“Anche voi ve ne volete andare?” (Gv., 6,68);
“Ciò vi scandalizza?” (Gv. 6,62);
“Per quale delle mie [buone] opere mi lapidate?” (Gv., 10,32); e il terribile:
“Amico, a che sei venuto?” (Mt., 26,50).
“Ma non erano dieci i mondati? E gli altri nove dove sono?” (Lc., 17,10). E quel remoto, astrale scrivere in terra, quel sollevarsi repentino di uno sguardo tutto clemente ironia:
“Dove sono, donna, i tuoi accusatori? Nessuno ti ha condannata?” (Gv, 8, 11). E più sottilmente, più intimamente:
“Marta, Marta, di tante cose ti dai pensiero e ti turbi…” (Lc, 10, 41), o:
“Ma se uno vuol prenderti la tunica, e tu lasciagli anche il mantello; se uno ti angaria per un miglio, e tu vai con lui per due…” (Mt, 6, 41). La consegna spirituale più tipica (che nulla traspaia…) è in un ammonimento estetico:
“Per apparire agli uomini digiunanti, [i tristi ipocriti] si sterminano la faccia. Ma tu, quando digiuni, ungiti i capelli e lavati la faccia, così che tu non appaia agli uomini digiunante, ma al padre tuo che è nel segreto…” (Mt, 6, 16).