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Il Covile - N.o 30 (7.12.2001) Curiosità letterarie: Giuseppe Tomasi di Lampedusa e Frances Burnett Hodgson

L’esplorazione delle stanze desolate nel Giardino Segreto e nel Gattopardo: topos letterario o prestito?


Sono intriganti le corrispondenze tra i due brani che presento sotto. La domanda sorge spontanea: Tomasi di Lampedusa conosceva il capolavoro della Burnett? È piuttosto probabile, data la sua passione per la letteratura inglese, ma andrebbe fatto un controllo. Qualcuno mi può aiutare? E ancora, questa analogia è gia stata rilevata da qualcuno?
SB

Frances Hodgson Burnett (1849-1924), Il Giardino Segreto, prima edizione 1909-1911

"Cento stanze in cui nessuno entra mai?! – esclamò. – Somiglia al Giardino Segreto! Se andassimo a vederle? Tu potresti spingere la mia sedia, e nessuno saprebbe dove andiamo!
– È ciò che pensavo – rispose Mary. – Nessuno ardirebbe di seguirci. Ci sono delle gallerie, dove tu potresti correre, e potremmo farvi anche i nostri esercizi. C’è una piccola stanza indiana, dove ci sono tanti elefanti d’avorio. E ci sono statue di ogni genere.
– Suona il campanello! –
Quando la governante entrò, egli dètte i suoi ordini:
– Voglio la mia sedia. Io e Miss Mary andremo a vedere quella parte della casa che non è abitata. John mi può spingere fino alla galleria dei quadri, perché lì ci sono degli scalini da salire. Poi egli deve andarsene e lasciarci soli, finché non lo richiamerò. –
I giorni di pioggia non parvero più punto noiosi, da quella mattina in poi.
Quando il servitore, dopo aver spinto la sedia sino alla galleria dei quadri, se ne andò, obbediente agli ordini ricevuti, Colin e Mary, rimasti soli, si guardarono felici. E, quando Mary si fu assicurata che John aveva realmente ripreso la sua strada verso le stanze di servizio, al piano inferiore, Colin saltò giù dalla sedia.
– Ora correrò da cima a fondo della galleria, – disse, – Poi salterò, e faremo gli esercizi di Bob Haworth. –
E fecero tutto questo, ed anche molte altre cose. Guardarono i quadri, e vi trovarono la bambinetta vestita di broccato verde, col pappagallo in mano.
– Tutti questi personaggi – osservò Colin – devono essere miei antenati. Questa, del pappagallo, credo che sia una delle mie pro… pro… pro… pro-zie. Somiglia un poco a te, Mary; non come sei ora, ma come eri quando venisti qui. Ora sei molto meno magra e più carina.
– Anche tu – rispose Mary; e cominciarono insieme a ridere.
Andarono nella stanza indiana e si divertirono con gli elefanti d’avorio. Trovarono il salottino di broccato rosa, e il buco che i topi avevano fatto nel cuscino; ma ora i topini erano cresciuti e se n’erano andati, lasciando il buco vuoto. Poi videro nuove stanze e scoprirono molte cose, che Mary non aveva visto nel suo primo giro. Trovarono nuovi corridoi, e brevi tratti di scale, quadri antichi, e tanti vecchi oggetti strani, di cui non poterono capire l’uso.
Fu una mattina curiosa e divertente, e quel giro misterioso di scoperta, nella stessa casa dove erano tante altre persone, dalle quali pure si sentivano lontani le mille miglia, era molto attraente."

Giuseppe Tomasi di Lampedusa (1896-1957), Il Gattopardo prima edizione 1958

"Tancredi voleva che Angelica conoscesse tutto il palazzo nel suo complesso inestricabile di foresterie vecchie e foresterie nuove, appartamenti di rappresentanza, cucine, cappelle, teatri, quadrerie, rimesse odorose di cuoi, scuderie, serre afose, passaggi, anditi, scalette, terrazzini e porticati, e soprattutto di una serie di appartamenti smessi e disabitati, abbandonati da decenni e che formavano un’intrico labirintico e misterioso. ... Le scorribande attraverso il quasi illimitato edificio erano interminabili; si partiva come verso una terra incognita, ed incognita era davvero perché in parecchi di quegli appartamenti sperduti neppure Don Fabrizio aveva mai posto piede, il che del resto, gli era cagione di non piccolo compiacimento perché soleva dire che un palazzo del quale si conoscessero tutte le stanze non era degno di essere abitato. I due innamorati s’imbarcavano verso Citera su una nave fatta di camere cupe e di camere solatie, di ambienti sfarzosi o miserabili, vuoti o affollati di relitti di mobilio eterogeneo. Partivano accompagnati da mademoiselle Dombreuil o da Cavriaghi (padre Pirrone con la sagacia del suo ordine si rifiutò sempre di farlo), talvolta da tutti e due; la decenza esteriore era salva. Ma nel palazzo non era difficile fuorviare chi volesse seguirvi: bastava infilare un corridoio […] svoltare per un ballatoio, salire una scaletta complice, e i due ragazzi erano lontano, invisibili, soli come su un’isola deserta. Restavano a guardarli soltanto un ritratto a pastello sfumato via […] Negli appartamenti abbandonati le camere non avevano né fisionomia precisa né nome; e come gli scopritori del Nuovo Mondo essi battezzavano gli ambienti attraversati col nome di ciò che in essi era accaduto a loro […] Un pomeriggio rinvennero dentro un cassettone con tre gambe quattro carillons, di quelle scatole per musica delle quali si dilettava l’artificiosa ingenuità del Settecento."

 

Confronto


Stanze abbandonate

Giardino Segreto : "Cento stanze in cui nessuno entra mai?! – esclamò. – Somiglia al Giardino Segreto! Se andassimo a vederle? Tu potresti spingere la mia sedia, e nessuno saprebbe dove andiamo!
– È ciò che pensavo – rispose Mary. – Nessuno ardirebbe di seguirci. Ci sono delle gallerie, dove tu potresti correre, e potremmo farvi anche i nostri esercizi. C’è una piccola stanza indiana, dove ci sono tanti elefanti d’avorio. E ci sono statue di ogni genere."

 
Gattopardo : "Tancredi voleva che Angelica conoscesse tutto il palazzo nel suo complesso inestricabile di foresterie vecchie e foresterie nuove, appartamenti di rappresentanza, cucine, cappelle, teatri, quadrerie, rimesse odorose di cuoi, scuderie, serre afose, passaggi, anditi, scalette, terrazzini e porticati, e soprattutto di una serie di appartamenti smessi e disabitati, abbandonati da decenni e che formavano un’intrico labirintico e misterioso."
 

Corteo

Giardino Segreto : "Quando la governante entrò, egli dètte i suoi ordini:
– Voglio la mia sedia. Io e Miss Mary andremo a vedere quella parte della casa che non è abitata. John mi può spingere fino alla galleria dei quadri, perché lì ci sono degli scalini da salire. Poi egli deve andarsene e lasciarci soli, finché non lo richiamerò. –
I giorni di pioggia non parvero più punto noiosi, da quella mattina in poi.
Quando il servitore, dopo aver spinto la sedia sino alla galleria dei quadri, se ne andò, obbediente agli ordini ricevuti"

 
Gattopardo : "I due innamorati s’imbarcavano verso Citera su una nave fatta di camere cupe e di camere solatie, di ambienti sfarzosi o miserabili, vuoti o affollati di relitti di mobilio eterogeneo.
Partivano accompagnati da mademoiselle Dombreuil o da Cavriaghi (padre Pirrone con la sagacia del suo ordine si rifiutò sempre di farlo), talvolta da tutti e due; la decenza esteriore era salva. Ma nel palazzo non era difficile fuorviare chi volesse seguirvi: bastava infilare un corridoio […] svoltare per un ballatoio, salire una scaletta complice."

 

Soli

Giardino Segreto : "Colin e Mary, rimasti soli, si guardarono felici."
 
Gattopardo : "e i due ragazzi erano lontano, invisibili, soli come su un’isola deserta"
 

Ritratto

Giardino Segreto : "Guardarono i quadri, e vi trovarono la bambinetta vestita di broccato verde"
 
Gattopardo : "Restavano a guardarli soltanto un ritratto a pastello sfumato via"
 

Viaggio

Giardino Segreto : "Andarono nella stanza indiana e si divertirono con gli elefanti d’avorio. Trovarono il salottino di broccato rosa, e il buco che i topi avevano fatto nel cuscino; ma ora i topini erano cresciuti e se n’erano andati, lasciando il buco vuoto. Poi videro nuove stanze e scoprirono molte cose, che Mary non aveva visto nel suo primo giro. Trovarono nuovi corridoi, e brevi tratti di scale, quadri antichi, e tanti vecchi oggetti strani, di cui non poterono capire l’uso."
 
Gattopardo : "Negli appartamenti abbandonati le camere non avevano né fisionomia precisa né nome; e come gli scopritori del Nuovo Mondo essi battezzavano gli ambienti attraversati col nome di ciò che in essi era accaduto a loro […] Un pomeriggio rinvennero dentro un cassettone con tre gambe quattro carillons, di quelle scatole per musica delle quali si dilettava l’artificiosa ingenuità del Settecento."