Il Covile | Indice Newsletter (2001-2009)

Il Covile - N.o 4 (13.9.2001) Dante Liano ovvero Dell'invidia

L'acuto Enrico Salvatori, versiliano, mi ha segnalato questa "durissima" recensione di DÓvila, comparsa su Diario. L'autore Ŕ uno scrittore guatemalteco, nonchÚ professore all'universitÓ di Milano, che evidentemente, come si capisce dall'articolo, deve aver passato la sua vita massacrandosi la schiena nelle campagne o prendendo la silicosi in qualche miniera. Tutto ci˛, se giustifica il suo odio profondo per Gomez DÓvila, non gli darebbe il diritto di scrivere idiozie come questa:
"Non c'Ŕ da meravigliarsi, a questo punto, alla scoperta che il nostro autore ha scritto un bel libro dal coraggioso titolo: Il reazionario autentico."

Il "libro" lo avete avuto con lo scorso numero, cosý tutti voi quattordici potrete, oltre ad averlo letto, constatare che non Ŕ un libro.
 

Mamma mia, che aneddoto -Pensieri di un reazionario dedito all'ozio (di Dante Liano)


 
IN MARGINE A UN TESTO IMPLICITO di Nicolßs Gˇmez Dßvila, a cura di Franco Volpi Adelphi, pp. 192, 20.000 lire
 
Il signor Nicolßs Gˇmez Dßvila ebbe la sfortuna di nascere ricco, anzi ricchissimo figlio di un possidente terriero in Colombia, di vivere delle rendite di quelle terre e di aver accumulato una immensa cultura che si rifletteva nella ammirevole biblioteca di 30 mila volumi che ornavano la sua casa di Santa Fe di BogotÓ.
Questo fece sý che il signor Nicolßs Gˇmez Dßvila avesse il triste destino di appartenere all'oligarchia colombiana e di vivere in un palazzo stile Tudor, dove ammazzava il tedio (anzi, come direbbe il suo Ovidio, "l'otium") leggendo qualcuno di quei suoi numerosissimi libri in lingua originale.
Peggio ancora, vista la triste situazione, papÓ lo port˛ insieme a tutta la famiglia a Parigi, dove il signor Nicolßs Gˇmez Dßvila, allora il giovane "Colacho" (eufonico nomignolo che soltanto gli amici pi¨ intimi potevano permettersi), entr˛ in un collegio retto dai padri benedettini per togliersi le scorie della rozzezza sudamericana e acquisire l'agognata formazione europea che gli permise la padronanza di lingue vive o morte (greco, latino, francese, inglese, tedesco e ahimŔ anche lo spagnolo natio). Finiti gli studi europei, dovette tornare in patria, dove si spos˛, ebbe tre figli e non fece altro in vita sua, fedele a una profonda massima, ovviamente da lui stesso coniata: "La vita Ŕ un aneddoto che nasconde la nostra vera personalitÓ".
Il problema si pone quando non c'Ŕ nemmeno l'aneddoto. Essendo l'America Latina terra popolata di meticci che si credono europei in esilio, il signor Nicolßs Gˇmez Dßvila non fece eccezione, e visse in Colombia esalando un profondo disprezzo per la terra che gli diede i natali, e per i suoi compatrioti, in modo particolare per gli scrittori. Il signor Nicolßs Gˇmez Dßvila si vantava di non aver letto i suoi connazionali, tranne l'amico ┴lvaro Mutis e Hernando TÚllez. Nel suo delizioso snobismo, non leggeva neanche la letteratura ispanoamericana, con le eccezioni del caso: Borges e Octavio Paz. Del suo compaesano Gabriel GarcÝa Mßrquez non possedeva nemmeno un libro. Temo, va detto, che, nell'invidia tipica provata dal borghese davanti all'aristocrazia, fosse ampiamente ricambiato. Il signor Nicolßs Gˇmez Dßvila era, per farla breve, uno spirito eletto e, nella sua magnifica generositÓ, volle condividere con i comuni mortali alcuni dei suoi pensieri, che raccolse in aforismi e pubblic˛ elitisticamente prima a sue spese e poi in case editrici di sicura fama, come la Editorial Voluntad, la Revista del Colegio Mayor de Nuestra Se˝ora del Rosario, e a volte a spese dei contribuenti, come i due volumi dei Nuevos escolios a un texto implÝcito, stampate dalla Presidenza della Repubblica.
Sotto la magna protezione di Sancho Panza, di cui cita in epigrafe una chiaroveggente affermazione: "Non Ŕ meraviglia che le mie sentenze siano prese per sciocchezze", e sotto la protezione di Diogene Laerzio (citato in greco), di Shakespeare (citato in inglese) di ValÚry (citato in francese), di Nietzsche (in tedesco), e di Petrarca (in italiano), il signor Nicolßs Gˇmez Dßvila ci regala una bella quantitÓ di aforismi, che, come sappiamo, sono saggezza in pillole. Sono la punta di diamante di un sistema virtuale di pensiero che il lettore deve ricostruire pazientemente, sempre, ovviamente, che la sua cultura glielo permetta. Per esempio, quanta veritÓ Ŕ concentrata in queste poche righe: "L'essere trasuda da tutti i pori del mondo"! Si veda l'eleganza della metafora, che equipara l'essenza profonda dell'uomo all'umile ascella, che apre i suoi pelosi pori per lasciar scorrere il liquido divino. Oppure, lo spirito aristocratico che non lo fa esitare a proclamare con elegante energia: "Questo secolo di pedagogia proletaria predica la dignitÓ del lavoro, come uno schiavo che calunnia l'ozio intelligente e voluttuoso". Potremmo dedicare questo aforisma ai lavoratori dei possedimenti del signor Nicolßs Gˇmez Dßvila, con sottilissima ironia.
Non c'Ŕ da meravigliarsi, a questo punto, alla scoperta che il nostro autore ha scritto un bel libro dal coraggioso titolo: Il reazionario autentico.
Qualche animo invidioso potrebbe dire che non c'Ŕ merito nel dichiararsi reazionario in una regione del mondo dove ci sono stati campioni della stazza di un Pinochet o un Videla, di un Fujimori o di un Rojas Pinilla. Ma questo significa non capire che i veri reazionari non sono i rozzi dittatori sanguinari, ma gli spiriti raffinati che li supportano, ispirano e giustificano. Come il signor Nicolßs Gˇmez Dßvila che scrive in un raptus di autentico e sincero pathos antidemocratico: "Spasmi di vanitÓ ferita e di brama repressa, le teorie democratiche inventano i mali che denunciano per giustificare il bene che proclamano".
 
ędiario della settimana
Via Melzo, 9 - 20129 Milano - Tel. 02 27711800 - Fax 02 2046261
Internet: http://www.diario.it - Email:
redazione@diario.it
 

Fabrizio Gualco
Nicolßs Gˇmes Dßvila IN MARGINE A UN TESTO IMPLICITO


www.ragionpolitica.it

Perplesso ma non scettico, credente ma non fideista, colto ma non saccente nÚ men che mai pedante, Nicolßs Gˇmez Dßvila (1913-1994) Ŕ un pensatore e scrittore colombiano. "In margine a un testo implicito" (Adelphi, Milano 2001) accoglie parte dei suoi aforismi pubblicati in pi¨ volumi a BogotÓ fra il 1977 e il 1992.
Le riflessioni di DÓvila toccano temi religiosi, filosofici, politici e si concretizzano non in forma di trattato sistematico (come ad esempio succede in Spinoza) ma in aforismi brevi ed ellittici, nitidi ed essenziali, nei quali emerge il primato dell'intuizione sull'intellettualismo.
 
Il testo implicito a cui il titolo si riferisce Ŕ il testo interiore, quello che ognuno porta dentro di sÚ. Quello di cui questi aforismi sono un commento. Il testo implicito Ŕ il testo non scritto da cui in ultima analisi dipende tutto ci˛ che si scrive; la parola non detta da cui prende vita ci˛ che si dice - anche quando ci˛ che si dice non viene detto a parole.
Infatti gli aforismi di Dßvila appartengono non ad un bisogno di riduzione spirituale, ma al contrario a quello della prospettiva infinita. Egli aderisce in pieno alla dottrina cattolica: e sa che l'enigma dell'uomo si disvela nel mistero di Dio e non nell'assolutismo della razionalitÓ. Per questo, spiritualmente e culturalmente, Ŕ tanto vicino allo spirito dei "Pensieri" di Pascal quanto lontano dalla soddisfazione razionalistica di Hegel.
Concordo con Franco Volpi, curatore del volume, laddove scrive che "Gˇmez Dßvila Ŕ senz'altro uno dei pi¨ originali solitari del Novecento, che ha interpretato il ruolo del filosofo-scrittore nel mondo moderno in uno stile impareggiabile, coltivando al tempo stesso l'ereditÓ greca e lo spirito di Chartres. Come tale egli non si sentiva nÚ voce della sua epoca, nÚ il proprio tempo colto in pensieri".
Come Montaigne, sceglie di affidare il suo tempo agli studi, alla riflessione e alla scrittura. La biblioteca di casa - il cui catalogo supera i trentamila volumi - Ŕ il suo luogo prediletto, lo spazio in cui trascorre gran parte del giorno e della notte. Pur non disdegnando la vita di societÓ, Gˇmez Dßvila appartiene alla genýa dei solitari, alla compagnia di coloro che in un modo o nell'altro scelgono la solitudine come loro condizione privilegiata.
La solitudine di Gˇmez Dßvila perci˛ non va confusa con l'isolamento. L'isolato Ŕ solo, sempre e comunque: Ŕ nel deserto anche quando annega in bagno di folla. Il solitario non Ŕ mai solo: mai, anche quando lo Ŕ fisicamente.
Nella solitudine si vive, nell'isolamento si sopravvive. L'isolamento Ŕ una condizione esistenziale che la persona subisce, la solitudine pu˛ essere - e nel caso di Dßvila, Ŕ - una condizione dell'anima in cui si esercita al meglio l'intelligenza e la libertÓ, attraverso il pensiero che si traduce in parola. La solitudine Ŕ un modo di essere che dÓ modo di fare. E di fare bene ci˛ che si fa.
Lo stile Ŕ personale, e la cultura su cui Dßvila si Ŕ formato, di stampo cristiano-umanistico, gli permette una sostanziale autonomia di pensiero rispetto a determinati indirizzi ideologici. Sembra che per Dßvila, in ultima analisi, l'unica "scuola" a cui vale la pena appartenere sia quella della veritÓ, intesa come percorso inesauribile attraverso cui la pluralitÓ del cammino umano converge verso una meta escatologica - anche quando alcuni sentieri appaiono interrotti: "le veritÓ non stanno entro la circonferenza di un cerchio il cui centro Ŕ l'uomo. Le veritÓ si stagliano in luoghi impervi: l'uomo si aggira seguendo i meandri di un sentiero sinuoso che le rivela, le occulta, e alla fine le mostra o le nasconde".
Intrisi di fede e ragione, di certezza e perplessitÓ, realismo e speranza, estro e metodo, gli aforismi contenuti in questo volume lo dimostrano in modo eloquente. A tal riguardo voglio porne alcuni all'attenzione del lettore.
"Limitando il nostro uditorio limitiamo i nostri passi falsi. La solitudine Ŕ l'unico arbitro incorruttibile".
"La religione non Ŕ nata dall'esigenza di assicurare solidarietÓ sociale, come le cattedrali non sono state edificate per incentivare il turismo".
"La pi¨ grande astuzie del male Ŕ travestirsi da dio domestico e discreto, familiare e rassicurante".
"Ogni veritÓ Ŕ un rischio che ci pare valga la pena di correre".
 
"La saggezza consiste semplicemente nel non insegnare a Dio come si debbano fare le cose".
"Il cattolico autentico non sta al di qua ma al di lÓ della bestemmia".
"Quando si Ŕ giovani si teme di passare per stupidi; nell'etÓ matura si teme di esserlo".
"Nulla Ŕ pi¨ pericoloso che risolvere problemi transitori con soluzioni permanenti".
"La morte di Dio Ŕ una falsa notizia messa in giro dal diavolo che mente sapendo di mentire".
"Non c'Ŕ retorica che prolunghi l'amore tra le anime oltre l'istante in cui la carne si placa".
"La libertÓ non Ŕ la meta della storia, ma la materia con cui essa lavora".
"Le categorie sociologiche autorizzano a circolare nella societÓ senza curarsi dell'individualitÓ insostituibile di ciascun uomo. La sociologia Ŕ l'ideologia della nostra indifferenza verso il prossimo".
"La libertÓ non Ŕ indispensabile perchÚ l'uomo sappia cosa vuole e chi Ŕ, ma perchÚ sappia chi Ŕ e che cosa vuole".
 
Fabrizio Gualco
gualco@ragionpolitica.it
 

Filippo Salatino
Glosse e aforismi di Nicolßs Gˇmez Dßvila
La cultura vera non Ŕ politicamente corretta


www.corrieredelsud.it/letterario/articolo2.htm
 
"Il reazionario non Ŕ il sognatore nostalgico di passati conclusi, ma il cacciatore di ombre sacre sulle colline eterne. Ogni fine diverso da Dio ci disonora. Quel che non Ŕ religioso non Ŕ interessante".
Chi oggi ha il coraggio di pronunciare e scrivere frasi del genere? Di tirarsi addosso gli strali dei tanti "tribunali del popolo" animati dagli epigoni "occidentali" di Andreij Zdanov (il "cekista del pensiero", custode dell'ideologia nell'Urss del 1930-'40), che pretendono di giudicare ed autorizzare ci˛ che Ŕ "corretto" appunto, dire, scrivere, persino pensare? Nicolßs Gˇmez Dßvila; un nome che non dirÓ nulla allla stragrande maggioranza dei lettori dato che solo da pochissimi anni viene proposto all'attenzione del pubblico. Nell'area geografica e culturale iberoamericana, il colombiano Nicolßs Gˇmez Dßvila, esponente a pi¨ titoli "monastico" della cultura cattolica, Ŕ senza dubbio uno dei pi¨ originali e, al tempo stesso "classico", dei pensatori. Nasce il 18 maggio 1913 a Cajicß, nel dipartimento di Cundinamarca, di cui Ŕ capoluogo la capitale Santa Fe de Bogotß, da una famiglia di coommercianti e proprietari terrieri e chiude la propria esistenza terrena il 17 maggio 1994 nella sua "fortezza-biblioteca" (oltre 40 mila volumi), in un quartiere tipico della cittÓ sull'altopiano. Finalmente Ŕ disponibile da marzo l'impegnativa traduzione italiana a Lucio Sessa il plauso di aver reso bene il senso del pensiero di Gˇmez - nella "Piccola Biblioteca", n░ 459, di Adelphi, di "In margine a un testo implicito" (Milano, 192 pagine, L. 20.000, 10,33 euro) circa un migliaio di "escolios", cioŔ glosse, aforismi, commenti lampo, che rimandano ad un fantasmatico "testo maggiore" su cui Ŕ il caso di ritornare.
Curato in maniera egregia da uno dei suoi due "scopritori" italiani, Franco Volpi, "In margine a un testo implicito" raccoglie solo una minima parte degli escolios, usciti in pi¨ volumi in Colombia fra il 1977 e il 1992. PerchÚ Ŕ dunque importante ed interessante l'opera di questo all'apparenza eccentrico, "gentiluomo vecchio stampo", vissuto come un "certosino" in cittÓ e che scaglia i suoi apodittici giudizi contro, e su, tutto e tutti? Accennavamo prima al prof. Volpi come uno dei soli due "esploratori" italiani" del vasto e misconosciuto, ma fertile "territorio", costituito dalle idee e dall'enciclopedica cultura del solitario signore ispanofono; infatti oltre ai contributi di taglio scientifico non privo di ammirazione, nella nostra lingua del Volpi stesso (nella rivista "surplus" n░ 4, anno I░ del 1999 e nel Dizionario delle opere filosofiche , Bruno Mondadori, Milano, 2000), vanno citati quelli di Giovanni Cantoni, molto pi¨ affine a Gˇmez Dßvila per fede e impostazione ideale, che giÓ ne presentava una scintillante antologia di anticonformistiche riflessioni, "Il vero reazionario" (Traduzione redazionale da El reaccionario autÚntico. Un ensayo inÚdito, in Revista Universidad de Antioquia, n. 240, MedellÝn aprile-giugno 1995, pp. 16-19) nella rivista che dirige CristianitÓ, anno XXVIII, n░ 287-288, marzo-aprile 1999; poi nel maggio 1999 ne scriveva sul Secolo d'Italia; a febbraio 2000 in Percorsi di politica, cultura, economia, anno IV, n. 26, Roma, pp. 45-48 con un'Antologia daviliana e una Bibliografia sommaria e nel marzo-aprile 2000 ancora su CristianitÓ, n░ 298, anno XVIII, pagine 7-16, con l'approfondita analisi "Un contro-rivoluzionario cattolico iberoamericano nell'etÓ della Rivoluzione culturale: il "vero reazionario" postmoderno".
Questo il senso pi¨ vero e profondo di cos'Ŕ e cosa rappresenta - e perchÚ Ŕ importante ed intrigante il "certosino" che trascorreva il tempo in "tertulias" (chiacchiere) coi pochi amici ed in letture delle opere fondamentali e non, del sapere tradizionale greco, latino, cristiano, medievale, contemporaneo.
Un modello di organizzazione e presentazione della cultura adatto alla condizione postmoderna, quindi rapida, "in frammenti"; pillole di saggezza millenaria ed ironia, pronti per esser compresi anche dalle generazioni cresciute con radio, tv, computer.
Con un solido ed esplicitato al massimo grado radicamento cattolico che lo porta a definirsi "reazionario" vero.
Nelle recensioni uscite sinora al testo dell'Adelphi, Emanuele Severino sul Corriere della Sera ha colto quest'aspetto cruciale quando afferma "Non mi sembra che vi siano dubbi: "In margine a un testo implicito" Ŕ la sua visione cattolica del mondo" (domenica 8 maggio 2001 pagina 31 "Cultura"). E d'altronde bastano poche - purtroppo lo spazio Ŕ tiranno - citazioni, per confermare pienamente la lettura cattolica e reazionaria "postmoderna" dell'erede della migliore tradizione iberica.
"Lo scrittore reazionario deve rassegnarsi a una celebritÓ discreta, dal momento che non si pu˛ ingraziare gl'imbecilli. Non appartengo a un mondo che perisce. Prolungo e trasmetto una veritÓ che non muore. Contro lo svuotamento moderno del mistero affermiamo la sua presenza inglobante. Esser reazionario significa voler estirpare dall'anima perfino le ramificazioni pi¨ remote della promessa del serpente.
Quel che non Ŕ religioso non Ŕ interessante. La Reazione comincia a Delfi. La Reazione Ŕ cominciata con il primo pentimento, la reazione esplicita comincia alla fine del secolo XVIII; ma la reazione implicita comincia con l'espulsione del diavolo, essere reazionario significa capire che l'uomo Ŕ un problema senza soluzione umana. VeritÓ Ŕ ci˛ che gli imbecilli rifiutano.
Il passato che il reazionario loda non Ŕ epoca storica ma norma concreta. Solo la sottomissione a Dio non Ŕ vile. L'unica precauzione sta nel pregare in tempo". E' questo il suo testo implicito.
 
Filippo Salatino
 

CONTRO LA MODERNIT└


Il Tempo-30 GIUGNO 2001
 
Dalla testa di Nietzsche Ŕ balzato fuori il cattolicesimo mistico di G˛mez DÓvila
In un libro scritto per aforismi il filosofo colombiano si oppone al razionalismo
 
Un libro, per chi creda nell'assistenza del Cattolicesimo, come pensiero, che fa sussultare di gioia. Tanto pi¨ che questo libro, scritto con aforismi, da un autore sudamericano di rare pubblicazioni, genera l'impressione di trovarsi di fronte a un Nietzsche cattolico: un uomo che ha di fronte alla modernitÓ il medesimo atteggiamento spirituale di Nietzsche, ma fondato in un Cattolicesimo di solida radice metafisica e mistica. La dottrina non Ŕ espressa come sistema di ragionamenti, ma come esperienza di pensieri. Il pensiero creativo Ŕ una ispirazione non una costruzione. Proprio in questa scrittura frammentaria sta la radicale antimodernitÓ di Nietzsche e di G˛mez DÓvila. Si tratta infine in ambedue i casi, del pensiero mistico opposto al razionalismo di cui Spinoza Ŕ il fondatore ed il modello. E nella mistica e tanto parte l'assenza di Dio come nel pensatore tedesco, quanto la fede profonda nella Chiesa cattolica del pensatore colombiano. Egli sa di trovarsi di fronte ad un mondo cattolico pervaso dal moderno e che quindi porta in sÚ la piaga della defezione da sÚ stesso. "Pensando di aprire le braccia al mondo moderno, la Chiesa ha finito con aprirgli le gambe", scrive con durezza. Ma per aggiungere: "Ci˛ che si pensa contro la Chiesa, se non lo si pensa dentro la Chiesa Ŕ privo di interesse".
╚ la posizione di un cattolico che crede alla metafisica ed alla mistica quando l'esegesi riduce Ges¨ ad un carpentiere di Nazareth e la teologia si accontenta di ci˛ che riesca a strappare dalla gola di Heidegger. Infine Ŕ pur vero che "la Chiesa contemporanea pratica di preferenza un cattolicesimo elettorale. Preferisce l'entusiasmo delle grandi masse alle convinzioni intellettuali". In G˛mez le affinitÓ nicciane abbondano e questo Ŕ dovuto alla natura mistica ed antirazionalistica di ambedue i pensieri: l'uomo Ŕ un "problema senza soluzione umana. Il cristianesimo non insegna che il problema ha soluzione, ma che l'invocazione trova risposta. Solo per Dio siamo insostituibili". E, rovesciando "La gaia scienza": "la morte di Dio Ŕ una opinione interessante, ma non tocca Dio".
Anche se sa che "nell'oceano della fede si pesca con una rete piena di dubbi"; G˛mez non Ŕ un fideista: "il cattolicesimo non risolve tutti i problemi, ma Ŕ l'unica dottrina che li propone tutti". La vita mistica Ŕ viva e presente, "ogni grido Ŕ un semplice rumore se il dolore non lo strappa ad una gola divina". G˛mez sa che la via della tentazione Ŕ la via del cattolico: l'anima deve aprirsi all'invasione di ci˛ che Ŕ estraneo perchÚ si mostri non come una fragile costruzione protetta dalla nostra timidezza, ma come la nostra rocca, il nostro granito incorruttibile".
Infine la veritÓ Ŕ il frutto di una illuminazione, non di un ragionamento: il ragionamento costruisce sull'illuminazione. Ci˛ mostra che lo spazio di origine della veritÓ sta oltre la ragione e che la ragione Ŕ fedele a sÚ stessa se sente in se la forza dell'ispirazione. Questa Ŕ la grande filosofia greca per G˛mez: "quando smetterÓ di essere la presenza della Grecia nell'anima cristiana, l'Occidente sarÓ morto", sono parole che colpiscono se si pensa che tutto il modernismo ed i progressismo cattolici sono una lotta contro l'anima platonica, l'anima che appassiona la "congoja" di Miguel de Unamuno, un autore che G˛mez ricorda.
Straordinaria questa rievocazione del tema delle idee divine operanti nella storia in questo aforisma: "La storia del pensiero non Ŕ evoluzione nÚ processo dialettico, ma l'apparire contingente dei frammenti di una struttura in cui ciascuna veritÓ trova la sua collocazione".
 
Metafisica e mistica si fondono in questa definizione di Dio, cosý lontano dal mito consolatorio e pauperista: "Dio non Ŕ inane compensazione della realtÓ perduta, ma l'orizzonte che cinge le cime di una realtÓ conquistata"; in qualche parte del pensiero i pensieri cattolici esistono ancora anche dopo la teologia postconciliare.