Il Covile | Indice Newsletter (2001-2009)

Il Covile - N.o 15 (25.10.2001) Il principe di Salina e gli Americani

ANCORA SULL'INTERVENTO DI LEONARDO


Ricevo da Stefano Miniati:
La testa del Tirabassi è sempre di prima qualità, e quando ci si mette produce cose interessanti. Bello lo stile "à la Tractatus": lo lascerei così, fossi in lui. Mi puoi dare il suo indirizzo e-mail? Ma a Sofri gliele mandi le tue news, se ha l' uso del computer?

L'indirizzo gli verrà spedito direttamente. Adriano Sofri purtroppo non può disporre di Internet.
Per quanto riguarda l'intervento tirabassiano, l'ho distribuito subito dopo una frettolosa letta: mi sembrava proprio il caso di farlo circolare. Rileggendolo con più calma l'ho trovato veramente buono e invito gli amici ad intervenire in merito. Da parte mia sto preparando qualcosa... A proposito della forma, non consiglierei Leonardo di lasciarla così: togliendo qualche ripetizione e rendendo il testo appena un po' più leggibile, senza toccare lo stile, forse si aiuterebbe la comprensione. Rimarrà comunque materiale per adulti.

MANIFESTARE PER GLI AMERICANI.


La proposta di Giuliano Ferrara di marciare dietro la bandiera americana, ha inquietato molti, troppi. A sinistra, come c'era da aspettarsi, ma anche a destra, abbiamo visto distinguo e malpancismi. Perfino Veneziani, che pure stimo, ha fatto un ingarbugliato intervento per mettere paletti.
A mio avviso, e lo dico pensando innanzitutto a me stesso, tutte queste difficoltà non traggono origine dalla politica, ma da qualcosa di più profondo. E non sono neppure solo italiane, ma ci accomunano ad altri popoli europei in una generale supponenza verso gli americani.
Mi sembrano illuminanti le parole del Principe di Salina a Chevalley:
"Le racconterò un aneddoto personale. Due o tre giorni prima che Garibaldi entrasse a Palermo mi furono presentati alcuni ufficiali di marina inglesi [...] . Uno di loro, poi, mi chiese che cosa veramente venissero a fare, qui in Sicilia, quei volontari italiani- 'They are coming to teach us good manners' risposi 'but not wont succeed, because we are gods.' 'Vengono per insegnarci le buone creanze ma non lo potranno fare perché noi siamo dei'. Credo che non comprendessero, ma risero e se ne andarono. Così rispondo anche a Lei; caro Chevalley: i Siciliani non vorranno mai migliorare per la semplice ragione che credono di essere perfetti: la loro vanità è più forte della loro miseria; ogni intromissione di estranei sia per origine sia anche, se si tratta di Siciliani, per indipendenza di spirito, sconvolge il loro vaneggiare di raggiunta compiutezza, rischia di turbare la loro compiaciuta attesa del nulla; calpestati da una diecina di popoli differenti essi credono di avere un passa
to imperiale che dà loro diritto a funerali sontuosi."
Da quanto tempo gli americani hanno un amore, e anche un complesso, nei confronti della cultura europea? Da quanto rispondiamo alla loro domanda con uno sprezzo da Volpe e l'uva, con un subalterno scimmiottamento, o, più spesso, con le due cose insieme?
E se provassimo, accettando una volta per tutte la realtà (che l'onore e l'onere della conduzione dell'impero toccano a loro), a mostrare la possibilità di un'amicizia che permetta un proficuo scambio delle rispettive qualità?
Ed anche, più semplicemente, perché non far loro capire, in questo momento di tristezza e di paura, che gli siamo vicini?
Quella di Ferrara è un'ottima e tempestiva proposta, non sarò alla manifestazione del 10 novembre, e mi dispiace un po', solo perché altrimenti impegnato.