte meno quella dell'agnosticimo scientifico occidentale) è quella della rivelazione, secondo cui la natura che vediamo, e chiunque può leggere con i suoi occhi, contiene un orientamento per la felicità, libertà ed elevazione umana che si riflette nell'architettura etica senza la quale non è possibile nessuna comunità. La natura della rivelazione religiosa è una costruzione etica precedente all'uomo e se egli la violenza fabbrica la propria distruzione spirituale e fisica. La natura della scienza non ha implicazioni morali, è solo funzionale, stimola solo l'istinto egoistico di sopravvivenza. Mentre la natura rivelata è inseparabile dalla vocazione umana alla solidarietà con gli altri uomini e con l'universo.

Perciò dalla concezione scientifica della natura non è possibile aspettarsi una rivoluzione nei rapporti fra gli uomini e con la terra, mentre la riscoperta della teologia morale è l'unico strumento adatto per ritrovare la propria civiltà, identità e invertire radicalmente il disastro ecologico. Nessuna dittatura, nemmeno la più efferata e pervasiva potrà mai arrivare ad imporre la somma di cambiamenti nella vita personale di ciascuno che solo il risorgere di un nuovo/antico paradigma etico e cosmologico può provocare nella società. Lo spirito di rivendicazione e di vendetta propugnato dalla scoperta dello sfruttamento della classe operaia ha prodotto la società dei consumi spostando e moltiplicando lo sfruttamento sulla natura e aumentando il divario fra ricchi e poveri nel mondo anche se tale divario è diminuito in alcune parti dei paesi sviluppati.

Occorre uno spirito santificante, un popolo di Buddha come diceva qualcuno, per capovolgere la società consumista e portare una giustizia solidaristica fondata non sulle pseudo scoperte più o meno utopiche di qualche sedicente capoccione, ma su verità rivelate "Antiche come le montagne".

In Sant'Ildegarda di Bingen, in San Tommaso d'Aquino, in Dante, in Pico della Mirandola, abbiamo una cosmogonia etica straordinariamente ricca e attuale per affrontare i problemi di questo tempo. Ma la loro visione della natura in più punti si incontra con quelle di altre tradizioni religiose non solo abramitiche, ma degli indiani d'America, degli aborigeni australiani, degli induisti in India, nell'isola di Bali ecc.

Questa grande pluralità di vie finisce col sopravvenire del modello laico occidentale che di fatto istituisce una dittatura ideologica assoluta sul concetto di civiltà, progresso, libertà ecc. Un tipico esempio di questo monopolio ideologico è proprio la mozione dell'assemblea di Maiori che stabiliva, a maggioranza, che l'omosessualità e l'eterosessualità hanno lo stesso valore. Si tratta di un'affermazione dogmatica in contrasto con la cosmogonia etica della nostra civiltà millenaria e con la teologia morale cristiana, nonché delle altre civiltà basate religiosamente. La mozione di Maiori se lascia il tempo che trova sul piano della realtà, di fatto tende ad emarginare chiunque continua a vedere le cose in modo diverso pur non perseguitando nessuno.

La mia definizione di onnipotenza non l'ho mai applicata all'omosessualità tradizionale ma a quella forma completamente inedita, iniziata dopo gli anni '70, secondo cui sarebbe del tutto indifferente il sesso con cui si nasce perché si può scegliere quello che si vuole, da cui è nata l'espressione "fare sesso".

Ciò in cui credo non è una mia invenzione filosofica, bensì teologia morale cristiana a cui aderisco perché la riconosco vera.

Infine: "il ritorno allo stato di natura" è una concezione scientifica rousseauviana, la natura della rivelazione non produce regressioni ma contiene indicazioni morali che stimolano all'elevazione. Può darsi benissimo che trasformare la società occidentale da cancro per la creazione a moltiplicatore di simbiosi, di cure dei disastri ecologici, cioè l'opposto di quello che è ora (significato letterale di rivoluzione), comporti rinunciare a certe tecnologie come la televisione e i computer ma anche forme di coltivazione con molta meno fatica di un secolo fà, forme di riscaldamento a base di energie rinnovabili, molto più confortevoli di ora. Certo non ci sarà l'ambizione di eliminare la morte, l'errore e tanto meno gli erranti, ma certamente quella di una vita molto più solidale e ricca di rapporti col creato e gli altri di quella che stiamo vivendo.

Giannozzo Pucci