Il Covile | Indice Newsletter (2001-2009)

Il Covile - N.o 32 (15.12.2001) Commenti su Papa versus Card. Martini

IN TEMPO REALE


La lettera di Claudio Marcello, stilata con la prontezza del tennista, mi ha veramente scaldato il cuore: non soltanto perché pare confermare che questo mio impegno non è vano, ma, soprattutto per il suo contenuto, che offro anche alla vostra meditazione. Io, se capisco bene, sono completamente d'accordo.
E mentre stavo scrivendo, la coppa trabocca, è arrivato il commento di una nuova amica alla quale cedo subito la parola.
 

GABRIELLA ANTONINI


Bravo a Riccardo Zucconi (mi pare) o bravi che non vi è sfuggito l'ottimo l'articolo del foglio di due giorni fa con l'intervento del Papa e l'omelia del Card. Martini! Io ho comprato il Foglio quel giorno appositamente! Comunque grazie perché così mi sarà più comodo inviarlo a qualche amico. Non ho il tempo (né la voglia per la verità) di commentare ampiamente... ma il Papa ha una visione più globale, meno legata alle cose di casa nostra come invece fa il Card. Martini sempre più spesso.
Salutissimi.
 
Gabriella Antonini
 

CLAUDIO MARCELLO


Stefano, in merito agli scritti di Galimberti e Ferrara, ma fuori da ogni schema di strutturato personale intervento, che invece mi propongo di fare presto, con toni leggeri, ti dico: sto con il Papa, con la sua visione difficile, proprio perché reale, della storia del mondo e della sua "eventuale" salvezza. Con i paradossi: (il perdono) e con la provocazione (la scienza). E' con questi strumenti - propri di una condizione umana non scelta dagli uomini - che si può ipotizzare un migliore domani. Lo si può fare perché con coscienza pulita, vergine di ideologismi, povera di risorse precostituite che di più sia impossibile. E' la nuda verità, è la condizione umana. Punto.
 
Altro è il discorso del Cardinale, (un tempo mi piaceva tanto...), certamente evocativo di paradisi dietro rivoluzioni; di abbandono di costumi per nuove ideologie, e nuovi uomini (per altri scopi già sentite queste parole). Il problema non è inseguire altri mondi, ma adoperare le risorse "divine" presenti in ogni uomo, per erigere qui, con le stesse pietre disponibili, la città di Dio: e quindi dell'Uomo. E viceversa. Non è bestemmia. O Dio si è fatto uomo e l'uomo è parte di Dio o non serve cercare strade di perfezione o di articolate architetture per raggiungerlo. Figuriamoci se poi le architetture hanno pure il sapore di una militanza. Oggi, o forse mai, c'è o ci sarà un mondo di Cesare che collimi con il mondo del Dio; sono i singoli uomini che sommando le loro intime virtù costruiscono o costruiranno tale mondo. Su quello, allora, il Cesare di turno - se illuminato - capirà di issare la giusta bandiera di riferimento per tutti.
 
Claudio Marcello Rossi