Il Covile | Indice Newsletter (2001-2009)

Il Covile - N.o 62 (17.4.2002) Interviene Grazia Collini - Riccardo su Israele

QUESTO NUMERO


Niente di mio: una segnalazione del grande navigatore Andrea Mancini, una "accorata richiesta di aiuto" di Grazia Collini, una amara riflessione di Riccardo Zucconi.
 

MESSAGGIO (da Grazia Collini)


Caro Stefano la mia è una accorata richiesta di aiuto; tu che bazzichi fini intellettuali, personcine raffinate e studiosi di alto livello potresti farti promotore di una crociata linguistica contro:
 
nun me ne po' frega' di meno
in tutte le sue declinazioni e traduzioni:
- non me ne poteva fregare di meno - italianizzata
- non gliene po' frega' de meno - mista e declinata, etc etc...
 
Ho notato che anche persone al di sopra di ogni sospetto prima o poi la usano.
 
comunque
usato per ribadire ogni concetto
 
Es: - Ho cotto gli spaghetti perché COMUNQUE la pasta mi piace molto.
 
IN OGNI FRASE C'È UN COMUNQUE IN AGGUATO!!!
 
sicuramente
usato anche lui per ribadire ogni concetto
Es: - perché sicuramente un bel piatto di spaghetti ti leva la fame
(nota bene è malvagio e ben diverso da: - perché un bel piatto di spaghetti ti leva la fame sicuramente)
 
IN OGNI FRASE APPARENTEMENTE INNOCUA C'E' ANCHE UN SICURAMENTE IN AGGUATO.
 
(Ho anche un conto aperto con intrigante, ma non mi sembra giusto coinvolgerti: questa è una lotta tra me e lui)
 

ANCORA SU ISRAELE-PALESTINA (di Riccardo Zucconi)


 
La newsletter che si occupa d’Israele e della Palestina, con la sua bella scelta d’interventi, stimola una risposta.
 
Premessa: sono da sempre un grande amico ed ammiratore d’Israele e del popolo ebraico.
 
La diaspora degli Ebrei, come si sono mantenuti uniti per 2000 anni dispersi nel mondo, ma legati ad una fede, una lingua e ad alcuni simboli è qualcosa di talmente straordinario da far credere che davvero questo è il "Popolo Eletto". Che in tutto questo c’è l’intervento della mano di Dio.
 
Il contributo di genialità che gli Ebrei hanno dato alla civiltà è ancora più incredibile , visto la loro esiguità numerica.
 
Marx, Freud, Einstein. Non credo che si sia parlato di molto altro nel secolo scorso.
 
Conosco Israele. Ho amici carissimi israeliani. Nati lì. Sabre. Ma, a quello che mi dicono, non ne possono più. Alcuni se ne sono andati e vivono a Parigi, a New York. Non per paura o per la pesante crisi economica (anche se queste hanno il loro peso). Ma per non condividere più, dalla morte di Rabin, la politica israeliana.
 
A questo c’è una spiegazione abbastanza semplice. L’Israele che conoscevamo, il mito del Kibbutz, dove si faceva del deserto un giardino, con in mano la zappa, il fucile a tracolla, e. la sera. le stesse mani suonavano Bach al violino dopo aver pregato, non esiste più.
 
La generazione dei Ben Gurion, di Golda Meir, di Moshe Dayan se ne è andata, con il suo legato di sogni e speranze.
 
Gli Ebrei europei scampati alla Shoah sono adesso minoranza.
 
Sono arrivati Ebrei etiopici, yemeniti (rapiti dall’esercito con una grande audace operazione aerea, facendo così avverare il passo della Bibbia: Verranno grandi lucenti uccelli dal cielo e vi porteranno via ), indiani, neri americani che rabbini di manica larga hanno legittimato.
 
I recenti arrivi dalla Russia non si sono integrati, hanno portato la corruzione e le pessime abitudini contratte nei decenni di agonia del comunismo. Tanto che ci sono puttane ebree controllate dai russi che si prostituiscono con clienti arabi. Questo per Israele era inconcepibile.
 
Gente molto ignorante, spesso fanatica che ha cambiato il DNA della nazione.
 
Vogliono la Grande Israele della Bibbia e dei Profeti. Sono i seguaci dei leader religiosi più estremisti. Non tengono nel minimo conto i diritti dei Palestinesi.
 
Per questo i laburisti hanno perso. E continueranno a perdere. Per questo i miei amici sono disperati e se ne sono andati.
 
L’altra sera Lisa Wachs, da due anni a New York dove il figlio Daniel è un direttore d’orchestra di grandi speranze, mi urlava al telefono: "Sono dei pazzi figli di puttana. Sono arrivata al punto che quando vedo le scene degli attentati non riesco a dispiacermi più di tanto. Ce la siamo voluta. Ma lo sai che ci sono dei miliardari ebrei americani che comprano a peso d’oro terra nella striscia di Gaza da qualche disperato palestinese e ci costruiscono delle ville blindate dove vanno a passare le vacanze? Tutto pur di portare avanti la politica degli insediamenti. Sono gli insediamenti che hanno reso impossibile la pace."
 
Questa è la realtà malata che Israele deve difendere, con strade private in mezzo alle poche terre palestinesi, con ogni sorta di privilegi (a cominciare dalla preziosissima acqua) per i coloni, con misure sempre più restrittive ed umilianti per i Palestinesi.
 
Bisogna averle viste queste cose per capire la disperazione degli Arabi. Che non amo per le esperienze dirette di tutta la vita. Da quando li avevo come compagni di collegio in Svizzera quaranta anni fa fino ad oggi che mi vendono la droga sotto casa in Santo Spirito.
 
Ma Israele si è snaturata per sostenere l’insostenibile. E ora non c’è via d’uscita.
 
A meno che, e questo non mi scandalizza più di tanto, la storia è piena di questi esempi, chi vince prenda tutto.
 
I Palestinesi e gli altri Arabi hanno fatto cinque guerre, a cominciare da quella giustamente ricordata da Carlo Panella a fianco dei nazisti.Le hanno perse tutte, anche quella del 48, quando potevano buttare a mare gli Ebrei con le sole spinte. Talmente tanti contro così pochi.
 
VAE VICTI. Ma allora bisogna dirlo ed accettare il terrorismo dei superstiti o sterminarli tutti. Ma, oltre l’orrore che questo suscita, basta guardare un atlante per rendersi conto che è impossibile.
 
E allora pace, Shalom, fra Ebrei e Palestinesi. Prima che questa ferita infetti il mondo.
 
Riccardo Zucconi