“un commento fuori dal coro ma con la forza della verità, sull’opera di Luciano Berio”e aggiungevo:
“Purtroppo il tentativo (ormai fallito, ma i danni non sono stati pochi) del cosiddetto gruppo di Darmstadt di impossessarsi in maniera totalitaria della musica colta non ha ancora trovato il suo storico-critico, il suo Salingaros, vedremo cosa si può fare…”
"l'avanguardia, quando è cosciente, non è mai rivolta al futuro, ma è un estremo sforzo di ritrovare un rapporto col passato". Tale frase non apparirà certo peregrina ad un ascoltatore abituale, ad esempio di Terry Riley, ma anche del John Cage (sì proprio lui, il più radicale, ma come dici tu
"nelle posizioni estreme, proprio per la loro radicalità, si incontrano tante verità") che ricrea sul pianoforte preparato le sonorità di un'orchestrina balinese (pezzi godibilissimi e consonantissimi!) ispirandosi alle dottrine estetiche indù lette sui libri del "tradizionalista" Ananda Coomaraswamy.
“non è per niente utile”, non che non è vero). Ho poi raccolto in rete una serie di osservazioni di addetti ai lavori: compositori ed esecutori di musica contemporanea.
“il semplice ascolto di tanta musica molto ben scritta, e organizzata con mirabile coerenza sul piano teorico, era (ed è) quasi inevitabilmente caratterizzato da una sensazione di "disagio" e "disordine", e spesso la grande fantasia progettuale all'ascolto si traduce in un senso di confusione e di noia.” - Considerazioni
“si consolida la frattura con il pubblico, in quanto questa impostazione nega alla musica una funzione sociale e comunicativa [...] Troppe volte ho visto lo stesso pubblico di addetti ai lavori annoiarsi a questi concerti. [...] facciamoci un esame di coscienza, quanti di noi uscendo con gli amici in una fredda sera d’inverno dicono gioiosi: "andiamoci a sentire un bel concerto di musica contemporanea" ?” – Stile novecentesco
“il pubblico è borghese e quindi è ben educato e non fischia, ma si allontana; il pubblico della musica contemporanea in realtà non esiste. E non esiste perché è stato allontanato dalla musica contemporanea stessa, non per la sua difficoltà, ma per la sua nullità dal punto di vista umano.” – Playtime
“Tuttavia, sarebbe sbagliato isolare il problema della musica contemporanea da un contesto che vede la vita concertistica di provincia (ma non solo) bloccata sul repertorio classico-romantico (cui si aggiungono i "filologi" barocchi e rinascimentali), e sempre più prona ad un'offerta non culturale ma gastronomica (le serate liriche, con tutto il rispetto...). [...] In caso contrario, esiste il forte rischio che delle composizioni recenti venga inteso solo il generico alone sonoro, senza andare al di là di un ascolto epidermico che non tollereremmo per Beethoven o Mahler.” - Come proporla
“c'è un quadro di sempre maggiori difficoltà per l'ideologia aristocratica e avanguardista della musica contemporanea, per quella idea di musica contemporanea "colta" che vieppiù ha perso il suo diritto a sentirsi superiore rispetto a un mondo presupposto volgare o ignorante, ideologia assediata dalla realtà dei mass media, del sensazionalismo, della società dell'informazione costruita sul mondo e sui meccanismi del protagonismo televisivo eccetera.” - Fare informazione
“Spesso l'identificazione dell'arte con la scienza ha fatto si che il "valore" di un'opera fosse determinato, dunque, dal grado di novità, dalla portata conoscitiva, dalle scoperte - per dirla con Stockhausen - che implicava.
Per cui, un po' ridicolmente, il giudizio di valore si è tradotto in una sorta di atto notarile, in cui era importante stabilire chi "fosse arrivato per primo", e dunque potesse aspirare al giudizio più lusinghiero. Con una miopia, una superficialità ed un dogmatismo (l'arroganza dei "depositari del Verbo") che sarebbero stati meno dannosi se non fossero stati applicati pure alla musica del passato (per cui Varèse era meglio di Richard Strauss, dato che costui non aveva "scoperto" un bel niente...).” - Considerazioni
“La prima cosa che mi viene in mente, la più grande differenza che c’è tra la musica contemporanea (almeno nei suoi filoni dominanti) e gli altri generi musicali "contemporanei" come il rock, il jazz, la lirica, la classica (e già, forse anche questi sono generi musicali contemporanei!) è che nella maggioranza dei casi la figura del "produttore" coincide con quella del fruitore. Cioè la maggioranza dei concerti , tranne rare eccezioni, è frequentata in massima parte dagli stessi compositori, che una sera vengono eseguiti e un’altra sera vanno ad ascoltare la composizione del collega, all’interno di un sistema assolutamente autoreferenziale. In genere il compositore quando scrive sa di rivolgersi principalmente a questo tipo di pubblico, e utilizza un codice "segnico" che assume valore di pertinenza quasi esclusivamente all’interno di questa comunità. Per cui alcuni stilemi sono assolutamente "in", alla moda (ad esempio alcuni effetti timbrici come il "solo soffio" negli strumenti a fiato, il doppio suono, l’armonico ecc.) mentre altri stilemi sono "out" e cioè considerati superati, e quindi meno tollerati. Chiaramente il criterio di pertinenza dei parametri varia a seconda delle situazioni.” – Stile novecentesco
“Sono stato a Darmstadt nel 1984, riportandone una somma delusione se confrontavo l'opinione formata sui racconti o sulle cronache degli anni '50, con il degrado della realtà dell'84.” – Le strategie
“ciò che emerge, alla lunga, è la trasformazione dell'impeto rivoluzionario in stanca accademia, del gesto eversivo in maniera, per cui si realizza il contrappasso di un'avanguardia ingrigita e "integrata" che si tramuta in una schiera di docenti di Conservatorio, tutti impegnati a trasmettere il proprio sapere, i propri vezzi, ingessando la trasgressione in formula sclerotizzata e riproducibile all'infinito.” - Considerazioni
“la cosiddetta (ma nessuno di loro vuol esser definito così) generazione neoromantica, quella che si è manifestata nei primi anni Ottanta contro l'egemonia dell'avanguardia, un'egemonia che si è raccolta intorno ai nomi carismatici di Luigi Nono e poi di Luciano Berio, che si è collegata con la realtà editoriale di Casa Ricordi e che in qualche modo ha caratterizzato, certamente, il dopoguerra in Italia e poi senz'altro, anche più nettamente, gli ultimi vent'anni, quelli gestiti in casa Ricordi dalla gestione di Mimma Guastoni. Questo periodo in casa Ricordi si va chiudendo.” - Fare informazione
“c'è un quadro di sempre maggiori difficoltà [...] un sistema della musica colta che è sempre più assediato e in crisi, che perde pezzi senza riuscire ad evolversi in modo concreto” – Fare informazione
“Ma già sul finire degli anni '80, pezzo dopo pezzo, tutto lo scenario della musica contemporanea iniziò a cambiare. Le istituzioni roccaforti della nuova musica iniziavano a perdere importanza e credibilità” – Le strategie
“Ed è qui, a mio parere, la radice di un fallimento storico”– Stile novecentesco
“l problema della diffusione della musica contemporanea in Italia è purtroppo viziato da responsabilità di tendenza politica e dall'istinto conservatore della società. [...] Rincorrere l'audience con l'arte è una barbarie”- Intervista
“L'eccezione, peraltro clamorosa e non ignorabile, è costituita da John Cage.
Cage in musica ha rappresentato molto, anche se il paragone con quanto Duchamp ha costituito per le arti figurative può essere esagerato e, per certi versi, fuorviante. Per nulla interessato alla composizione intesa come costruzione di architetture sonore (mi si passi l'orribile dicitura), ha semmai de-costruito l'intero sistema, mettendo in discussione tutto, ma proprio tutto, e creando le premesse perché si potesse ripartire da zero. Nonostante la genialità del suo fare musica (Sonatas and Interludes for Prepared Piano, solo per fare un esempio, è un'opera di grande levatura artistica) Cage non ha inteso indicare nuove strade da percorrere, ma semmai irridere, nel suo gioco nihilistico, raffinatissimo e svagato al tempo stesso, ai luoghi comuni del comporre, eseguire e ascoltare la musica. [...] Nonostante taluni esiti del compositore americano potrebbero far pensare il contrario, nella musica di Cage si ritrova poi una sensualità del suono, un piacere del suono, che contrasta fortemente con quanto succedeva in Europa, dove l'indifferenza verso il risultato sonoro delle opere era talvolta in agguato (anche se in Cage l'interesse per il suono non diviene mai ricerca del bel suono, e semplicemente vi è una curiosità per sonorità insolite e non scontate, senza che ciò configuri un qualche ideale estetico).” – Considerazioni
"Mi dispiace per lui, ma la musica non può essere che un fatto espressivo. Un suono suscita reazioni e i suoni non sono che mezzi... quando Stockhausen dice che la musica non è un fatto espressivo, la sua non è una dichiarazione estetica, è una manifestazione di potere. Perché in un mondo che considera la musica non-espressiva, il re... è Stockhausen"(Da Leonardo Pinzauti, Musicisti d'oggi. Venti colloqui, Eri 1978, pag.208).