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Il Covile - N.o 41 (18.1.2002) Verità. Osservazioni psicologiche

Questo breve numero


Mentre siete ancora intenti a terminare la lettura del documento di Costanzo Preve, ne approfitto per celebrare l'arrivo sugli schermi del Signore degli anelli, che tutti andremo a vedere appena ci sarà meno folla, e per pubblicare un mio appunto di qualche tempo fa che recentemente ho scovato in una directory abbandonata.
 

Verità, osservazioni psicologiche


Nell'informatica, il mio lavoro, lottare contro gli errori (chiamati in gergo, affettuosamente, con vari nomignoli: bug, bachi, pulci…) è attività diuturna. Realizzare un programma significa essenzialmente, dopo le fasi iniziali di analisi, progettazione e scrittura, lottare per ripulirlo dagli inevitabili errori, dai bachi. Si è aiutati in questo da appositi strumenti, detti debugger.
 
Gran parte di questa defatigante attività di correzione viene svolta in solitudine, ma non mancano momenti di confronto. Ora, se sei tu ad individuare una contraddizione nel programma di un altro, ti troverai di fronte ad una reazione che può oscillare tra due poli estremi. Qualcuno farà immediatamente sua l'osservazione, mostrandosi grato per l'aiuto, altri resisterà all'evidenza dell'errore, difendendo il suo elaborato con contorti ragionamenti.
 
È mia esperienza che questa differenza di atteggiamento distingue i buoni, o meglio i veri, programmatori dalle mezze calzette.
 
La capacità personale rimanderebbe allora a quella che si può chiamare "rappresentazione psicologica della verità". I primi rivelano infatti una concezione di tipo platonico: la verità per loro è qualcosa di preesistente, da scoprire e contemplare, e quindi di impersonale. E come la verità non è tua, così anche l'errore, che può essere "guardato da lontano". Per i secondi invece la verità si costruisce e si possiede: ed in questo contesto anche l'errore diventa una bruciante sconfitta personale.
 
Stefano Borselli