Il Covile | Indice Newsletter (2001-2009)

Il Covile - N.o 11 (12.10.2001) Religiosamente scorretto - Carlo Poggiali

Religiosamente scorretto


1) Della guerra
L'arte di vincere, antologia del pensiero strategico curata da Alessandro Corneli, presenta, dopo l'interessante introduzione, una vasta serie di riflessioni sulla condotta dei conflitti: da Tucidide a Napoleone, da Clausewitz a Jomini, fino ai giorni nostri.
 
La prima sezione, sull'Oriente, inizia col racconto biblico della presa di Gerico ed il relativo sterminio dell'intera popolazione. Si tratta di uno di quei brani veterotestamentari che molti (Simone Weil ad esempio) non riescono ad accettare per la crudezza, nei quali Dio appare come un guerriero vendicativo.
 
Notando l'assenza di citazioni dai vangeli, mi ero chiesto se fosse stato il materiale a mancare. Qualche tempo fa, a messa, mi sono imbattuto in un passo che, a mio avviso, avrebbe trovato posto a buon diritto nella raccolta di Corneli;.
 
Si tratta di Luca (14, 28-32)
Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento?
Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: "Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro".
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila?
Se no, mentre l'altro è ancora lontano, gli manda un'ambasceria per la pace.
Pare che Gesù consideri la guerra un'attività tanto umana quanto lo è la costruzione di un edificio, e che riconosca anche per la guerra la necessità di pianificazione, calcolo, strategia.
Non sarebbero quindi parole eretiche quelle che Ermanno Olmi fa pronunciare, nel Mestiere delle armi, al morente Giovanni dalle Bande Nere: "ho fatto il soldato come avrei fatto il religioso".
Altra materia su cui riflettere per le anime belle.
 

Doctor Impetuosus 2, La rampogna


L'amatissimo dottor Poggiali mi sgrida per aver parlato troppo. Essendo stato colto in flagrante non posso che adottare, come consiglia Nietzsche, la tattica del contadino russo: buttarmi nella neve e fingermi morto.
Carissimo signor Borselli,
nel ringraziarla per la sua veramente immeritata fiducia, le stritolo, per ora idealmente, le orecchie per la sua indebita pubblicità dalla quale rifuggo sia perchè me lo vieta l'Etica Professionale della Corporazione a cui appartengo, sia perchè dal momento che non ho ancora ben assimilato l'etica hacker non mi piace dare notizia dei progetti ancora in corso d'opera.
Non vorrei comunque che lei creasse indebite attese: il software in questione è buono nella misura che costa 0 lire rispetto al diffuso ed eccellente programma Radar che costa 7.000.000 di lire o agli shareware del settore che costano sul 1/2 milione.
La sua importanza risiede nel fatto che ho il sospetto, su cui vado accumulando lentamente prove, che l'omeopatia, in quanto teoria, sia un bene culturale abbondante a costo zero su cui è facile prospettarsi dei buoni guadagni, quindi uno strumento gratuito e per di più facilmente diffuso scompiglia notevolmente le bocce nel pallaio e va incoraggiato.
Circa la sua bontà come strumento valgono gli stessi caveat di cui deve tener conto, per esempio, chi per scopi professionali intensivi volesse usare OpenOffice al posto di OfficeXP di Microsoft.
Le segnalo un piccolo svarione (bug?): non esistono farmaci omeopatici unicisti quanto tecniche di prescrizione che prevedono la somministrazione degli stessi uno per volta.
Quanto all'aiuto amicale faccia presente, prima d'intercedere, la formuletta "pagando s'intende", tanto per rispettare la forma più arcaica, "non hacker" del "giuoco della reputazione". Inoltre per scoraggiare decisamente gli eventuali, potenziali, 24 seccatori, (vidilicet clienti dal momento che con piena soddisfazione sono uscito dal mondo delle attività produttive) le racconto la storia di Tommaso Landolfi e del "Bambo" Raffo.
Il "Bambo" Raffo peraltro lui stesso profondo conoscitore ed eccellente traduttore della letteratura slava, giudicò di dover affidare al Landolfi la traduzione delle poesie dell'Achmatova e gliene scrisse in proposito. Landolfi rispose che era interessato ma che avrebbe accettato con la clausola "se trattasi di affar di milioni": si era negli anni '60, "Bambo" Raffo incorniciò la lettera autografa e l'appese nel suo studiolo in quel di Spugnole.
Accidenti, quindi, ai "giornalisti".
Se crede può aggiungere le mie precisazioni alla newsletter, per l'intanto la saluto e, come in questura resto:
poggialicarlo@**********