“Ci sono molti ebrei italiani che hanno paura. Hanno paura di andare a pregare il sabato mattina in sinagoga... Sabato scorso hanno massacrato della gente che era andata a pregare nel suo solito posto di sempre; e adesso ci sono dei nostri concittadini, né mitomani né visionari, i quali sanno benissimo che c’è l’intenzione di rinnovare questa strage – perché tutti gli ebrei vengono considerati colpevoli dell’esistenza di Israele – e dunque temono possa capitare anche qui fra noi... Caro direttore, le sinagoghe sono luoghi di preghiera ma anche di dialogo comunitario e di testimonianza. Ti rivolgo un invito: vieni con me e i miei figli sabato prossimo alla sinagoga milanese di via Guastalla. Un semplice gesto di condivisione per dire che chi minaccia la preghiera degli uni colpisce la civiltà di tutti”.
“Ci sarò, contaci. Non vi lasceremo soli”. Ma il direttore di Avvenire estende la proposta a tutti,
“di città in città, ovunque c’è una sinagoga e vi sono dei cristiani”. Perché “non è giusto, non è morale lasciarvi soli. Se qualcuno pensasse di colpirvi perché ebrei sappia che noi siamo con voi”.
“... avvertì improvvisamente accendersi il lampo di una probabile verità che tutto avrebbe, se non spiegato, certamente avvolto di commovente pietà: siamo degli eroi, pensò”. Condivido anche la parte propositiva: l'educazione dei giovani, principale serbatoio (l'educazione) di soluzione di conflitti del domani. Educazione che certamente contempli la ricerca, il dibattito, l'apparente e comprensibile necessità di sentirsi architetti in proprio di (apparenti) nuove idee; ma che anzitutto ponga di fronte agli occhi già rossi di eccitazione alla battaglia, le tonnellate di pensiero, di meditazione, di conclusioni già elaborate e depositate da tanti e grandi nostri progenitori, attraverso secoli e secoli.