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Il Covile non intende essere sede di cronache e critica d’arte. Purtroppo la proliferazione del brutto e dell’insensato offre materiale sovrabbondante e ampiamente mediatizzato, sotto gli occhi di tutti. Ci compete perciò la puntualizzazione testarda della nostra indipendenza intellettuale e di gusto, nella convinzione di dar voce a un senso comune diffuso e maggioritario: sono ormai caduti gli equivoci coi quali si mortificava o tacitava chi «non comprendeva» la cosiddetta arte contemporanea, ed ormai è con tutta evidenza intorno ad essa che si aggrega il più ottuso conformismo. Come d’uso nella critica internazionale, designeremo con AC il sistema mondiale dell’Arte Contemporanea, fenomeno ideologico ed economico a se stante (anche se egemone) rispetto alle problematiche dell’arte del nostro tempo (*). A questo proposito, il testo di Aude De Kerros dà un brillante, sintetico excursus sulle origini, le vicende e le prospettive del sistema dell’AC, rivolgendosi al mondo dell’arte con un appassionato appello per volgere al positivo la situazione di crisi. Si tratta di una comunicazione del 2009 all’Accademia delle Belle Arti di Parigi, incentrata sullo specifico della situazione francese (per questo l’abbiamo in parte riassunta), che descrive fra l’altro con lucida spietatezza il paradossale sistema degli «ispettori della creazione», degni di un romanzo di Philip K. Dick (una variante dell’Oscuro scrutare?). Che per fortuna in Italia non ci si trovi con l’ufficialità di «arte di stato», non ci deve far trascurare la situazione di fatto che privilegia comunque l’AC, e che, stante la crisi internazionale di essa, ci fa correre il rischio di subirne la disperata aggressività e avidità di denaro, spazi e committenze. Ad essa fa riferimento la riflessione di Gabriella Rouf circa l’inaugurazione del costosissimo MAXXI di Roma. A chi ritenesse che queste opinioni siano, oltre che felicemente controcorrente, soggettive e polemiche, proponiamo quanto scritto da uno studioso francese che — coraggiosamente — ha pubblicato recentemente un manuale di storia dell’arte, assumendosi pertanto la responsabilità e l’autodisciplina della sintesi e del documentabile. Si tratta del brano conclusivo dell’ultimo capitolo dell’Histoire de l’art di Jacques Thuillier ed Flammarion 2009; il linguaggio è semplice, scolastico, equanime: forse per questo ci fa più impressione e spavento. Le immagini, per la ricerca di antidoti per lo meno visivi, sono di artisti dell’800. (Red.) (segue)
 

(*) L’acronimo AC è stato diffuso da Christine Sourgins per sottolineare la natura peculiare, ideologica ed economica del sistema dell’«arte contemporanea». La Sourgins è autrice del libro Les Mirages de l’Art Contemporain, preciso ed implacabile nello smascherare «i miraggi» con cui l’AC inganna e minaccia sia quelli che la prendono in giro che quelli ne sono entusiasti. Altro testo in cui la descrizione accurata del fenomeno porta, con la logica dell’evidenza dei fatti, alle stesse conclusioni è Granet/Lamour Grands e petits secrets du monde de l’Art. In Italia si è occupato dell’argomento il sociologo Alessandro Dal Lago in Mercanti d’aura. Logiche dell’arte contemporanea. Fondamentale e di riferimento per la straordinaria ricchezza teorica e letteraria è Paris-New York et retour di Marc Fumaroli, su cui ci ha riferito Almanacco Romano nel n° 554 e su cui siamo tornati (è un testo inesauribile) nel n° 565.