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Il Covile - N.o 35 (27.12.2001) Scorcio di fine anno

Scorcio di fine anno


Siccome questa è una NL, e non un periodico, non penso sia bene accumulare il materiale che mi arriva e distribuirlo nel tempo, ma credo che debba essere subito messo in circolo.
Ecco quindi, caldi caldi, il commento di Claudio Marcello sull'articolo di Socci e la scheda su Cormac Mc Carthy che Omar Wisyam ha gentilmente preparato per voi (a questa ho aggiunto una glossa).
Si tratta di un autore che non conoscevo: Omar ne parlava nella sua presentazione
(in http://it.geocities.com/omar_wisyam ) e mi sono incuriosito
"Omar Wisyam da sempre ha amato leggere. Si ricorda dell'Isola misteriosa come di quella del tesoro. Kafka è stato per lungo tempo il suo autore preferito, prima di diventare genero e padre. Due anni fa ha letto per la prima volta Cormac McCarthy, sebbene gli sembrasse di averlo già conosciuto."

In questi giorni di vacanza ho sperimentato personalmente Cavalli selvaggi e vi posso dire che è veramente buono: un vero western.
 
P.S. Per chi è interessato alle rarefatte atmosfere della critica-critica, l'indice generale della produzione notturna del misterioso Omar è
http://it.geocities.com/omar_wisyam/lemille.html

 

Claudio Marcello su Antonio Socci


Hai fatto bene a riprendere il "pezzo" di Antonio Socci. L'avevo letto il giorno che uscì: una cattedra di insegnamento civile, etico, religioso. E' bello poi che l'autore sia un giovane, l'ispida barba mal rasata, i capelli non obbedienti: sembrerebbe disegnato apposta per un'ennesima replica del personaggio "né contro - né a favore, per intanto si insulta, la società ne ha la colpa". Invece eccolo lì, anche ruggente di energia contestando dal vivo o per scritto chi si esprime senza intelligenza e cuore.
Poi, a proposito di quanto leggo sulla NL sul Papa, la Fede... mi ricordo di una frase ripresa:
"Secondo Payreson - dice Beneventos - una filosofia razionalistica non sarà mai disposta ad accettare l'impossibilità di dissipare ogni ombra; essa non si ferma di fronte alla terribile relatà del male e non potendo cancellarlo nella sua realtà negativa, lo inserisce in un quadro più vasto, si che ne risulti attenuato, minimizzato......E' ormai tempo che la filosofia rinnovi i suoi contenuti attingendo al mito, fonte inesauribile di ogni discorso importante e decisivo per l'umanità" (pag. 21 Morro UM ).
E così la fede: fonte inesauribile, ecc.
 
Claudio Marcello
 

Invito alla lettura: Cormac Mc Carthy


Scriverò due o tre cose su Cormac Mc Carthy come se chi legge non ne sapesse nulla, e potrebbero risultare banalità eccessive anche per chi ne ha letto un solo romanzo.
Mc Carthy è stato pubblicato da Guida e poi soprattutto da Einaudi. I titoli: Figlio di Dio, Il buio fuori, Meridiano di sangue, Cavalli selvaggi (1), Oltre il confine (2), Città della pianura (3). Gli ultimi sono numerati in quanto trattasi di una trilogia.
Non quanti critici abbiano scritto su Mc Carthy, ma, tra gli altri, ne ha scritto Harold Bloom, del quale riporterò alcune (tre) citazioni:
“Meridiano di sangue rappresenta il vero romanzo apocalittico americano, più attuale nel Duemila di quanto fosse quindici anni fa. Questo romanzo consolida la fama indiscussa di Moby Dick e Mentre morivo, poiché Cormac Mc Carthy è il degno discepolo di Melville e Faulkner”.
 
“Poiché la mia principale preoccupazione è il lettore, inizierò confessando che i miei primi due tentativi di leggere l'opera sono falliti, perché sono fuggito davanti alla straziante carneficina descritta dall'autore”.
 
“A mano a mano che impariamo a sopportare i massacri descritti da Mc Carthy, ci abituiamo allo stile raffinato del romanzo, ancora una volta chiaramente shakespeariano e faulkneriano”.
Il protagonista, se Moby Dick è protagonista del romanzo omonimo, è il giudice albino; ma costui, Holden, è un arconte gnostico? Bloom dice di no, ma mi chiedo, perché un arconte gnostico non potrebbe rappresentare l'arcadia americana?
Dire, come dice Bloom, che solo Jago è degno di essere accostato al giudice è riduttivo, per il giudice.
Comunque si tratta di un romanzo sull'essere costitutivo del male. Le apparizioni del male sembrano casuali, in una prima lettura (dice Bloom), oppure il male sembra onnipresente, ma se fosse anche un romanzo storico avrebbe trovato conferma nell'Afghanistan e prima nel Kossovo - per questo Bloom dice che è attuale adesso, e più di quanto fosse lo fosse nel 1985, l'anno di pubblicazione.
La mitologia e l'epica hanno confidenza con l'apparente casualità del male, e trovano saggezza nella rassegnazione alla fallacità dell'apparenza e soprattutto dei sensi. Dunque si tratta di un romanzo che riesce a legare, con la potenza ctonia, il mito funesto dell'America con quello antico.
 
Omar Wisyam
 

Glossario: Arconti Gnostici


Archôn /Archontes è il nome che nel Nuovo Testamento viene dato al/ai “Prìncipe/i di questo mondo” per indicare il demonio e i suoi. Al contrario, massoni e guenoniani ritengono che il “Re del mondo” sia il custode della tradizione primordiale. Ecco un piccolo florilegio:
 
Giovanni 12,31 “Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. / nun krisis estin tou kosmou toutou nun o archôn tou kosmou toutou ekblêthêsetai exô”
 
Giovanni 14, 30 “Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe del mondo; egli non ha nessun potere su di me, / ab=ouketi ts=ouk ts=eti polla lalêsô meth umôn erchetai gar o tou kosmou ts=toutou archôn kai en emoi ouk echei ouden”
 
Giovanni 16,11 “... perché il principe di questo mondo è stato giudicato. / peri de kriseôs oti o archôn tou kosmou toutou kekritai”
 
Atti 4,26 “Si sollevarono i re della terra e i principi si radunarono insieme, contro il Signore e contro il suo Cristo; / parestêsan oi basileis tês gês kai oi archontes sunêchthêsan epi to auto kata tou kuriou kai kata tou christou autou”
 
Efesini 2,2 “… seguendo il principe delle potenze dell'aria, quello spirito che ora opera negli uomini ribelli. / en ais pote periepatêsate kata ton aiôna tou kosmou toutou kata ton archonta tês exousias tou aeros tou pneumatos tou nun energountos en tois uiois tês apeitheias”