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Il Covile - N.o 13 (21.10.2001) Parole - Max Ciliberto al forum dei DS

QUESTO NUMERO



Alla mia osservazione che trovate qui sotto ho aggiunto un intervento di maxciliberto@hotmail.com (che non conosco) al forum dei DS.
Nonostante le mie idee siano da anni molto distanti da quelle della sinistra, seguo quasi giornalmente il sopracitato orrorifico forum e per un certo gusto necrofilo e perché ritengo che il destino dell'ex PCI sia importante per il futuro del nostro paese. Da una parte saluto con non celato piacere la fine di un partito (unico nel nostro paese) composto per la totalità da funzionari burocrati etero, anzi estero, -diretti e insieme gioisco per la fine del blocco culturale che intellettuali compiacenti hanno imposto al nostro paese per mezzo secolo. Allo stesso tempo, però, non posso restare indifferente davanti al rischio di trasformazione di quel patrimonio di solidarietà e speranza (che pure il PCI ha rappresentato) in un deserto di cinismo e disperazione. Per questa ragione pubblico l'intervento di Max, uno dei pochi (al forum) dalemiani, particolarmente intelligente e preconizzante quella possibile spaccatura di DS che da tempo auspico.

 

PAROLE. C’E’ SPERANZA


 
"Il mio caso, in breve, è questo: ho perduto ogni facoltà di pensare o di parlare coerentemente su qualsiasi argomento"
 
Hugo von Hofmannsthal, Lettera di Lord Chandos
 
Nei cambiamenti della lingua è a volte possibile leggere i segni dei tempi. Maestro di quest’arte, il viennese Karl Kraus antivedeva l’avvento del nazismo negli slogan dei manifesti pubblicitari.
 
In epoca più recente, attenti osservatori hanno colto nel dilagare del cioè, invalso dagli anni ’70, il sintomo della generalizzazione della malattia di Lord Chandos. Cioè sostituiva dunque. Era l’afasia, la perdita, che pareva definitiva, della sintassi.
 
Ancora più sinistra la successiva alluvione del niente.
 
– Come stai? – Niente, mi arrangio…
 
Il Grande Nulla, come il pianeta immaginario del racconto di Borges Tlön, Uqbar, Orbis Tertius, cominciava ad impossessarsi della nostra realtà. Sembrava proprio la fine.
 
In tanta desolazione, è perciò il caso di registrare la fortuna di due parole che testimoniano forse l’inizio di una ripresa.
 
La prima è punto, che prende il posto di cioè. Non è ancora la riconquista del discorso argomentativo, ma il suo prodromo. Punto conclude la premessa maggiore, annunciando il ritorno del raziocinio.
 
– Il campionato lo abbiamo vinto noi. Punto.
 
– Tutti gli uomini sono mortali. Punto.
 
La seconda parola è assolutamente, anche nelle forme assolutamente sì, assolutamente no.
 
La moda potrebbe essere nata dalla grande interpretazione di Dustin Hoffman in Rain Man, ma, comunque sia, non vi è dubbio che assolutamente combatta con niente. E con assolutamente non è il pensiero, ma la fede (che per Agostino e Wittgenstein del pensiero è presupposto) a riapparire. Punto. Assolutamente.

 

MAX AL FORUM DEI DS


 
http://forum.democraticidisinistra.it/cgi-bin/agnes.exe?ForumAgnes+ForumAgnesHTML
Oggetto: l'identità dei DS e la guerra in Afghanistan
 
Autore: max maxciliberto@hotmail.com
 
Data: 16 ottobre 20001
 
Il 10 ottobre il governo ha presentato una mozione di appoggio all’intervento militare della Nato in Afghanista che, ben lungi dall’essere una chiamata alle armi richiamava il bisogno di un’azione diplomatica per la pace e una sorta di Piano Marshall per la Palestina.
Il voto alla camera ha spaccato l’Ulivo o quello che ne resta; da una parte Margherita e DS si sono astenuti sul testo, dall’altra insieme a Rifondazione (e al deputato della Fiamma) si sono schierati Pdci, Verdi e quella parte dei Ds più o meno identificabile con la componente più conservatrice del partito, la cosiddetta sinistra interna.
Dei veterocomunismi e dei Verdi eviterei di parlare in queste sede, voglio solo ricordare che entrambi i partiti votarono a favore dei bombardamenti della Nato sulla Serbia quando erano al governo, quindi delle due l’una: o Milosevic era peggio dei Talebani oppure l’attaccamento alla poltrona era maggiore di quello ai valori del pacifismo ora tanto sbandierati.
L’argomento di quest’articolo riguarda la sinistra DS. Vorrei esprimere due considerazioni, una riguarda l’episodio singolo, l’altra il discorso più generale dell’identità diessina.
Il gruppo di deputati che ha votato contro la mozione del governo ha rovinato l’immagine di affidabilità internazionale che la Quercia era riuscita a creare faticosamente in 10 anni. E’ pur vero che in tutti i partiti ci sono "fronde", ma questa è particolarmente grave perché crea una frattura che riguarda i valori stessi del nostro partito. Da una parte chi ritiene l’intervento armato inevitabile, dall’altra chi ritiene di doversi schierare sempre e comunque contro la guerra.
Se tutto l’Ulivo avesse seguito la strada dell’anti-americanismo e del pacifismo ad ogni costo avrebbe perso non solo la convergenza bipartisan con la CdL ma soprattutto quella con Blair, Jospin e Schroeder, schierati senza dubbi o titubanze a fianco degli USA.
L’episodio diventa ancor più grave se si guarda alle motivazioni dei ribelli diessini ispirate alla polemica interna italiana e del partito, quando invece sono in gioco interessi internazionali: un atteggiamento che dimostra meschinità politica. Forse è il caso di ricordare come Cesare Salvi, attualmente pasdaran del pacifismo, ai tempi del Kosovo non disse una parola sui bombardamenti pur di non recar danno alla sua poltrona di ministro.
 
L’altra considerazione riguarda chi quella mozione l’ha votata, per intenderci chi è favorevole all’intervento armato. La maggioranza dei Ds si riconosce idealmente nelle interviste rilasciate da Fassino e D’Alema rispettivamente a Repubblica e alla Stampa, alle quali si aggiunge l’intervista di Giuliano Amato al Corriere.
Dicono cose da veri statisti, cose che da tempo volevamo sentire. L’uso delle armi non è più un tabù, c’è bisogno di un nuovo ordine mondiale, condizione necessaria per dare un volto umano alla globalizzazione, per mettere in atto nuove strategie di sviluppo, per la pace in Palestina. Una sinistra che non ragioni con questa prospettiva davanti è una sinistra nostalgica e succube degli umori della sua vecchia base, destinata a perdere e ad essere subalterna. Eppure nonostante le tante belle parole dette dai tre leader il giorno dopo li ritroviamo alla Marcia Perugina-Assisi!
A mio parere è in questa ambiguità di fondo che si annidano le ragioni della sconfitta della sinistra.
Non si riesce a capire che la sinistra vince quando riesce a creare e comunicare in modo chiaro un progetto che convinca l’elettorato, proporre politiche non ambigue che i cittadini possano ritenere migliori di quelle dell’avversario: questo è il mestiere del leader. Così hanno fatto Blair e gli altri, ed hanno vinto perché hanno portato dalla loro parte la maggioranza dell’elettorato.
Detto questo, non si può ricominciare dopo ogni sconfitta con la solfa morettiana di dire qualcosa di sinistra! E’ la via giusta per perdere ancora e poi ancora. A questo proposito Sergio Chiamparino ha recentemente affermato: "quando perdiamo ci buttiamo a sinistra in modo cieco e ideologico, come se volessimo cercare rifugio nel ventre materno". Ma non si capisce che quel 16% dei DS è un indicatore di quanto la società non ci ritiene adatti a rappresentarla? O forse si ritiene che la maggioranza degli italiana è stupida e disonesta?
Nel partito laburista coloro che ostacolano il nuovo corso blairiano sono confinati in opposizioni ininfluenti, il Psf, la Spd, il Psoe hanno fatto la loro scelta, nessuno dei loro leader si sogna di sostenere un’azione militare e il giorno dopo marciare per la pace insieme all’oltranzismo pacifista cattolico e ai rottami del neo e vetero comunismo, i loro parlamentari non hanno idee diametralmente opposte sulla politica internazionale o economica.
Ma perché allora ai Ds non riescono quei percorsi che invece riescono ai partiti fratelli? Forse il problema è non aver avuto il coraggio di portare fino in fondo la svolta cominciata con la caduta del Muro. Il problema era la riconversione della massa comunista all’universo ideologico delle socialdemocrazie di carattere europeo, fin’ora non tutto il cammino è stato, volutamente, portato a termine.
Forse è stato proprio il non voler pagare i prezzi politici che il cambiamento comporta, il voler accontentare un po’ tutti, il marciare per la pace e votare la guerra, ad organizzare un G8 e poi scendere in piazza per contestarlo, i mille bizantinismi di D’Alema, la migliaia di ambiguità e furberie che hanno caratterizzato il Pds/Ds all’impedirci di far breccia nella società. Se si continua su questa via si rischia veramente, come ha sottolineato Miriam Mafai, di ridursi all’irrilevanza strategica e la nullità politica per almeno un decennio.