Ragguaglio sui criteri realizzativi di questo sito
- Storia
- Nato nell’ottobre 2001 per conservare i numeri di una newsletter personale, questo sito ha visto raccogliersi nel tempo
una piccola schiera di amici e collaboratori dal comune sentire, nel 2005 ha assunto il nome attuale;
dal settembre 2009 la pubblicazione è una rivista con una propria redazione. Per i frettolosi visitatori è disponibile una pagina di benedizioni,
delle quali abbiamo sempre bisogno, e come apparati per la consultazione l'indice dei temi trattati.
- Tecnologia
- Si cerca di seguire le raccomandazioni del World Wide Web Consortium (W3C), in particolare per quanto riguarda velocità, accessibilità, compatibilità.
A questo proposito al termine di ogni pagina è presente un collegamento al servizio di validazione di W3C: chi trovasse pagine non valide ci farà cosa grata .
- Estetica
- La scelta di decorare le pagine e di usare caratteri con grazie (font serif) è conseguenza
di una linea di pensiero per la quale rimandiamo
Si coglie anche l’occasione per rendere omaggio all’opera di William Morris. Suoi disegni per tessuti, carte da parati e frontespizi tassellano i margini delle pagine; anche caratteri e segni tipografici (dings), creati da Morris per la Kelmscott Press, oggi ripresi con perizia in versione digitale dalla P22 Type Foundry,
sono stati ampiamente utilizzati, ad esempio per il titolo della Pagina iniziale.
- Testi
- Nonostante l’attenzione posta alla correttezza formale e sostanziale di ogni testo raccolto,
errori saranno comunque presenti: siete pregati di segnalare anche questi .
- Spirito
«Wehrlos, doch in nichts vernichtet»
(Inerme ma in niente annientato) l'epimeteico Konrad Weiss ci insegna il giusto spirito.
- Nome
- Nel giugno 2005 il sito, prima definito semplicemente Pagine personali, ha acquisito l’attuale titolo Il Covile; l’idea nasce da questo commento alla frase di Gómez Dávila presente nella pagina iniziale dall’inizio:
«E tali “rifugi contro l’inclemenza del tempo” paiono essere verosimilmente quei “covili d’uomini” ricavati dalle selve e contrapposti da Giambattista Vico alle “selve delle città”, alle città divenute selvagge, sì che appunto gli uomini che tali “covili” abitano vengono qualificati come selvaggi, come “omini salvatici”, “uomini dei boschi” — insieme abitanti della selva e “coloro che si salvano” —, dagli abitanti delle città inselvatichite”» Giovanni Cantoni, Cristianità n° 298 (2000)