“sono stanco di passare per l’unico assassino che ora fa la bella vita. Nel 1973 facemmo un patto: mantenere il silenzio per trent’anni; siamo a trentadue, vi racconto le cose come sono andate davvero”.
“La provocazione fascista oltre ogni limite: è arrivata al punto di assassinare i suoi figli”sottotitolo:
“Tutte le organizzazioni fasciste devono essere sciolte”. Certo, si tratta della prima uscita, “a caldo”, ma la linea sarà mantenuta anche nei giorni successivi: i colpevoli sono sicuramente di destra. Il 29 aprile, dopo l’arresto di Lollo, quando ormai il tamtam aveva diffuso la verità e tutti sapevamo che i responsabili erano “dei nostri”, un corsivo di riflessione, verosimilmente di Adriano Sofri, commenta nel più puro togliattismo:
“La verità su Primavalle resta un fine preciso e decisivo per il movimento antifascista. Per una ragione politica e umana insieme. Il bambino ammazzato a Primavalle non appartiene ai fascisti, ne è la vittima, e appartiene a chi si batte contro un potere che rende possibile e fomenta crimini così mostruosi.”
“Mi sto, ormai da un pezzo, chiedendo se non sia arrivato il momento di ricostruire seriamente la storia di Lotta Continua: sono passati più di 25 anni dallo scioglimento e mi sembra che le ragioni di opportunità siano venute meno. Cosa ne pensi, tu che sei storico professionista? Io, da parte mia, ho già cominciato: per ora mi sono limitato ad aspetti, per me ineludibili, di mentalità, ma prima o poi dovremo anche arrivare ad una storia di fatti (veri) date e persone. Quando sarà, a tuo parere il momento? O dovremo, come per la resistenza, accontentarci di fiabe per altri trent'anni? Francamente mi sembrano troppi, ma è una decisione che, credo, dovremo prendere collettivamente. Puoi trovare i miei primi, timidi, tentativi in www.stefanoborselli.elios.net/scritti/raccolta.html in particolare nei brani Agli ex e Parole difficili.Mi rispose che era interessato all’
Se ti va, fammi sapere cosa ne pensi.”
“anima”del periodo, alla
“ricostruzione generale di un clima, di un insieme di passioni, sentimenti, lacerazioni”.Insomma “l’anima” sì, ma fatti, circostanze, responsabilità, magari dell’omicidio di Calabresi, no: dettagli, cose troppo prosaiche, che non possono interessare ad uno storico di mestiere.