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Il Covile - N.o 22 (10.11.2001) Interviene Riccardo Zucconi - La mia sulla guerra

Questo numero


Ancora due interventi sulla guerra:
 
- il primo è dell'amico Riccardo Zucconi, che con questo contributo inaugura la sua partecipazione alla newsletter
 
- il secondo è mio, richiestomi dal Tirabassi mentre eravamo insieme su un ulivo di Vincenzo per l'annuale raccolta.

 

 

Riccardo Zucconi


Caro Stefano
grazie per la NEWSLETTER. Questo tuo lavoro ci fornisce uno strumento di riflessione in un momento in cui tutti ne abbiamo un gran bisogno.
Grazie anche al Tirabassi per l'ottimo documento, specie la parte finale.
Da parte mia sento il bisogno di comunicare una angoscia che mi ha preso dall'11 settembre e continua a farmi cattiva compagnia.
Erano anni che pensavo a queste cose, tanto che sono anche lo spunto del mio romanzo Cuore di carta: l'attacco a New York da parte di terroristi islamici e quale sarebbero stati gli scenari seguenti. Quali trasformazioni avremmo dovuto subire ed affrontare per continuare a vivere.
Nel mio libro l'attacco è subito atomico, tecnicamente molto più facile che dirottare quattro grandi jet su tali bersagli.
La catastrofe atomica è solo rinviata, non so se di giorni o di anni, ma possiamo esser certi che succederà. Con le decine di valigette atomiche di cui, nella dissoluzione dell'impero sovietico, si sono perse le tracce ed è facile immaginare in che mani siano finite.
Credo non sia stato facile per nessuno vivere per decenni con l'incubo della guerra atomica. Ma almeno questi arsenali erano nel controllo rigido di governi forti e di grandi nazioni. Adesso siamo al caos e nel futuro sarà sempre peggio.
Il mondo è pieno di scienziati delinquenti pronti a costruire un ordigno per denaro, senza contare quelli degli "stati canaglia". Non esistono barriere etiche.
Occupandomi di Amnesty International in sud America so benissimo quanti bambini spariscono per essere sezionati e prelevargli gli organi. Per farlo, e reimpiantarli, occorrono bravi chirurghi. Credo che moralmente sia peggio di costruire un atomica e venderla a terroristi. In questo caso ci può essere almeno la scusa del fanatismo politico.
Tutto questo per dire che l'occidente è del tutto inadeguato a combattere questa guerra contro fantasmi. Occuperemo l'Afganistan (e non c'è altra soluzione).
Forse riusciremo a smantellare Al Qaida e garantirci qualche anno di tranquillità.
Ma il disastro sarà solo rimandato. Di fronte ad armi nucleari e chimiche così letali ( ed altre ne saranno fabbricate nei prossimi anni), va totalmente rivista l'organizzazione della società.
Viene da ridere, o da piangere, a leggere in questi giorni che il tribunale di Catania ha rimesso in libertà, dopo lievi condanne, la banda di criminali che stava trattando la vendita di 8 barre di uranio ad un falso arabo (un agente della finanza) per venti miliardi. La perizia le aveva giudicate totalmente innocue, si potevano anche ingerire, testuale.
Con ognuna di queste barre è un gioco da ragazzi produrre una atomica sporca, anche facendola saltare con una bombola di gas. Il fall-out radioattivo costringerebbe ad evacuare una città come Roma e a renderla inabitabile per secoli.
L'unico ancora in carcere della banda si rifiuta di dire dove sono finite le sette barre mancanti, tanto fra qualche mese sarà scarcerato.
Mi sembra un caso emblematico dell'inadeguatezza di leggi, di schemi mentali, di buon senso. Ed è così dappertutto.
Ha ragione la Fallaci. siamo una società imbelle, da fine impero romano.
Se vogliamo davvero fronteggiare questa minaccia, che da ora in avanti sarà perpetua, dovremo costruire una società spietata, di altissimo contenuto etico e morale, proprio per legittimare questa spietatezza. E fatalmente abituarci a ridotti spazi di libertà individuale.
Detto così sembra un incubo, ma, per chi lo ha letto, Cuore di carta è un romanzo di amore, pieno di umanità dalla prima all'ultima riga. Le due cose non sono inconciliabili.
 
Riccardo Zucconi
venerdì 9 novembre a Firenze
 
P.S. alla luce della matrice ecologista di molti di noi, ogni tanto mi pongo una domanda: dal momento che siamo tutti convinti che il modello di vita occidentale non è sopportabile all'infinito per il pianeta e che, senza un cambio deciso di rotta, si può arrivare anche all'estinzione della vita sulla terra, non sarà che queste masse cenciose e ignoranti di talebani ed affini, contrari al progresso ed al consumismo in modo fanatico, alla fine non abbiano ragione a volerci fermare a qualsiasi costo?
 

Qualche nota stimolata dal documento di Leonardo Tirabassi



Adotterò anch'io il sistema di Leo, procedendo per punti disorganici.
 
1 In questa vicenda emergono
 
a) lo scontro tra fanatismo ideologico-religioso e ordine imperiale
 
b) quello tra Islam e Occidente cristiano
 
c) la "crisi ecologica" dell'utopia tecnocratica e della globalizzazione.
 

2 I ragionamenti di qualche utilità, e quindi anche più razionali, sono quelli che non dimenticano mai:
 
a) la differenza tra scelte che POSSIAMO fare, o sulle quali abbiamo, magari alla lontana, modo di incidere, e quelle che comunque hanno fatto, o faranno altri o che NESSUNO è in grado di fare.
Per essere più chiari: non solo non abbiamo deciso noi di lanciare aerei su NY, né di rispondere a Bin Laden con le armi, ma non potevamo neppure decidere di far cambiare vita all'Occidente. E questo, che auspicheremmo, non sarebbe possibile neppure, e magari lo vorrebbe, a Bush.
Ne L'uomo senza qualità si discute a lungo sulla questione, per concludere che "non esistono regressi volontari".
Una possibile conversione dell'Occidente, se sarà, sarà stata prodotta forze maggiori.
 
b) il fatto che non stiamo osservando un evento storico dal di fuori, ma che ci siamo dentro, con le nostre famiglie, i nostri amici ecc. In questo circolo non c'è posto per chi dice (ma soprattutto pensa), come se fosse di passaggio, "in questo paese": questo è il "nostro paese" e la sua sorte ci coinvolge carnalmente.
 
3 Da buon reazionario, e vi tedio richiamando ancora Dàvila, trovo conforto all'oscurità che tutti vediamo nell'orizzonte, ricordando ancora una volta che, per fortuna, l'uomo non ha l'ultima parola. Lo stesso Heidegger diceva "Solo Dio ci può salvare".
 
4 Leonardo, al punto 1 afferma: "Il terrorismo è la prosecuzione della guerra totale del Novecento: esso è cioè ideologico…".
Più che un'osservazione mi permetto una digressione.
Conosco almeno due precedenti storici che hanno importanti affinità: impero (o cristianità, ma è noto che il cristianesimo è, anche, il modo col quale l'impero romano è sopravvissuto) contro terrorismo religioso.
Il primo è la guerra di Tito contro il terrorismo zelota, che si concluse con la distruzione di Gerusalemme nel 70. Gli zeloti seminavano il terrore anche tra la maggioranza moderata degli ebrei, fino a portare tutto il popolo alla rovina.
Il secondo è la spedizione contro i catari, la cosiddetta "Crociata contro gli Albigesi". Roma interviene quando gli gnostici, finanziati e protetti per fini di potere dai nobili della zona, di fronte al contrasto dialettico (lanciato in grande stile da San Domenico) scelgono la strada del terrorismo: uccisione del legato papale, agguato a S.Pietro Martire a Milano.
 
5 Leonardo, ma anche Baudrillard, sottolineano l'aspetto di antagonismo acefalo, rizomatico, del terrorismo (È probabilmente il terrorismo che sfrutta l'Islam, non viceversa).
E' possibile che questa guerra si concluda col collasso dell'Occidente e del suo sviluppo impazzito. Forse tutto questo prima avverrà e meglio sarà per il genere umano, ma ancora ripeto: non saremo noi a deciderlo e inoltre anche noi ne pagheremo le conseguenze.
Il modello che mi viene davanti è quello dei cristiani del tardo Impero: mentre combattevano contro i barbari, e le legioni cristiane primeggiavano, avevano in mente qualcosa che andava oltre l'impero.
Quando l'impero è crollato e i barbari hanno vinto, i cristiani erano ancora lì e hanno convertito i vincitori riuscendo a creare un ordine ancora superiore.
 
SB