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Il Covile - N.o 49 (13.2.2002) Commenti su Mughini e Tarchi

QUESTO NUMERO


Avevo preparato una NL veramente corposa, ma ho pensato che si debba sempre dare la precedenza agli interventi più freschi. Mi sembra di capire che molti lettori condividano con me l'avversione alla faziosità politica e la voglia di confrontare le idee senza steccati, ma da uomini liberi.

ANCORA UN CONTRIBUTO DI COSTANZO PREVE


GLI INTELLETTUALI ITALIANI E LA QUESTIONE SCOLASTICA
Riflessioni su alcune tendenze dell'ultimo trentennio
 
Torino, gennaio 2002
 
È molto buono. Lo trovate nel sito qui
 

COMMENTO DI OMAR


Ho letto la breve replica di Tarchi, e mi è piaciuta.
Il reazionarismo di Davila, che è fuori misura, volutamente, se viene preso sul serio, cioè interpretato politicamente come polemica contro la sinistra diventa ridicolo. Se l'intellettuale di sinistra viene compreso come l'intellettuale post-moderno allora la cosa si rimette in piedi.
Secondo me.
 
Omar Wisyam
 

COMMENTO DI MAX: POCHI MA BUONI


Condivido pienamente quanto scritto da Marco Tarchi. Purtroppo la natura "tifosa" del sentimento politico italiano non lascia spazi al ragionamento. Personalmente credo che questo atteggiamento affondi le sue radici nelle tre guerre civili del '900. Quella vera del '43-'45, quella larvata degli anni di piombo e infine quella giudiziaria degli anni '90. Questi tre periodi del secolo passato dividono ancora gli italiani e fanno sì che chi sta dall'altra parte sia visto non come un avversario da combattere, anche duramente, sul piano delle idee e delle proposte ma come un nemico da annientare. Un nemico che a priori non e' legittimato a governare o al quale, dall'altro punto di vista, si applica la regola del "guai ai vinti". Accanto a questa Italia viscerale e biliosa, fortunatamente sopravvive, seppure sempre più difficilmente, un "partito trasversale della ragione" (oserei dire anche dell'intelligenza). Detto partito va dal Foglio a Franco Debenedetti e ha la sua massima espressione nel nostro degno Presidente della Repubblica. Consoliamoci: pochi ma buoni.
 
Massimiliano Ciliberto