Il Covile | Indice Newsletter (2001-2009)

Il Covile - N.o 7 (26.9.2001) Giannozzo Pucci - Davide Dell'Aquila

QUESTO NUMERO


 
Questa sarà una lettera piuttosto pesante, ma è tutto per il vostro piacere.
Intanto gli allegati: il discorso al Senato di Bush e un interessantissimo intervento sul mondo islamico arrivatomi da Giannozzo Pucci e che faccio circolare. Giannozzo non è d'accordo con Bertoldi e mi ha scritto quello che vedete più sotto. Ultimo un mio commento.

 

la lettera di Giannozzo (in risposta alla mia N° 5)


 
Non mi sembra affatto condivisibile. Gli Stati Uniti hanno pregi e difetti ma il loro impianto è molto più legato all'illuminismo (individualismo, massificazione, sradicamento, crogiuolo di razze e culture in un'unica marmellata senza cultura, profitto come massimo valore, efficienza fine a se stessa, religione della comodità ecc.) non si possono considerare assolutamente l'espressione della fede cattolica, ma semmai di quella protestante che ha rifiutato di fecondare la chiesa e ha scelto "l'alternativa", la separatezza, il progresso come chiusura verso i valori della tradizione ecc. C'è molta più vicinanza fra l'ideologia illuminista liberal-liberista e le ideologie marxista e fascista che fra la borghesia americana e la tradizione cattolica.
Giannozzo

 

Eagle



Dalla terra d'Irlanda l’amico Davide Dell’Aquila (detto "Il martello dei compilatori") mi ha inviato una segnalazione che commento più sotto:
 
Stefano ti mando questo pezzo che ho trovato sul sito di dario fo e franca rame
 
Conoscevi questa storia?
 

HAI MAI SENTITO PARLARE DI CURITIBA?


 
No, neanche noi conoscevamo questa storia fino a una settimana fa
 
L'abbiamo scoperta leggendo "Capitalismo naturale" di Paul Hawken, Amory e Hunter Lovins. E' veramente incredibile che non se ne sappia niente perché Curitiba è una delle più grandi esperienze di cambiamento sociale che sia mai stata realizzata
 
Curitiba non è una piccola comunità alternativa. E' una città di quasi 2 milioni e mezzo di abitanti (http://www.curitiba.pr.gov.br). Si trova nel sud del Brasile. Non si tratta neanche di una storia nuova: va avanti da 30 anni. Nel 1971, in piena dittatura fascista, una serie di casualità portarono alla designazione di Jaime Lerner come sindaco della città. Lo avevano scelto perché era un inoffensivo esperto di architettura. Un trentatreenne che non si era mai impegnato politicamente e che sembrò l'ideale per mettere d'accordo le diverse fazioni al potere. Jaime Lerner ci mise un po' a organizzarsi poi nel 1972 decise di creare la prima isola pedonale del mondo. Lerner sapeva di avere contro buona parte della città. I commercianti erano terrorizzati dall'idea che i loro affari fossero danneggiati dal divieto di accesso al centro delle auto. E gli automobilisti odiavano l'idea di dover andare in centro a piedi. I maligni dicono che aveva paura che la sua iniziativa fosse bloccata un esposto in tribunale
 
Resta il fatto che i lavori iniziarono proprio un venerdì, un'ora dopo la chiusura del tribunale. Un'orda di operai invasero il centro della città e iniziarono a sistemare lampioni e fioriere, ripavimentare le strade e scavare aiuole piantandoci alberi. Lavorarono ininterrottamente per 48 ore. Quando il primo contingente crollò stremato fu sostituito da un secondo battaglione di operai e andarono avanti così. Il lunedì mattina quando il tribunale riaprì i lavori erano finiti. Crediamo che nella storia del mondo nessuna opera pubblica fu mai realizzata altrettanto velocemente
 
I cittadini di Curitiba se ne stavano a bocca aperta. Erano state piantate migliaia di piante fiorite. Una cosa mai vista. E la popolazione si mise a strappare tutti i fiori per portarseli a casa. Ma Lerner lo aveva previsto e già erano pronte squadre di giardinieri che sostituivano immediatamente le piante. Ci vollero un po' di giorni ma alla fine i cittadini smisero di rubare i fiori. I commercianti poi erano stupiti perché si accorsero che il centro cittadino trasformato in un salotto eccitava le vendite. E quando il sabato successivo un corteo di auto dell'Automobil-club tentò di invadere l'isola pedonale si trovò nell'impossibilità di farlo perché migliaia di bambini stavano dipingendo grandi strisce di carta che coprivano buona parte della pavimentazione. Da allora tutti i sabati i bambini della città si ritrovano nell'isola pedonale a coprire di disegni meravigliosi enormi rotoli di carta stesa per terra.
 
La seconda operazione di Lerner fu quella di creare un sistema di trasporti rivoluzionario con strade principali riservate agli autobus e particolari rampe coperte (da tubi trasparenti) che portavano il marciapiede sullo stesso piano dei mezzi pubblici, permettendo ai passeggeri di salire sull'autobus senza fare scalini e quindi più rapidamente. Queste rampe e davano la possibilità di accedere ai trasporti pubblici anche a chi era su una carrozzina a rotelle
 
Particolare attenzione fu data ai collegamenti con i quartieri poveri della città, furono acquistati autobus composti di 3 vagoni, con porte più grandi che si aprivano in corrispondenza delle porte scorrevoli delle rampe coperte. Per tagliare i costi e i tempi furono anche aboliti i bigliettai e si decise di fidarsi del fatto che se i trasporti funzionano veramente bene i cittadini pagano volentieri il biglietto. Grazie a queste innovazioni i tempi di percorrenza degli autobus di Curitiba sono 3 volte più veloci e trasportano in un'ora 3 volte il numero dei passeggeri, con un rapporto tra il denaro investito e i passeggeri trasportati superiore del 69%. Praticamente avevano creato una straordinaria metropolitana a cielo aperto
 
Le autovie di Curitiba trasportano 20 mila passeggeri all'ora (più di quanti viaggino sui mezzi pubblici di New York). Gli autobus percorrono ogni giorno una distanza pari a 9 volte il giro del mondo. Rio ha una metropolitana che trasporta un quarto di passeggeri e costa 200 volte di più.
 
Grazie a questa gestione oculatissima dei costi le linee di trasporto si autofinanziano con il solo costo dei biglietti (circa mille lire), ammortizzano i costi di un parco mezzi costato 45 milioni di dollari, offrono utili alle 10 imprese che hanno in appalto il servizio e remunerano il capitale investito con un tasso di profitto del 12% annuo. L'autorizzazione rilasciata ai gestori del servizio è revocabile all'istante. Le banche, restie a collaborare con altre amministrazioni locali sono ben disponibili a prestare denaro al comune di Curitiba
 
I trasporti sono talmente efficienti che nel 1991 un quarto degli automobilisti della città aveva rinunciato a possedere un'auto e che il 28% dei passeggeri pur possedendo un auto preferiva non usarla. E questo nonostante il traffico sia molto scorrevole e gli ingorghi sconosciuti.
 
A questo rifiuto di massa dell'auto contribuiscono anche 160 chilometri di piste ciclabili. Iniziare la riforma della città dai trasporti per Lerner era fondamentale perché egli teorizza che nulla influenza più rapidamente la coscienza dei cittadini quanto l'efficienza dei mezzi pubblici.
 
Ma la riforma non si è fermata ai trasporti
 
Il problema delle baraccopoli e della miseria è stato affrontato trovando sistemi semplici in grado di offrire effetti positivi immediati e un cambiamento radicale della cultura a lungo termine. E' la fantasia delle soluzioni quello che stupisce di più. Sembrano pazze ma contengono un'efficienza enorme
 
Ci sono servizi di distribuzione quotidiana di pasti gratuiti. Sono state costruite 14 mila case popolari. Ma si è agito anche distribuendo piccoli pezzi di terra per orti e per costruire case. I materiali di costruzione vengono acquistati con un finanziamento comunale a lungo termine ripagato con rate mensili pari al costo di 2 pacchetti di sigarette. Ogni nuova casa riceve poi in regalo dal comune un albero da frutta e uno ornamentale. Il comune offre anche un'ora di consulenza di un architetto che aiuta le famiglie a costruirsi case più confortevoli e armoniose. I quartieri poveri di Curitiba sono i più belli del mondo
 
Esiste un servizio di camioncini che girano per la città scambiando 2 chili di immondizia suddivisa con buoni acquisto che permettono di acquistare un chilogrammo di cibo (oppure quaderni, libri o biglietti per gli autobus). Così il 96% dell'immondizia della città viene raccolta e riciclata. Il che ha permesso di risparmiare milioni di dollari per costruire e gestire una discarica. Attraverso la pulizia della città e una migliore alimentazione della popolazione povera si è ottenuto un netto miglioramento della salute
 
Il tasso di mortalità infantile è un terzo rispetto alla media nazionale. Ci sono 36 ospedali con 4500 posti letto, medicinali gratuiti e assistenza medica diffusa sul territorio. Ci sono 24 linee telefoniche a disposizione dei cittadini per informazioni di ogni tipo
 
Una di queste linee fornisce ai cittadini più poveri i prezzi correnti di 222 prodotti di base. In questo modo si garantisce ai consumatori di non cadere vittima di negozianti disonesti
 
Ci sono anche 30 biblioteche di quartiere con 7 mila volumi ciascuna
 
Si chiamano "Fari del sapere" e sono casette prefabbricate e dotate di un tubo a strisce bianche e rosse alto 15 metri. Sulla sommità della torre c'è una bolla di vetro dalla quale un poliziotto controlla che bambini e anziani possano andare in biblioteca indisturbati
 
Ci sono 20 teatri, 74 musei e centri culturali e tutte le 120 scuole della città offrono corsi serali. Vengono organizzati corsi di formazione professionale per 10 mila persone all'anno. Sono collegati a un "Telefono della solidarietà" che permette di raccogliere elettrodomestici e mobili usati che vengono riparati dagli apprendisti artigiani e rivenduti a basso prezzo nei mercati o regalati
 
Grazie al microcredito una volta imparato un mestiere i giovani possono aprire un'attività in proprio. Vengono aiutati anche coloro che vogliono diventare commercianti ambulanti attraverso la concessione di autorizzazioni al commercio facilitate. Ed è proprio la logica con la quale si affrontano i problemi ad essere diversa. Ad esempio le azioni di un gruppo di giovani teppisti che strappavano fiori all'orto botanico furono interpretate come una richiesta di aiuto e i ragazzi furono assunti come assistenti giardinieri. Un'altra grande iniziativa di Lerner è stata quella di creare decine di parchi dotati di laghetti e di piantare ovunque alberi. Curitiba è la città più verde del mondo
 
Insomma un paradiso con il 96% di alfabetizzazione (nel O96). Gli abitanti che hanno un titolo di studio superiore sono l'83%. La città ha un terzo in meno dei poveri del resto del Brasile e la vita media arriva a 72 anni, grossomodo quanto negli Usa ma con un reddito procapite che è solo il 27% di quello degli Stati Uniti. Insomma, per essere una città del terzo mondo non è male...
 
A questo punto però c'è da chiedersi come mai l'esperienza di Curitiba non sia conosciuta in Italia. Abbiamo fatto una ricerca e ci hanno detto che anni fa la rivista Nuova Ecologia pubblicò un lungo servizio su questo miracolo dell'onestà creativa. E anche l'Espresso ne parlò
 
Allora com'è successo che Curitiba non è diventata un esempio da imitare? Perché queste tecniche ingegnose e entusiasmanti non sono diventate il cavallo di battaglia della nostra sinistra? Cos'hanno i nostri politici? Sono sprovvisti di senso pratico? Sono ammalati di serietà? Non sanno più sognare?
 
Dario, Franca e Jacopo Fo
 

COMMENTO


Cosa ne penso, a caldo:
 
La ricerca del paradiso sulla terra continua, prima era la Russia, poi la Cina, restò Cuba e crollata anche quella ci si attacca a Curitiba. L’importante è che o paradisi siano lontani.
Ovviamente chiunque andasse davvero a Curitiba senza le fette di prosciutto sugli occhi (ho conosciuto personalmente fior di intellettuali che visitarono la Cina negli anni 70 e non videro (cioè non seppero-vollero vedere) assolutamente nulla per scriverne le mille meraviglie su libri, riviste, giornali) troverebbe una realtà leggermente diversa: certamente in trent’anni ci saranno stati una massa di casi di corruzione, privilegi, abusi di posizione di potere, nepotismo e quant’altro.3
Nondimeno, così a prima vista e sugli scarsi dati, mi sembra di poter sperare che effettivamente quella di Curitiba sia una esperienza positiva e di buon governo, anzi perché no?, potrebbe essere la realtà col MIGLIORE buongoverno degli ultimi trent’anni: sicuramente UNA lo sarà!
Ma trattandosi di una REALTÀ di governo, e non di un MITO, non sarà perfetta, sarà umana, non divina né, addirittura, foana o nobeliana; ragione per cui sarà piena di mende ed avrà, inevitabilmente, e positivamente, degli oppositori.
I Fo., se vivessero a Curitiba sarebbero degli oppositori distruttivi, come sono stati e continuano ad essere in Italia, dove in nome di paradisi lontani hanno combattuto tutte le mille piccole e grandi Curitiba reali che sono esistite ed esistono nel nostro paese.
Io stesso ho vissuto da piccolo in quella Curitiba che era la Firenze di La Pira, mi ricordo il bicchiere di latte della centrale che ci davano a scuola e la mensa dell’educatorio (così chiamavamo il doposcuola), dove non si mangiava precotti, ma cibo preparato nella cucina interna da donne del quartiere. Esistono, pubblicati, resoconti ed articoli su quella esperienza. Ma l’opposizione, faceva il suo mestiere, parlando solo dei furbacchioni che facevano i loro affari in nome del sindaco santo, ed è poi riuscita a distruggere il poco, o tanto, di buono che era stato fatto e mandare al governo una massa di burocrati senza cuore, né cultura.
Fin qui la pars destruens, (la quale, purtroppo, mi viene sempre meglio) che riguardava il contenitore e non il contenuto del pezzo.
Questa bella storia, come "L'uomo che piantava gli alberi" di Giono, ci incoraggia tutti mostrando come una buona azione condotta con costanza e nel tempo, possa produrre risultati straordinari riverberando in tutto l'ambiente fisico e umano nella quale avviene.
Aggiungo solo che per noi aristotelico-tomisti, "buona" azione è come "buon orologio": non qualcosa di "fatto con animo buono" ovvero con sentimentalismo buonista, qualcosa di efficiente ed adatta allo scopo, anch'esso buono.

 

Terence Ward
La Connessione saudita di cui si parla poco


 
Lungo le strade ferite di New York stanno appesi manifesti "Vivo o Morto". Lo sceriffo e i suoi aiutanti sono in sella per andare a "stanarli col fumo e col fuoco", come le giacche blu che inseguirono Zapata e i suoi "banditos" nelle montagne del Messico un secolo fa'. Ma se ci sembra di essere immersi in un Western, perché si parla poco dell'oro?
 
In un misto di terrore, speranza e ostentazione di coraggio, le reti televisive e gli analisti politici sorvolano il punto fondamentale: la pista del denaro e la connessione con l'Arabia Saudita.
 
Le promesse americane non mantenute in occasione della Tempesta del Deserto (la guerra del Golfo) hanno forse reso il musulmano della strada riluttante a marciare di nuovo accanto agli yankees? Non vi sono là dei rancori profondamente radicati da affrontare? Gli interessi petroliferi americani di George Bush padre non stanno per caso ricadendo sul figlio?
 
I terroristi hanno pagato in contanti 39.000 dollari ciascuno alle scuole di pilotaggio e hanno volato in prima classe. Non c'è da dubitare che alle loro famiglie siano state promesse delle belle pensioni da martiri. Questo gruppo è stato finanziato da tasche molto profonde. Le tracce portano non soltanto alle grandi catene di montagne dell'Afganistan ma anche ai ricchi impianti petroliferi del Golfo Arabico.
 
Per trovare il punto di origine di questo conflitto, bisogna seguire due tracce: il denaro e l'estremismo islamico. Nessuna delle due è stata percorsa a fondo.
 
Non potrebbe la connessione petrolifera Bush/Cheney aver tenuto fuori dalla linea ufficiale dell'inchiesta la ricca Arabia Saudita e la sua setta Wahhabi puritana e xenofoba?
 
La pista del denaro porta dritto all'Arabia Saudita e al Golfo. Sono là i simpatici miliardari che hanno finanziato Bin Laden e le scuole islamiche in tutto il mondo Musulmano e specialmente nei "poverissimi e sporchi" Pakistan e Afganistan. E via via che si svilupperà la caccia all'uomo gli americani scopriranno che gran parte degli attentatori avevano collegamenti sauditi: cittadinanza, indirizzi, documenti falsi e passaporti. Perché?
 

I Wahhabi sauditi


 
Per trent'anni la setta religiosa Wahhabi ha diffuso il suo messaggio puritano nel mondo islamico. Questa setta militante è nata fra le sabbie dell'Arabia nei primi decenni del 1800, fondata da un capo carismatico, Abdel Wahhab. Il suo appello a purificare l'Islam spinse i beduini arabi a buttar fuori dalla Mecca gli Ottomani. Più tardi nel 1932 divenne la religione di stato dell'Arabia Saudita sotto il fondatore dell'ultima dinastia il re Abdul Aziz Ibn Saud. Si tratta di un messaggio molto distante dal credo dell'età dell'oro dell'Islam, lo storico impero islamico del Califfato Abassidico cosmopolita, tollerante, multietnico. La setta wahhabi di oggi è fondamentalista, virulenta, piena di pregiudizi e spesso accusata dalle donne musulmane di una guerra misogina contro di loro. In poche parole sono i "Mormoni" e gli "hassidici" del mondo islamico.
 
I wahhabi considerano gli altri musulmani apostati ed eretici, come fanno del resto gli ultra ortodossi ebrei riformati. Le nazioni non governate dalla Shariah, la legge islamica, sono per loro piene di musulmani caduti e peccatori.
 
I loro più acerrimi nemici sono gli sciiti iraniani apertamente paragonati al diavolo. Perciò non aspettiamoci che l'Iran si faccia coinvolgere in questo conflitto. Gli sciiti detestano i wahhabi dell'Arabia Saudita e dell'Afganistan.
 
Il denaro, i mercati e il potere militare governano la geografia politica. Ironia della sorte alcuni decenni fa' gli Stati Uniti chiusero il rubinetto dei loro aiuti esteri agli stati più disperati del mondo islamico. I Sauditi presero con eccitazione il loro posto: con zelo missionario, coloniale e imperialistico offrirono aiuti. Il Sudan devastato dalla guerra civile e in bancarotta, il Pakistan e l'Afganistan accettarono con gratitudine. Ma gli aiuti erano accompagnati da contropartite. In cambio la legge coranica della Shariah fu imposta in tutte e tre questi paesi. Le scuole Wahhabi, finanziate dai Sauditi in Pakistan, adesso sputano sentenze come i loro famosi diplomati, i Talibani, che in arabo vuole dire "gli studenti". E quei grandi Buddha dell'Afganistan potrebbero anche essere stati distrutti per compiacere gli iconoclasti sauditi.
 
Quanti finanziamenti hanno ricevuto i Talibani da privati benefattori del Golfo Arabico per la loro pulizia culturale?
I wahhabi sauditi, armati di zelo missionario, di vaste ricchezze petrolifere e della strategica custodia della moschea santa alla Mecca, hanno diffuso la loro interpretazione dell'Islam nei paesi islamici più in miseria come il Sudan, l'Afganistan e il Pakistan, in una forma del tutto particolare di imperialismo religioso. Hanno aperto delle madrasahs, o scuole religiose che predicano una concezione violenta e ottusa dell'Islam, dove viene indottrinata una nuova generazione di volontari della Jihad (guerra santa).
Nel Pakistan che si trova economicamente in fallimento 4050.000 scuole madrasahs preparano i giovani con scarsa supervisione governativa. E ciò mentre il clero al potere in Afganistan apertamente si dichiara wahabi.
 

I sostenitori di Bin Laden I radical chic del Golfo


 
Il denaro costituisce il carburante delle operazioni di Bin Laden. Se l'America vuole attaccare i regimi che offrono sostegno a Bin Laden, come possono sfuggire all'attacco numerosi influenti e danarosi cittadini sauditi?
La famiglia reale saudita siede sul filo di un rasoio. Per anni, gli esportatori delle linee dure del messaggio wahhabi hanno evitato le critiche alla corruzione, decadenza e dipendenza dall'America della famiglia reale in casa loro.
Dopo la guerra del Golfo, divenne chic criticare privatamente la famiglia reale. Le teorie cospirative abbondano. Gran parte dei sauditi è convinta che il presidente Bush nel 1991 abbia dato luce verde all'invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein per avere una scusa per sistemare i GI americani sul suolo saudita.
L'idea degli infedeli è radicata. Dieci anni dopo la fine della guerra del Golfo, migliaia di truppe sono rimaste di guarnigione nella provincia est dell'Arabia Saudita. I sauditi xenofobi tremano di rabbia ogni volta che si tocca questo argomento. Lo chiamano il "grande tradimento" e non perdoneranno mai la famiglia reale per aver acconsentito alla profanazione
della "terra santa di Maometto".
 

Il sogno di Bin Laden Un'Arabia islamica purificata


 
Bin Laden condanna pubblicamente i reali Sauditi al potere come tiranni corrotti da destituire. Questo non è nuovo. Dalla vittoria di Mahdi sul "Gordon di Khartoum" nel 1885 che fu un grave choc per l'Inghilterra della regina Vittoria, ai Fratelli Musulmani di Hassad alBannah nell'Egitto degli anni '20 formatisi per espellere gli inglesi, fino alla Rivoluzione Islamica che scacciò lo scià e l'America dall'Iran nel 1979 e ai mujahaiddin Afgani che respinsero i sovietici, i gruppi di militanti antiimperialisti dell'Islam politico hanno vasti precedenti nella storia recente.
Fin dalla guerra del Golfo del 1991, Bin Laden ha chiesto pubblicamente a gran voce alla famiglia reale di cacciare gli infedeli dalla terra santa di Maometto. Egli sogna per l'Arabia uno stato Islamico teocratico e spera di sbattere fuori gli odiati soldati americani dal suolo Saudita. Il suo appello ha un notevole ascolto nel Golfo. In risposta ad esso, per anni, gli Arabi del Golfo hanno fatto piovere denaro nei conti segreti della sua organizzazione AlQaeda. Come il romantico Lawrence d’Arabia e i Beduini che fecero saltare in aria le linee ferroviarie degli imperialisti turchi, l'attentato di Bin Laden a New York risuona di simbolismi nell'area del Golfo.
 
Potrà Bush convincere il regime Saudita a schiacciare i suoi cittadini più altolocati senza rischiare ritorsioni? Proviamo a considerare solo per un momento le ricadute sugli sceiccati del Golfo Persico e sulle future forniture di petrolio nel mondo.
 
L'America, come risposta al terrorismo, non farebbe bene a prendere in considerazione il finanziamento di un "Progetto Manhattan" per le energie alternative? Può il mondo industrializzato continuare ad essere ostaggio di forniture energetiche incerte? Perché questo argomento non è ancora entrato nel dibattito di queste settimane?
Terence Ward
 
Nato in Colorado, ha passato l'infanzia in Arabia Saudita ed Iran, laureatosi a Berkeley in scienze politiche, ha proseguito gli studi all'università americana del Cairo (Egitto) specializzandosi nella politica medio orientale. Ha poi completato la sua specializzazione all' IMI di Ginevra. Per oltre dieci anni è stato consulente di grandi aziende attive nell'area del Golfo Persico sia nel campo petrolifero che bancario e delle telecomunicazioni, attualmente vive a New York dove è consulente manageriale nel campo della comunicazione inter culturale. Parla correntemente l'Arabo, il Farsi, l'Indonesiano e l'Italiano. Il suo libro Alla ricerca di Hassan, che racconta il viaggio di ritorno in Iran della sua famiglia dopo decenni di assenzasarà pubblicato prossimamente a New York con Houghton & Mifflin..
 

IL DISCORSO DI BUSH AL CONGRESSO


Egregio presidente, membri del Congresso e cittadini americani. Nel normale corso degli eventi, i presidenti si rivolgono a questa Camera per riferire in merito allo stato dell’Unione. Questa sera, un simile rapporto non è necessario: il popolo americano ne ha già dato testimonianza.
Abbiamo potuto osservare il coraggio che i passeggeri hanno dimostrato, precipitando con i terroristi per salvare altre vite umane a terra, passeggeri come un uomo eccezionale di nome Todd Beamer. E vi prego di unirvi a me nel dare il benvenuto alla moglie, Lisa Beamer, che è qui presente in questa occasione.
Abbiamo potuto constatare lo Stato dell’Unione nella resistenza dei soccorritori, che lavorano oltre ogni sfinimento. Abbiamo visto bandiere al vento, candele accese, donazioni di sangue, preghiere, in inglese, ebraico e arabo. Siamo stati testimoni della dignità di un popolo che ama e dona con generosità, e che ha fatto proprio il dolore di persone sconosciute. Negli ultimi nove giorni il mondo intero ha potuto osservare lo Stato dell’Unione, la nostra forza. Questa sera, siamo una nazione cosciente del pericolo e chiamata a difendere la libertà. Il nostro dolore si è trasformato in rabbia, e la rabbia in determinazione.
Giustizia sarà fatta, sia se consegneremo i nostri nemici alla giustizia, sia se saremo costretti a portare la giustizia dove quei nemici si trovano.
Ringrazio il Congresso per la capacità di comando dimostrata in un momento così importante. La sera della tragedia, tutta l’America è rimasta commossa nel vedere repubblicani e democratici cantare insieme “God Bless America” sui gradini di Capitol Hill. E non vi siete limitati a cantare: avete anche agito, donando 40 miliardi di dollari per la ricostruzione delle nostre comunità e le necessità delle nostre forze armate.
Presidente Hastert, capo del partito di minoranza Gephardt, capo del partito di maggioranza Daschle e senatore Lott, vi ringrazio per l’amicizia dimostrata, per le vostre capacità di comando e per il servizio reso alla nazione. Inoltre, a nome del popolo americano, ringrazio il mondo per le manifestazioni di sostegno. L’America non dimenticherà mai le note del nostro inno nazionale suonato a Buckingham Palace, sulle strade di Parigi e alla Porta di Brandeburgo, a Berlino.
Non dimenticheremo i bambini sudcoreani raccolti in preghiera all’esterno della nostra ambasciata a Seul, o le preghiere pietose offerte in una moschea al Cairo.
Non dimenticheremo i momenti di silenzio e i giorni di lutto in Australia, in Africa, in America Latina.
Non dimenticheremo neppure i cittadini di altre 80 nazioni morti con i nostri: decine di pakistani, più di 130 israeliani, più di 250 cittadini dell’India, uomini e donne provenienti da El Salvador, Iran, Messico e Giappone e centinaia di cittadini britannici.
L’America non ha amici più sinceri della Gran Bretagna. Ancora una volta, ci troviamo riuniti per una grande causa, e onorati che il primo ministro britannico abbia attraversato l’oceano per dimostrare la sua unità di intenti con l’America.
Grazie per essere venuto, amico mio.
L’11 settembre, i nemici della libertà hanno commesso un atto di guerra contro la nostra nazione. Gli americani hanno conosciuto situazioni di guerra – ma negli ultimi 136 anni si è sempre trattato di guerre su suoli stranieri, fatta eccezione per una domenica del 1941. Gli americani hanno già sofferto la perdita di vittime di guerra – ma non al centro di una grande città in una mattinata tranquilla. Il popolo americano ha sperimentato attacchi di sorpresa, ma mai condotti contro migliaia di civili. Tutto questo è un colpo che ci è stato assestato in un solo giorno, e la notte è scesa su un mondo diverso, un mondo nel quale è la libertà stessa a essere attaccata.
Questa sera, gli americani si pongono molte domande. Chi ha attaccato la nostra nazione? Tutte le prove che abbiamo raccolto conducono verso un gruppo di organizzazioni terroristiche aggregate senza vincoli definiti e note come al Qaida. Si tratta degli stessi assassini accusati di aver bombardato le ambasciate americane in Tanzania e in Kenya e responsabili del bombardamento del cacciatorpediniere USS Cole.
Al Qaida è per il terrorismo quello che la mafia rappresenta per il crimine. Ma il suo scopo non è quello di arricchirsi, bensì rifare il mondo e imporre ovunque il proprio credo radicale. I terroristi propugnano una forma deteriore di estremismo islamico, rifiutata dagli studiosi islamici e dalla vasta maggioranza degli ecclesiastici musulmani, un movimento marginale che travisa gli insegnamenti pacifici dell’Islam.
Le direttive terroristiche impongono l’uccisione di cristiani ed ebrei, nonché di tutti gli americani, senza distinzione tra militari e civili, comprese le donne e i bambini.
Questo gruppo e il suo leader – un uomo di nome Osama bin Laden – sono legati a molte altre organizzazioni in nazioni diverse, inclusa la Jihad islamica egiziana e il movimento islamico dell’Uzbekistan. Vi sono migliaia di questi terroristi in più di 60 paesi. Vengono reclutati nelle diverse nazioni e negli stati confinanti e portati in luoghi come l’Afghanistan, in campi dove vengono addestrati alle tattiche del terrore.
Quindi vengono rimpatriati o nascosti in nazioni sparse in tutto il mondo, per tramare il male e la distruzione.
La leadership di al Qaida ha notevole influenza in Afghanistan e sostiene il regime talebano nel controllo di gran parte del paese. In Afghanistan si può notare la visione del mondo di al Qaida. La popolazione afghana è stata trattata in modo inumano, tanti muoiono di fame e molti sono i fuggiaschi. Le donne non possono frequentare le scuole. Si può venire imprigionati perché in possesso di una televisione.
La pratica della religione può seguire soltanto gli ordini dei leader. Un uomo può finire in carcere se non ha una barba sufficientemente lunga.
Gli Stati Uniti rispettano il popolo afghano (dopo tutto, al momento, rappresentiamo la fonte più ampia di aiuti umanitari per questo paese), ma condannano il regime talebano. Non soltanto reprime il suo popolo, ma minaccia la gente ovunque, favorendo, proteggendo e rifornendo i terroristi.
Aiutando e spalleggiando gli omicidi, il regime talebano commette un crimine.
E questa sera, l’America chiede ai talebani di consegnare alle autorità degli Stati Uniti tutti i leader di al Qaida rifugiati nella loro terra; di liberare tutti i cittadini stranieri ingiustamente imprigionati, inclusi gli americani; di proteggere i giornalisti, i diplomatici e gli assistenti stranieri che operano nel loro territorio; di chiudere immediatamente e permanentemente ogni campo di addestramento terroristico in Afghanistan e di consegnare alle autorità preposte ogni terrorista e ogni persona facente parte delle strutture che favoriscono il terrorismo; di concedere agli Stati Uniti l’accesso totale ai campi di addestramento terroristico, così da garantire che non possano più svolgere le proprie attività.
Queste richieste non sono aperte alla trattativa o alla discussione. I talebani devono agire, e devono farlo immediatamente.
O consegnano i terroristi o ne condivideranno le sorti.
Questa sera intendo anche rivolgermi direttamente ai musulmani di tutto il mondo.
Noi rispettiamo la vostra fede. Viene praticata liberamente da milioni e milioni di americani e da molti altri milioni di persone in nazioni che l’America considera amiche. Le sue dottrine sono positive e pacifiche, e chi commette malvagità in nome di Allah ne bestemmia il nome. In pratica, i terroristi tradiscono la propria fede per far deviare l’Islam stesso. I nemici dell’America non sono i nostri numerosi amici musulmani, né i nostri amici arabi. Il nostro nemico è la rete radicale di terroristi e ogni governo che li sostiene.
La nostra guerra contro il terrore ha inizio con al Qaida, ma non finisce qui. Non avrà termine, fino a quando ogni gruppo terroristico a livello globale non sarà stato identificato, fermato e sconfitto.
Gli americani si chiedono perché i terroristi ci odiano. Essi odiano quello che possiamo vedere proprio qui, in questa aula: un governo eletto democraticamente. I loro leader si autonominano. Odiano le nostre libertà: libertà di religione, di parola e di voto, libertà di riunirsi e di poter esprimere dissensi. I terroristi hanno intenzione di rovesciare i governi esistenti in molte nazioni musulmane, come l’Egitto, l’Arabia Saudita e la Giordania. Vogliono cacciare Israele dal Medio Oriente. Vogliono espellere i cristiani e gli ebrei da vaste regioni dell’Asia e dell’Africa. Questi terroristi non uccidono semplicemente per mettere fine alla vita di qualcuno, ma per distruggere e annientare una forma di esistenza. Mettendo in atto ogni atrocità possibile, sperano che l’America, stretta nella morsa del timore, si ritiri dal mondo e abbandoni i propri amici. Sono contro di noi, perché rappresentiamo un intralcio ai loro piani. Noi non ci lasciamo ingannare dalle loro finzioni di pietà. Sono situazioni che abbiamo già vissuto. Sono gli eredi di tutte le ideologie assassine del XX secolo.
Sacrificando vite umane per soddisfare le loro visioni radicali – e abbandonando ogni valore, eccetto la brama di potere – seguono il sentiero del fascismo, del nazismo e del totalitarismo. E ne seguiranno le orme fino alla destinazione finale: la tomba senza nome delle menzogne scartate della storia.
Gli americani si chiedono come combatteremo e vinceremo questa guerra. Destineremo ogni risorsa a nostra disposizione – ogni strumento diplomatico, ogni mezzo intellettuale, ogni iniziativa legislativa, ogni azione finanziaria e ogni arma di guerra necessaria – alla distruzione e alla sconfitta della rete mondiale del terrore.
Questa guerra non sarà come la guerra rivolta contro l’Iraq dieci anni fa, con la liberazione decisiva del territorio e una rapida conclusione. Non sarà come la guerra aerea sul Kosovo di due anni fa, nella quale non furono impiegate truppe a terra e non vi furono perdite americane durante i combattimenti. La nostra risposta implica molto di più di una rappresaglia istantanea e di attacchi isolati. Gli americani non dovranno aspettarsi una battaglia, ma una lunga campagna, diversa da qualsiasi altra che sia mai stata vissuta.
Essa potrà includere attacchi drammatici, visibili alla televisione, e operazioni segrete, che rimarranno tali anche se concluse con successo. Priveremo i terroristi dei finanziamenti, li metteremo gli uni contro gli altri, li costringeremo a spostarsi di luogo in luogo, fino a quando non troveranno più rifugio, né asilo. E perseguiremo le nazioni che forniscono assistenza o un riparo sicuro al terrorismo. Ora, ogni nazione, in ogni regione, deve decidere: o stare con noi o con i terroristi. Da oggi in poi, gli Stati Uniti considereranno ogni Stato che continuerà ad accogliere o sostenere il terrorismo come un regime ostile.
E’ stato dato un avvertimento alla nostra nazione: non siamo immuni dall’attacco.
Prenderemo misure difensive contro il terrorismo per proteggere gli americani. Oggi, decine di reparti federali e agenzie, così come i governi statali e locali, hanno responsabilità che riguardano la sicurezza della patria. Questi sforzi devono essere coordinati al massimo livello.
Pertanto, questa sera annuncio la creazione di una carica che risponde a me direttamente: il ministero per la sicurezza interna.
E questa sera presento anche un onorato cittadino americano incaricato di guidare questo impegno a rafforzare la sicurezza americana: un veterano militare, un efficiente governatore, un vero patriota, un amico fidato: Tom Ridge, della Pennsylvania. Condurrà, sorveglierà e coordinerà una strategia nazionale globale per salvaguardare il nostro paese dalla minaccia del terrorismo e per rispondere a qualsiasi attacco che possa verificarsi.
Queste misure sono essenziali. Ma l’unico modo per combattere il terrorismo in quanto minaccia al nostro stile di vita è fermarlo, eliminarlo e distruggerlo laddove prospera. Molte persone saranno coinvolte in questo sforzo, dagli agenti dell’Fbi agli addetti dei servizi dell’intelligence, ai riservisti che abbiamo richiamato in servizio. Tutti meritano il nostro ringraziamento, e a tutti vanno le nostre preghiere.
E questa sera, a qualche chilometro dal Pentagono colpito, ho un messaggio per i nostri militari: tenetevi pronti. Ho messo in allarme le forze armate, e c’è una ragione. Sta giungendo l’ora in cui l’America agirà, e noi saremo fieri di voi.
Questa, tuttavia, non è solo la battaglia dell’America. E la posta in gioco non è unicamente la libertà della nostra nazione.
E’ la guerra del mondo. E’ la lotta per la civiltà. È la lotta di tutti coloro che credono nel progresso e nel pluralismo, nella tolleranza e nella libertà. Chiediamo a ogni nazione di unirsi a noi. Chiederemo, e ci sarà necessario, l’aiuto delle forze di polizia, dei servizi d’intelligence e dei sistemi bancari di tutto il mondo. Gli Stati Uniti sono grati alle molte nazioni e alle molte organizzazioni internazionali che hanno già risposto, con la loro solidarietà e con il loro sostegno: nazioni dell’America Latina, dell’Asia, dell’Africa, dell’Europa e del mondo islamico. Forse lo statuto della Nato rispecchia al meglio l’atteggiamento del mondo: l’attacco a uno è un attacco a tutti. Il mondo civile si sta schierando a fianco dell’America. Tutti hanno compreso che se questo atto di terrorismo resterà impunito, le loro città e i loro cittadini potrebbero essere i prossimi. Il terrore, senza una reazione, non soltanto può abbattere edifici, ma può anche minare la stabilità di governi legittimi. E io vi dico: non lo permetteremo.
Gli americani si stanno chiedendo: cosa ci si aspetta da noi? Vi chiedo di vivere la vostra vita e di abbracciare i vostri figli. So bene quanti cittadini questa sera hanno paura, e vi chiedo di essere calmi e determinati, anche di fronte a una minaccia continua.
Vi chiedo di tenere alti i valori dell’America, e di ricordare perché ci siamo riuniti qui così numerosi. Stiamo lottando per i nostri principi e la nostra prima responsabilità è vivere secondo questi ultimi.
Nessuno deve essere escluso subendo un trattamento iniquo o essere apostrofato con insolenza a causa della propria appartenenza etnica o della propria fede religiosa.
Vi chiedo di continuare ad assistere le vittime di questa tragedia con il vostro contributo. Coloro che intendono offrire contributi possono consultare una fonte centralizzata di informazioni, libertyunites.org, per trovare i nomi dei gruppi che forniscono aiuti diretti a New York, in Pennsylvania e in Virginia. Le migliaia di agenti dell’Fbi che sono attualmente al lavoro in questa indagine possono chiedere la vostra collaborazione, e io vi prego di dargliela.
Vi chiedo di avere pazienza, con i ritardi e gli inconvenienti che possono accompagnarsi a misure di sicurezza più strette, e di portare pazienza in questa che sarà una lunga lotta.
Vi chiedo di perseverare con la vostra partecipazione e fiducia nell’economia americana. I terroristi hanno attaccato un simbolo della prosperità americana. Non ne hanno intaccato le fonti. L’America ha successo grazie al duro lavoro, alla creatività e all’intraprendenza dei suoi cittadini.
Questi erano i punti di forza reali della nostra economia prima dell’11 settembre, e sono i nostri punti di forza ancora oggi.
E, per concludere, vi raccomando di continuare a pregare per le vittime del terrorismo e per le loro famiglie, per coloro che indossano un’uniforme e per il nostro grande paese. La preghiera ci è stata di conforto nel dolore e ci aiuterà a essere forti nel viaggio che stiamo per intraprendere.
Questa sera voglio ringraziare i miei concittadini americani per quanto hanno già fatto e per quello che ancora faranno.
E, signore e signori del Congresso, ringrazio voi, che li rappresentate, per quanto già avete fatto e per quello che faremo insieme.
Questa sera, ci troviamo di fronte a nuove e impreviste sfide nazionali. Lavoreremo insieme per migliorare la sicurezza aerea, per aumentare in misura sostanziale il numero degli agenti federali in servizio sui voli interni e per prendere nuovi provvedimenti per prevenire i dirottamenti.
Lavoreremo insieme per promuovere la stabilità delle nostre linee aeree affinché continuino a volare, fornendo loro assistenza diretta durante questa emergenza.
Lavoreremo insieme per fornire alla legge i mezzi supplementari necessari per snidare il terrorismo qui in casa nostra. Lavoreremo insieme per potenziare le capacità dei nostri servizi d’intelligence, al fine di conoscere i piani dei terroristi prima che agiscano e scovarli prima che colpiscano.
Lavoreremo insieme per prendere misure concrete per rafforzare l’economia dell’America, e permettere ai nostri cittadini di tornare a lavorare.
Questa sera diamo il benvenuto a due leader che incarnano lo spirito straordinario di tutti i cittadini di New York: il governatore George Pataki e il sindaco Rudolph Giuliani. Quale simbolo della determinazione dell’America, la mia amministrazione collaborerà con il Congresso e con questi due leader, per mostrare al mondo che ricostruiremo la città di New York.
Dopo tutto ciò che è appena successo, tutte le vite perse e tutte le possibilità e le speranze che sono morte con loro, è naturale chiedersi se il futuro dell’America sarà un futuro di paura. Alcuni parlano di un’era del terrore. So che ci aspettano giorni di lotta e pericoli da fronteggiare.
Ma questo paese marcherà una svolta, non sarà segnato dagli eventi di quest’epoca.
Finché gli Stati Uniti d’America saranno forti e determinati, questa non sarà un’era di terrore: sarà un’era di libertà, qui e in ogni parte del mondo.
Ci sono stati inflitti molti danni e abbiamo subito gravi perdite. E nel nostro dolore e nella nostra rabbia abbiamo trovato la nostra missione e il nostro momento. La libertà e la paura sono in guerra. Il progresso della libertà umana – la grande conquista della nostra epoca e la grande speranza di ogni tempo – ora dipende da noi. La nostra nazione – questa generazione – solleverà l’oscura minaccia della violenza dal nostro popolo e dal nostro futuro.
Mobiliteremo il mondo per questa causa e per i nostri sforzi, con il nostro coraggio.
Non ci stancheremo, non esiteremo e non falliremo.
La mia speranza è che nei mesi e negli anni a venire, la vita ritorni quasi alla normalità.
Riprenderemo la nostra vita e le nostre abitudini, e questo è un bene. Anche il dolore si attenua con il tempo e la grazia divina. Ma la nostra determinazione non deve cedere il passo. Ciascuno di noi ricorderà ciò che è successo quel giorno e coloro a cui è capitato. Ricorderemo il momento in cui è giunta la notizia, dove eravamo e cosa stavamo facendo. Alcuni ricorderanno l’immagine di un incendio, o il racconto di un salvataggio. Altri manterranno il ricordo di un volto e di una voce svaniti per sempre. E io ricorderò questo: lo scudo da poliziotto di un uomo di nome George Howard, morto nelle torri del World Trade Center mentre cercava di salvare altre vite. Mi è stato dato dalla madre, Arlene, come glorioso ricordo in memoria del figlio. Questo è l’oggetto che mi aiuta a ricordare le vite che si sono spente, e questo compito non avrà fine. Non dimenticherò questa ferita inferta al paese, né coloro che l’hanno procurata. Non mi arrenderò, non avrò pace; non allenterò l’impegno nell’intraprendere questa lotta per la libertà e la sicurezza del popolo americano.
Il corso di questo conflitto non è noto, tuttavia il suo esito è certo. Libertà e paura, giustizia e crudeltà, sono sempre state in guerra, e sappiamo che Dio non è neutrale tra loro.
Concittadini, andremo incontro alla violenza con giustizia paziente, certi della giustezza della nostra causa, e fiduciosi nelle vittorie a venire. In tutto ciò che ci aspetta, possa Dio concederci saggezza e possa Egli vegliare sugli Stati Uniti d’America.
Grazie.
 
George W. Bush