"Il videogioco è la più grande rivoluzione epistemologica di questo secolo. Ti dà una scioltezza, una densità, una percezione delle situazioni e delle operazioni che puoi fare al loro interno che permette di esaltare dimensioni dell'intelligenza e dello stare al mondo finora sacrificate dalla cultura astratta". A differenza di come potrebbe pensare il lettore frettoloso, non si tratta di intossicazione di ecstasy da discoteca. È vero che la pedagogia è da sempre il ventre molle delle scienze umane e della filosofia, la zona borderline per improvvisatori e chiacchieroni, l'organismo più aggredibile dalle mode contingenti. È vero che le stolide manie organizzativistiche di molti pedagogisti borderline hanno già prodotto l'inutile diluvio cartaceo che ha già distrutto la scuola media unica italiana, in nome del principio magico-animistico per cui tutto ciò che è registrato su carta deve necessariamente produrre effetti culturali (laddove ovviamente così non è). Ma nella demenziale affermazione di Maragliano ci sta (senza che ovviamente il disgraziato possa minimamente sospettarlo) una profonda aderenza allo spirito del tempo della postmodernità, lo Zeitgeist ultracapitalistico e post-borghese attuale. Quella che per il luddista Maragliano era la "cultura astratta" era in realtà la cultura critica, quella che impone l'attesa e la riflessione, che è effettivamente incompatibile con la velocità di decisione immediata richiesta da una cultura operazionale pura e non più critica. Così come il telecomando, anche il videogioco è un modello di pura velocità che salta l'ormai obsoleta lentezza critica e riflessiva. Il demenziale Maragliano deve velocizzare la lentezza della cultura astratta in nome della prontezza delle battute da talk show e degli spunti brillanti di esami che in un'ora toccano l'intero scibile umano.
"... fra tutte le mie esperienze scolastiche, la traduzione dal latino è stata l'attività più vicina alla ricerca scientifica, cioè alla comprensione di ciò che è sconosciuto"(cfr. La Repubblica, 27 novembre 1993). Le citazioni potrebbero essere moltiplicate, ma non è il caso di farlo, perché girano tutte intorno ad uno stesso punto. Ed il punto è questo: non c'è alcuna gerarchia di valore fra latino e matematica, fra greco e fisica, fra filosofia e biologia, fra storia e chimica; non ha alcun senso confondere il carattere critico dell'apprendimento liceale e quello specialistico dell'apprendimento universitario; ha invece senso ribadire la peculiare natura della licealità, che è figlia della paideia greca, della raison illuministica e della Bildung romantica, e che è in effetti incompatibile con la velocità e la flessibilità operazionale esaltate dal distruttore Maragliano, e che sono rivolte a distruggere la natura educativa sia del greco che della fisica, come ad esempio sia Lucio Russo sia Fabrizio Polacco capiscono perfettamente.