Questo numero


Ancora una nuova rubrica, si chiama La rima e proporrà poesie vecchie e nuove. La rubrica inizia con quella, poco conosciuta, di Marino Moretti che il Bollettino della SS. Annunziata di Firenze propone nell’ultimo numero, in occasione del 400° della nascita del Sassoferrato (sul quale avete anche la scheda di Gabriella Rouf).


Nel N° 433 abbiamo presentato, insieme alle lucide considerazioni di Dalmazio Masini sullo stato della poesia italiana, un saggio di Nicola Casanova dal titolo La poesia per Carl Schmitt: rima e ordine dal quale riprendiamo questa felice espressione del grande studioso tedesco:
«Come sono belle e piacevoli le rime felici e ben riuscite. Con Geschrei (urlo) fa sorprendentemente rima Schalmei (piffero); con Reim (rima), con mia grande soddisfazione, Heim (dimora). La rima è il grande criterio. L’esistenzialismo ateo uccide la rima. Anche tragicità e rima sono incompatibili. Fintanto che si realizza anche una sola rima, non c’è ancora il caos e il nichilismo non ha ancora trionfato. Appena una rima autentica risuona, l’anima il caos d’un tratto abbandona... La rima non si lascia isolare; in essa tutto è incontro, eco e controeco delle parole, tutto è massima libertà e massimo ordine».

La rima — La Madonna del Sassoferrato (di Marino Moretti)


 
In mezzo a vecchie carte un bel «santino»
oggi ritrovo: il volto addolorato
d’una madonna del Sassoferrato
Dietro il foglietto che ha un odor di cera
si legge:
   per ricordo di Vincenza
   e di Ginevra Piàttoli. Indulgenza
   di 100 giorni.

E il titolo:
 
      PREGHIERA
 
O Vincenza, o Ginevra, o mie padrone
di casa (finalmente vi ritrovo
nella memoria), fate ch’io di nuovo
sia da voi, nel vostro eremo, a pensione.
 
Fate ch’io viva nella stanza in cui
mi facean compagnia tanti ritratti
e ch’io carezzi il pelo ai vostri gatti
e ch’io ritrovi un po’ quello che fui.
 
Dal giorno che mi deste per saluto
questa Madonna del Sassoferrato
oh, se sapeste come sono mutato
come mi sono perduto!
 
Dal giorno triste della mia partenza
dal giorno in cui ridendo io vi lasciai
non seppi acquistar mai
un giorno di indulgenza.
 
Dolce la stanza invasa
dalle prime ombre, e a me lenta venìa
il metro della vostra salmodia
da un’altra stanza buia della casa.
 


Sassoferrato Vergine orante detta Madre dolorosa (Pinacoteca di Pesaro)


O suor Vincenza, io vi rivedo china
al domestico altare in miniatura:
per pregare, la bocca, ha una più dura
piega nel vostro volto di beghina.
 
O suor Ginevra, attenta alla domanda
del pensionante vi rivedo ancora
mentre passa un pensiero che v’accora
sul vostro volto di vecchia educanda.
 
Nulla mutaron nella vostra vita
gli anni che sguscian facili nell’ombra
quando una tenda basta alla penombra
e la discesa è quasi una salita
 
ma colui che ama solo il suo passato
vi pensa e piange con dolente metro
e legge... legge il vostro nome dietro
l’imaginetta, il «santino» slavato
ch’è la Madonna del Sassoferrato.
 
Marino Moretti
 


Giovan Battista Salvi, detto il Sassoferrato dal luogo della sua nascita nel 1609, (morì a Roma nel 1685) non ha avuto grande fama in vita, forse per la sua indole modesta e l’appartata ricerca della perfezione che lo portava anche a fare copie dei grandi maestri «migliorandoli».
È stato rivalutato dalla critica in tempi recenti, per l’alta qualità tecnica delle sue opere e la profonda sensibilità ritrattistica, ma soprattutto per l’inconfondibile atmosfera spirituale della sua pittura a soggetto religioso.
Il Sassoferrato è stato chiamato «il pittore delle Madonne», immagine a cui dedicò centinaia di tele, per lo più di piccolo formato e destinate alla devozione privata.
Questa produzione ha avuto nel tempo una grandissima diffusione a livello popolare, in copie, stampe e santini, venendo altresì considerata ripetitiva, oleografica e caratteristica di un culto mariano ingenuo e sentimentale.
La rivalutazione critica della pittura del ‘600 e della controriforma ha dato spazio ad una riscoperta del Sassoferrato che, nell’ambito dell’arte barocca, si presenta come un’oasi di semplicità ed intimo fervore, sostenuto da una tecnica raffinatissima. (G.R.)
 


Sassoferrato Vergine in preghiera (The National Gallery – Londra)

 



Dedichiamo questo numero e le sue immagini a Caterina, la figlia ventiquattrenne di Antonio Socci, da quasi due settimane ricoverata in coma dopo un arresto cardiaco.