Guardate! Io vi mostro l’ultimo uomo.
“Che cos’è l’amore? e la creazione? e il desiderio? che cos’è una stella?”: così chiede l’ultimo uomo, e strizza l’occhio.
La terra allora sarà diventata piccola e su di essa saltellerà l’ultimo uomo, quegli che tutto rimpicciolisce.
La sua genia è indistruttibile, come la pulce di terra; l’ultimo uomo campa più a lungo di tutti.
“Noi abbiamo inventato la felicità” - dicono gli ultimi uomini, e strizzano l’occhio.
Essi hanno lasciato le contrade dove la vita era dura: giacché si ha bisogno di calore. Si ama anche il vicino e a lui ci si strofina: perché ci vuole calore.
Ammalarsi e essere diffidenti è ai loro occhi una colpa: guardiamo dove si mettono i piedi. Folle chi ancora inciampa nelle pietre e negli uomini!
Un po’ di veleno qui, un po’ di veleno là; ciò dona dei sogni gradevoli. E molto veleno infine per morire piacevolmente.
Si lavora ancora poiché il lavoro è uno svago. Ma si ha cura che lo svago non affatichi troppo.
Non si diventa più né poveri né ricchi, sono delle cose troppo penose.
Chi vuole ancora regnare? Chi ancora ubbidire? Entrambe queste cose sono troppo penose.
Nessun pastore e un solo gregge! Tutti vogliono la stessa cosa, tutti sono uguali: chi sente altrimenti va da sé al manicomio.
“Una volta erano tutti pazzi” dicono i più astuti, e strizzano l’occhio.
Ora la gente ha gli occhi aperti, e sa bene tutto ciò che accade: se non ne ha di motivi da ridere! Ci si bisticcia ancora, ma subito ci si riconcilia, altrimenti ci si rovina lo stomaco.
Ci sono piccoli piaceri per il giorno e piccoli piaceri per la notte: ma sempre badando alla salute.
“Noi abbiamo inventato la felicità” - dicono gli ultimi uomini, e strizzano l’occhio.
Friedrich Nietzsche (Così parlò Zarathustra, 1883-85)