Caro Stefano,
l'aspetto che più ho apprezzato dell'amicizia di quel gruppetto (Vincenzo, tuo fratello Andrea, Riccardo etc.) che, pur nella sua modestia numerica, ha caratterizzato le vostre vite ed un po’ anche quella pubblica e civile della nostra città, è stato quello del tener sempre aperta una domanda sul significato di sé. Non credo che necessiti esser cristiani per constatare che non siamo risposta a noi stessi e che siamo tutti dentro un Mistero più grande di noi. Chi ha incontrato un'esperienza che soddisfa il suo bisogno di destino, chi prova solo la sete di significato: per i primi sarebbe un delitto credere di aver risolto il proprio dramma esistenziale, per i secondi dar per scontato che non si incontrerà mai un' esperienza (non un discorso od una teoria) che corrisponde al proprio desiderio. Il livello dell'umano è contraddistinto dal tener desta questa domanda. Conosco personalmente Antonio Socci e la compagnia di amici che frequenta perché ci sono dentro anch'io: sono grato a questa compagnia di amici perché, ormai adulto, a questa sana inquietudine mi ha educato: Trovo un'analogia con la vostra amicizia perché entrambe hanno questa pretesa: si è amici veri se ci si aiuta a farci sazi di queste risposte (satis factum). Ti allego questo articolo di Antonio perché, al di là della sua incontenibile vis polemica, traspare un po’ di questo animus.
La prossima volta, per non mescolare argomenti diversi vorrei chiederti un commento al carattere "mistico" dei girotondi in quanto esorcismi contro il Male assoluto, incarnatosi anch'esso nella storia degli uomini...
Ciao e grazie.
Graziano