Il Covile | Indice Newsletter (2001-2009)

Il Covile - N.o 40 (11.1.2002) Massimiliano Ciliberto - Costanzo Preve

Questo numero


 
1) Tra i lettori di questa NL abbondano, insieme ai medici, gli insegnanti. Penso che ad entrambe le categorie potrà interessare questo stralcio da un documento di Costanzo Preve, uno studioso tra i più seri che conosca. Il documento, del 1998 quindi non recente, è contro la gestione berlingueriana (il fantomatico Omar direbbe "la nihilazione") della scuola. L'ho scoperto solo ora ed ho dovuto congratularmi di persona con l'autore, che avevo conosciuto una trentina di anni fa in altri contesti, per la chiarezza delle idee, che condivido in tanta parte.
 
2) Intanto ecco arrivare un altro contributo, non più involontario (vedi NL n°13 del 21 ottobre scorso), di Massimiliano Ciliberto. Degno di nota è che, credo primo, Massimiliano accetta l'invito di Iacopo Cricelli e si presenta. L'intervento non ha bisogno di miei commenti: il primo ne ebbe di encomiastici da parte dei lettori.
 
3) Una comunicazione: I.C. il nostro alacre, e insonne, webmaster ha completato un'altra parte del sito: quello sulla Buona Battaglia
 

MASSIMILIANO CILIBERTO SI PRESENTA


Signor Borselli, qualche mese fa lei ha notato un mio articolo sul sito dei Democratici di Sinistra e lo ha inserito nella sua newsletter, spero che si ricordi.
Visto che lo ha trovato interessante le invio un nuovo contributo al dibattito interno alla Quercia. Prima però mi presento. Mi chiamo Massimiliano Ciliberto, ho 25 anni, sono laureato in Scienze Politiche e da qualche mese vivo in Inghilterra. Per il momento sono ancora un militante dei DS. A questo proposito correggo un errore della volta scorsa; lei mi ha definito "un dalemiano", ebbene io al congresso ha votato la mozione Morando. Giusto per precisare.
La saluto e complimenti per la sua interessante newsletter.
 

IL GOVERNO VA MALE MA LA GENTE... di Massimilano Ciliberto


Da un recente sondaggio (la Repubblica del 7 gennaio) risulta che il consenso degli italiani verso il governo è aumentato, seppure ne siano meno soddisfatti.
Il che vuol dire che nonostante le varie e gravi figuracce internazionali, la mancata realizzazione delle promesse della campagna elettorale, la crisi tra i suoi stessi ministri (Taormina e Ruggiero), la maggioranza degli italiani rivoterebbe per Silvio Berlusconi pur non essendone soddisfatta.
Questo apparente paradosso può essere spiegato dalla teoria dell'idiozia del nostro popolo, tanto cara ai radical-chic irrinunciabili.
La realtà è che un simile comportamento di voto è dovuto a due fattori. Uno è che malgrado tutto sono passati solo 8 mesi dalla vittoria della CdL. Gli italiani sono ancora "in luna di miele" con il loro leader carismatico e, malgrado il Cav. non ne stia facendo una giusta, gli rinnovano la loro fiducia. Insomma il sig. Rossi guarda perplesso quello che accade e dice: "Beh è ancora presto per parlare di fallimento". Indubbiamente quello del sig. Rossi è una risposta di buon senso e razionale. Ma è anche segno di buon senso tenere conto del proverbio: "il buon giorno si vede dal mattino".
Questo l'elettore lo sa e per questo la fiducia è in calo.
L'altro fattore riguarda l'opposizione al governo della CdL. Sembra che gli italiani, piuttosto che votare Ulivo siano disposti a tenersi l'attuale governo. Un po' come in UK a cavallo tra gli anni 80 e 90. La gente era stufa della Theatcher, ma piuttosto che votare il Labour di Kinnock, per dirla con il compianto Indro, "si turava il naso e votava Tory".
Il paragone non è casuale, perché i laburisti vinsero solo dopo un faticoso cammino di rinnovamento imposto loro dalla diarchia Blair-Brown.
In Italia il PCI è diventato DS, fa parte del PSE da 10 anni, ha dato prova di affidabilità democratica e di capacità di governo eppure ancora non convince l'elettore italiano. Anzi, da quando è stato eletto il nuovo segretario la Quercia è sprofondata al 12% nelle intenzioni di voto, mentre tutto l'Ulivo non riesce a superare il 40% (ricordo che la CdL è accreditata al 50%). Segno evidente che la coalizione non riesce ad attrarre l'elettorato berlusconiano, la Margherita cresce (per il momento) solo grazie al disfacimento dei DS.
 
Questa crisi di consensi a mio parere è dovuta
 
alla carenza di forza propositiva dell'opposizione, capace solo di mettere in risalto gli errori della maggioranza ma incapace di proporre soluzioni alternative (il caso rogatorie docet)
 
al non avere una sola voce che faccia da sintesi alle varie anime, al contrario infinite voci si dannano l'anima combattendosi tra loro.
 
Riguardo i DS poi, a questi problemi si aggiunge una grave crisi di identità (che probabilmente porterà all'implosione il partito) e un isterilimento totale della base (quella dell'Ottavo nano non era parodia ma bensì una rappresentazione realistica della realtà). Una situazione praticamente identica a quella del PSI di Craxi, con la differenza che almeno Bettino, oltre a stare al governo, almeno era riuscito a dare al Garofano una qualche identità. E finché i dirigenti diessini rimarranno chiusi nella loro autoreferenzialità, finché continuerà il gioco perverso delle correnti e sottocorrenti, finché SG continuerà a sfornare quadri carrieristi e incompetenti, finché si seguiranno personaggi alla Deaglio e Flores D'Arcais, finché continueremo su questa strada allora 20 anni di opposizione non ce li leva neanche il peggior Berlusconi.
 

COSTANZO PREVE (da LA QUESTIONE SCOLASTICA E LA RIFORMA BERLINGUER - 1998)


Il testo integrale è pubblicato in: www.rivistaindipendenza.org
 
È giunto il momento di stringere, cioè di chiudere.
 
Prima, però, regalerò al fedele lettore un breve intermezzo autobiografico. Il lettore munito di elementari rudimenti di analisi stilistica potrebbe essere portato a pensare che lo scrivente odi tipi umani alla Luigi Berlinguer, prodotti clonati della decadenza tosco-emiliana del comunismo storico novecentesco, e che questo odio non viene neppure nascosto. Ebbene, il lettore avrebbe ragione.
 
È vero che la mamma e la nonna mi hanno insegnato a non odiare nessuno, e che lo stesso odio è pur sempre un sentimento forte e dignitoso, che questi banali burocrati postcomunisti non meritano, perché la loro banalità non suscita che disagio e curiosità. Ma a fianco del disagio e della curiosità vorrei indicare anche un innocuo ricordo personale.
 
Tornato dagli studi all'estero circa trent'anni fa avevo deciso di non scegliere in alcun modo una professione che implicasse comunque un'attività di tipo capitalistico-aziendale-imprenditoriale, anche se questo avesse implicato bassi stipendi, eccetera. Certo, nessuno può scegliere il modo di produzione in cui vivere, visto che uno vi è gettato (ausgeworfen). Ma anche nello schiavismo si può sempre fare il filosofo, e nel feudalesimo il monaco. Nel capitalismo vi sono pochissime attività non aziendali, come il medico di base, il viaggiatore esotico ed il professore di liceo. Non potendo fare il medico di base per mancanza di un titolo di studio specifico, ed il viaggiatore per mancanza di soldi e paura dello sradicamento, mi restava solo il professore di liceo, stupenda attività senza aziendalità, senza imprenditorialità, eccetera.
 
Ebbene, proprio ora, alle soglie della pensione, questi politici postcomunisti, diventati maggiordomi degli anonimi mercati finanziari, mi costringono a fare ciò che trent'anni fa pretoni democristiani e massoni laici non avrebbero mai osato concepire, il Gioco del Piccolo Imprenditore Scolastico, dei debiti e dei crediti formativi, della scuola azienda di offerta culturale nel territorio, della corsa fantozzesca agli stipendi differenziati per recuperi, corsi di aggiornamento, cordate di istituto, eccetera. È vero che non lo farò comunque, anche se (a differenza di Cacciari) non sono ricco di famiglia, e dovrò fare almeno un poco il pagliaccio per quieto vivere e per lo stipendio mensile.
 
E qui chiudo l'intermezzo autobiografico: non odio Berlinguer ed i suoi scagnozzi, perché essi non meritano purtroppo un sentimento tanto nobile, fecondo e vivace. Ma è indubbio che un'incontenibile ripugnanza fa da molla personale alle mie osservazioni. Del resto, chi pensa che la radice psicologica personale ed il suo svelamento annullino la pertinenza di un'analisi storica e culturale dovrebbe essere costretto a seguire un corso di aggiornamento obbligatorio (con crediti esigibili) sul nesso fra genesi biografica e psicologica e validità scientifica, letteraria e filosofica.