
“recuperare il senso di appartenenza al luogo”.
«Affinché L’Aquila risorga più bella di prima», risulta di una gravità inaudita.
«Meier non si discute, il suo nome è sinonimo di garanzia!»
«[...] la distruzione di un monumento d’arte ha sempre superato nella memoria anche lo stesso dolore per la perdita delle vite umane, per il fatto che la natura séguita a provvedere al rinnovamento degli uomini, la cui vita è limitata nel tempo, mentre nessuna forza naturale potrà mai produrre l’opera d’arte perduta anche se questa era nata per l’eternità».Queste condizioni post-belliche dovettero, gioco forza, spostare l’attenzione degli addetti alle ricostruzioni dall’idea del singolo edificio a quella della ricostruzione dell’ambiente e, dunque, a superare falsi problemi come quelli del Falso Storico nel momento in cui era inimmaginabile l’idea di mantenere a rudere gli edifici bombardati: la perdita artistica superava l’importanza della perdita storica, ... anche se ci fu chi ebbe da ridire, in nome della teoria del Falso Storico, sulla ricostruzione di edifici quali il Ponte di S. Trinità a Firenze o i Palazzi Bianco e Serra-Campanella a Genova per esempio.
«[...] Bisogna soltanto che ogni nostro pensiero sia posto su un piano di ordine morale quanto più alto e perfetto possibile, perché le opere che da esso discenderanno sul piano d’ordine pratico siano espressione di un ideale superiore non contaminato da interessi volgari ed egoistici. Nei centri originari delle nostre città, edifici comuni ed edifici artistici coesistono, variamente collegati tra loro, a costituire quel cosiddetto ambiente che ne forma la caratteristica fisionomia».
«[...] È necessario che il fattore economico, finora dominatore assoluto di ogni decisione urbanistica, venga riportato al suo giusto posto di subordinazione e che l’interesse privato cessi di avere valore risolutivo. La città è dominio pubblico anche se composta di proprietà private, essa è l’ambiente in cui vivono, lavorano, producono tutti i cittadini, e le sue strade, le sue piazze, i suoi giardini ed anche le facciate delle case che limitano strade e piazze costituendone la fisionomia, appartengono alla vita comune. Questo concetto fondamentale è necessario tener presente nel preordinare la fase ricostruttiva delle nostre città ferite».
«[...] Se in taluni casi l’inedificabilità di un’area deve imporsi per le ragioni sovraesposte (nuove visuali che si sono dimostrate riuscite ed accettate, motivi igienici ecc. n.d.a.) in altri casi i vuoti debbono tornare a ricolmarsi per non turbare l’armonia di certi allineamenti, per non squilibrare le proporzioni di certi ambienti chiusi e precostituiti, per non alterare la fisionomia di un complesso tradizionalmente formato».
«[...] Bisognerà in sostanza rendersi conto volta per volta se effettivamente un ambiente esiste e che valore artistico esso abbia. Perché se questo valore, tutto fatto di sensibilità particolari, non dovesse esistere o fosse comunque artisticamente minimo, si potrebbe considerare il nuovo edificio da erigersi come l’inizio di un totale rinnovamento della zona e quindi dello stesso ambiente che, invece di imporre il proprio carattere al nuovo edificio, riceverebbe da questo la spinta e il nuovo tono del suo rinnovamento [...] Là dove invece l’ambiente potrà imporsi, esso dovrà venire salvaguardato. La ricostruzione dell’edificio dovrà essere eseguita in funzione dell’ambiente in cui esso è destinato a vivere. Si tratterà insomma non tanto di ricostruire dov’era e com’era il singolo edificio distrutto, quanto di ricostruire l’ambiente».
«sono tre le leggi fondamentali su cui si fonda per intero il metodo che stiamo indagando: il numero, quanto noi chiameremo delimitazione (finitio) e la collocazione (collocatio). Ma vi è inoltre una qualità risultante dalla connessione, dalla unione di tutti questi elementi. In essa risplende mirabilmente tutta la forma della bellezza: noi la chiameremo concinnitas e diremo che è veramente nutrita di grazia e di splendore. È compito della concinnitas l’ordinare secondo leggi precise le parti che altrimenti per propria natura sarebbero ben distinte tra loro, di modo che il loro aspetto presenti una reciproca concordanza. La concinnitas va intesa come legge di armonia razionale dell’organismo architettonico, ma anche come principio di armonia sociale, come rispecchiamento dell’armonia cosmica».Lo ‘scienziato’ Leon Battista Alberti ci rivela l’intimo pensiero e le idee dei mirabili artigiani, come erano allora chiamati uomini come Brunelleschi, Ghiberti, Masaccio, Donatello e tanti altri fino a Michelangelo e Leonardo, che tendevano appunto ad unire le conoscenze scientifiche con quelle che erano le loro personali attività pratiche.