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Il Covile - N.o 46 (4.2.2002) Leonardo Tirabassi interviene sulla Giustizia

Amici a convegno


Tutti i lettori di questa NL sanno quanto Leonardo Tirabassi si impegni affinché il tono della riflessione non cali e le quattro parti del mondo rimangano sempre sotto il nostro cerebrale controllo. In questi giorni, preparandosi per un convegno, ha scritto queste dense pagine che presentiamo in anteprima.
 
Il Convegno:
 

GIUSTIZIA, LE SCELTE NON FATTE / Riformismo e Garanzie


Interverranno:
Giovanni Pellegrino - Avvocato
Natale D’Amico - Senatore
Ferdinando Imposimato - Magistrato
Enrico Morando - Senatore
 
Firenze, 8 Febbraio 2002 - ore 16:00 Palagio di Parte Guelfa - Salone Brunelleschi
Piazza Parte Guelfa, 1
 
Per informazioni: Comitato Promotore "Libertà Eguale Toscana"
Sen.Anna Maria Bucciarelli Cell. 347-3321071 - E-mail: am.bucciarelli@tiscali.it
Sen.Monica Bettoni Tel.06-67062214 – E-mail: m.bettonibrandani@senato.it
 

LA QUESTIONE DELLA GIUSTIZIA (di Leonardo Tirabassi)


In questi ultimi tempi ci siamo trovati spesso a parlare di giustizia: è di sabato scorso una manifestazione dell’Ulivo che si è trasformata in qualche cosa d’altro e si potrebbe anche ricordare l’ultimo numero di Micromega interamente dedicato alla questione. Pensiamo come molti che questo avvenga non a caso; che non a caso quando in Italia si parla di giustizia si finisce per parlare di qualche cosa d’altro.
 
Ora in tutti vi è la consapevolezza che non si stia discutendo "solo" dello stato della giustizia in Italia, questione pur importantissima. Non è per un accidente che l’Ulivo abbia cercato di riprendere l’iniziativa politica a partire dal tema della giustizia e che la manifestazione di Piazza Navona si sia trasformata in un processo alla leadership della sinistra e che Micromega più che un periodico di discussione politica sembri il notiziario della Procura Milano.
 
Crediamo che francamente sia tardi, fuori tempo massimo ed anche un po’ ipocrita sforzarsi di tenere la discussione della giustizia su di un piano, diciamo così, di "politica giudiziaria".
 
Non si può trattare la questione giudiziaria prima di tre atti che le forze politiche devono compiere: l’accettazione della legittimità a governare di entrambe le parti,compresa la rinuncia a qualsiasi scorciatoia come dice Galli della Loggia de jure, la chiusura di tangentopoli ed il riequilibrio dei poteri tra politica e magistratura attraverso la reintroduzione o l’equivalente dell’immunità parlamentare. Se come dice D’Alema, la magistratura si è sostituita ad una politica debole, allora c’è bisogno che la sfera della politica riprenda l’iniziativa. D’altronde questa sudditanza della politica non può essere tutta attribuita alla stessa politica. Si ritiene al contrario che essa sia stata coltivata, provocata, in una parola, voluta, da settori della magistratura a cui poi si è aggiunto il circo mediatico. Non solo: si ritiene anche che con una continuità tragica con il loro passato i DS abbiano pensato di utilizzare, magari obtorto collo, magari per tatticismo sfrenato, magari per rifarsi una verginità, la testa d’ariete della magistratura senza accorgersi di due conseguenze gravissime. Non hanno valutato attentamente il danno che causavano al Paese e a tutta la sinistra con il risultato di aver allevato una base di militanti ed un proprio elettorato ormai spostato su posizioni massimaliste ingestibili e quindi quasi del tutto perso ad ogni ragionamento di realismo riformista.
 
Ogni discorso riguardo la possibilità di costruzione di uno spazio riformista futuro non può altro che andare al di là dei poli e crediamo anche che ogni ragionamento sui contenuti politici non possa altro che fare i conti con due punti, veri e propri macigni sulla strada di Damasco, che dobbiamo trasformare in due colonne su cui edificare il futuro.
 
Questi due nodi sono la questione socialista degli anni 80, compreso il caso Craxi, e la questione giudiziaria. Ora entrambi i tasselli vanno a formare quel momento storico rappresentato da tangentopoli dalla fine della prima repubblica con annessa fine del proporzionalismo, della centralità dei partiti ecc. Guardate che questi discorsi sono intrecciati assieme.
 
Cioè la questione giudiziaria si incunea entro questioni prettamente politiche, nella storia del paese vissute da esso in modo traumatico ed in parte violento. Essa cioè non solo si colloca in un contesto storico – la crisi della prima repubblica- , ma va letta a partire da un preciso interrogativo: perché la fine della prima repubblica passa attraverso l’azione della Magistratura. Allora, se abbiamo capito bene la lezione del costituzialista Schmitt, il problema è perché la magistratura assume un ruolo politico, perché il sovrano si veste della toga?
 
Cioè la magistratura esce dal proprio alveo per assumere ruoli non propri, si trasforma in soggetto d’azione politica legittimato in modo carismatico, ma fuori della legalità democratica. Non si dica per favore che questa azione straripatrice è stata svolta come conseguenza della debolezza della politica!
 
E’ ovvio che il sistema di potere della Prima repubblica dopo il crollo del Muro non poteva più reggere e che era quasi diventato, come si dice adesso, autoreferenziale. Ma non si possono ricordare le numerose occasioni in cui la politica per dieci anni ha provato a riprendere l’iniziativa ed è stata fermata da esponenti della magistratura e subito parti politiche di sinistra si sono accodate rumorosamente. Si può iniziare con le dimissione dei ministri del PDS dal governo Amato dopo il pronunciamento dei giudici milanesi, con l’assordante silenzio seguito al discorso di Craxi alla Camera, con l’alleanza sempre con la benemerita procura di Milano nel caso del decreto Biondi, la benedizione dell’azione della stessa nel caso della citazione a Berlusconi durante il G8 ecc, fino all’ultimo pronunciamento da parte di Borrelli e di parte della magistratura in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario.
 
Ecco credo che una sinistra democratica, riformista e popolare non abbia condannato duramente queste azioni delle procure, o meglio se anche c’è stata condanna ad essa non sia seguita nessuna iniziativa politica. Sbaglio od era Presidente della Camera un galantuomo sicuramente riformista come Napolitano quando fu tolta l’immunità parlamentare? Anche nell’ultimo caso del pronunciamento di Borrelli, oltre una condanna dei toni eccessivi non si è andati (magari in sedi più private, la verità si è detta). Come in ogni situazione difficile, al centro dell’azione vi sono i convinti zelanti, i giudici, gruppi editoriali e di potere, giornalisti e politici giustizialisti, intorno i simpatizzanti, nel terzo cerchio chi per opportunismo spera di guadagnarci qualcosa, e poi chi è contrario ma ha paura e via, via fino agli avversari. Ecco credo che la posizione della sinistra riformista non sia andata al di là della protesta accorta, persa in troppi distinguo, come se appunto si stesse parlando civilmente portando punti di vista diversi egualmente legittimi.
 
Ma non sembra questo il caso! Se non si vuole esacerbare la questione, bisogna vederla nella sua corretta dimensione e non ci possiamo alleare con chi vuole la sconfitta della politica! Non possiamo essere complici di chi se non fosse ridicolo e minoritario ci porterebbe, per di più senza accorgersene e come ha già fatto in passato, quasi sull’orlo della guerra civile!
 
Non sanno che a gridare che il governo Berlusconi è illegittimo e che va combattuto con tutti i mezzi, poi succede che qualche ragazzino come è successo a Genova, tragicamente ci crede e ci muore?
 
Non mi sembra che l’altra parte dell’Ulivo usi queste delicatezze, non mi sembra che i vari Dalla Chiesa, Ginzborg e compagnia siano sensibili. E allora perché questo vuoto pauroso d’iniziativa? Di cosa si ha paura? Se si tace, non ci si può poi lamentare delle azioni legislative ad hoc e ad personam del governo Berlusconi!
 
La politica in ogni modo deve riprendere l’iniziativa e lo può fare in modo alto con azioni indubbie e disinteressate, atti per cui ci vuole un ampio consenso in Parlamento, o con reazioni di forza, come in una battaglia senza esclusioni di colpi tra settori dello Stato. Bene, dico subito che tra un’azione impropria di un corpo non eletto, ed un’iniziativa legislativa politica di un potere eletto dai cittadini anche se brutta, sbagliata, parziale ecc. scelgo quest’ultima. Questo stato di minorità della politica nei confronti della magistratura, stato che favorisce tutti i poteri che si muovono senza legittimità democratica, non può essere lasciato da risolvere al governo; esso riguarda la salute di tutto il Paese e quindi anche dell’opposizione. Anzi sta all’opposizione l’iniziativa alta di una fuoriuscita dall’eccezione. Finchè la sinistra darà l’idea di subire o di voler utilizzare l’azione della magistratura contro Berlusconi sperando in una sua caduta per via giudiziaria, non ci sarà nessuna speranza per una azione riformista.
 
Ma questo ruolo abnorme della magistratura non è casuale , anch’esso non discende all’iperuranio, ma è tutto dentro la storia d’Italia. Se in un assetto istituzionale guardiamo alla magistratura, si vede che essa intrattiene due rapporti distinti: uno con tutti i cittadini e l’altro con i poteri dello stato. Fino a venti, trenta anni fa l’immagine della magistratura era legata al suo primario rapporto con i cittadini ed era vista come arbitraria, inefficiente e antipopolare; a partire dagli anni ’70 a quell’immagine se ne è aggiunta e sovrapposta un’altra, senza però che quelle modalità cessassero. La magistratura acquisisce un ruolo di cevello politico, con un’immagine finalmente buona e giusta, conquistato sul terreno della lotta ai contropoteri militari quali il terrorismo e la mafia. Tutto ciò si traduce in un rafforzamento del proprio ruolo politico, mediatico e di vero e proprio potere, basti pensare a tutte le leggi emergenziali. E’ infatti a partire dalla metà degli anni 80 che la politica inizia a guardare alla magistratura in modo attento agli equilibri costituzionali: si vedano gli interventi di Cossiga sul ruolo del CSM, e il referendum sulla responsabilità civile del giudice, non a caso rimasto lettera morta. Anzi,ad un certo punto il super potere della magistratura viene sancito sull’onda di una pressione francamente intollerabile attraverso l’abolizione dell’autorizzazione a procedere nei confronti dei rappresentanti eletti democraticamente dal popolo.
 
Allo stesso tempo non cessa assolutamente quel livello di inefficienza e arbitrarietà nei confronti dei cittadini che incappano nella giustizia. Un esempio tra tanti: il caso Sofri.
 
Ecco che lo sconfinamento tutto politico di qualche spezzone delle procure riposa su due gravi anomalie quali lo squilibrio istituzionale tra potere legislativo e organi giudiziari e il non funzionamento della giustizia nei confronti dei cittadini.
 
Compito di qualsiasi forza politica responsabile è di trattare questa materia in modo non demagogico ricorrendo alla piazza, ma considerando l’interesse nazionale come primario su quello di parte.
 
Compito di una forza di sinistra è la consapevolezza che il super potere della legge si trasforma in meno garanzie dei cittadini, specialmente di quelli più deboli (non tutti i detenuti hanno la ventura di chiamarsi Adriano Sofri).
 
Compito attuale è di favorire la pacificazione nazionale depoliticizzando la discussione sulla magistratura e questo è possibile solo dopo una ripresa forte e chiara del predominio del politico sugli altri poteri dello stato.
 
Leonardo Tirabassi