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Il Covile - N.o 70 (3.6.2002) Sprezzatura

QUESTO NUMERO


Mi scrive un solitario navigatore:
"Dove trovo supporto per capire cosa si intende per sprezzatura? (L'ho letto riferito nel frammento di Cristina Campo [si tratta della NL N° 25]) Puoi aiutarmi?"
Non ho potuto esimermi da una veloce ricerca in rete. Ecco i risultati.
 

Sprezzatura


Una certa nonchalance, leggerezza, la produzione di un gesto virtuoso con naturalezza, facilità, grazia. Il termine è stato introdotto da Baldassare Castiglione nel Libro del cortigiano (1528) e ripreso per i musicisti professionisti da Giulio Caccini in Nuove musiche (1601). È usato anche per definire un modo di dipingere, in relazione all'evidenza o meno della pennellata: "Quelle sue pennellate brusche, che in Italia chiamavano "sprezzatura", conferivano un senso di vivacità alle sue opere."
 

Baldassar Castiglione (Il Libro del Cortigiano)

"Ma avendo io già piú volte pensato meco onde nasca questa grazia, lasciando quelli che dalle stelle l'hanno, trovo una regula universalissima, la qual mi par valer circa questo in tutte le cose umane che si facciano o dicano piú che alcuna altra, e ciò è fuggir quanto piú si po, e come un asperissimo e pericoloso scoglio, la affettazione; e, per dir forse una nova parola, usar in ogni cosa una certa sprezzatura, che nasconda l'arte e dimostri ciò che si fa e dice venir fatto senza fatica e quasi senza pensarvi. Da questo credo io che derivi assai la grazia; perché delle cose rare e ben fatte ognun sa la difficultà, onde in esse la facilità genera grandissima maraviglia; e per lo contrario il sforzare e, come si dice, tirar per i capegli dà somma disgrazia e fa estimar poco ogni cosa, per grande ch'ella si sia. Però si po dir quella esser vera arte che non pare esser arte; né piú in altro si ha da poner studio, che nel nasconderla: perché se è scoperta, leva in tutto il credito e fa l'omo poco estimato. E ricordomi io già aver letto esser stati alcuni antichi oratori eccellentissimi, i quali tra le altre loro industrie sforzavansi di far credere ad ognuno sé non aver notizia alcuna di lettere; e dissimulando il sapere mostravan le loro orazioni esser fatte simplicissimamente, e piú tosto secondo che loro porgea la natura e la verità, che 'l studio e l'arte; la qual se fosse stata conosciuta, aría dato dubbio negli animi del populo di non dover esser da quella ingannati. Vedete adunque come il mostrar l'arte ed un cosí intento studio levi la grazia d'ogni cosa."

Giulio Caccini (Nuove Musiche)

"Avvenga che nobile maniera sia così appellata da me quella, che va usata, senza sottoporsi a misura ordinaria, facendo molte volte il valore delle note la metà meno secondo i concetti delle parole, onde ne nasce quel canto poi in sprezzatura, che si è detto (…) senza misura quasi favellando in armonia con la suddetta sprezzatura".

"La sprezzatura è quella leggiadria la quale si da al canto co'l trascorso di più crome, e semicrome sopra diverse corde co'l quale fatto a tempo, togliendosi al canto una certa terminata angustia, e secchezza, si rende piacevole, licenzioso, e arioso, si come nel parlar comune la eloquenza, e la facondia rende agevoli, e dolci le cose di cui si favella. Nella quale eloquenza alle figure, e ai colori rettorici assomiglierei, i passaggi, i trilli, e gli altri simili ornamenti, che sparsamente in ogni affetto si possono talora introdurre"

Alessandro Manzoni (I Promessi Sposi)

"Tutto ben ponderato, il conte zio invitò un giorno a pranzo il padre provinciale, e gli fece trovare una corona di commensali assortiti con un intendimento sopraffino. Oualche parente de' più titolati, di quelli il cui solo casato era un gran titolo; e che, col solo contegno, con una certa sicurezza nativa, con una sprezzatura signorile, parlando di cose grandi con termini famigliari, riuscivano, anche senza farlo apposta, a imprimere e rinfrescare, ogni momento, l'idea della superiorità e della potenza; e alcuni clienti legati alla casa per una dipendenza ereditaria, e al personaggio per una servitù di tutta la vita; i quali, cominciando dalla minestra a dir di sì, con la bocca, con gli occhi, con gli orecchi, con tutta la testa, con tutto il corpo, con tutta l'anima, alle frutte v'avevan ridotto un uomo a non ricordarsi più come si facesse a dir di no."

Giovanni Verga (Eros )

"Si alzò, lasciò i due cugini in giardino, e andò a mettersi al piano. Il tocco della sua mano era secco, nervoso, quasi aspro; la melodia errava scucita, e come soffocata in mezzo ad un nembo di accordi tempestosi; c'era l'indolenza, la sprezzatura, la sbadataggine di chi va seguendo sui tasti i propri pensieri, e non si cura di afferrarli. Quella strana musica irrompeva dalle finestre aperte, e soverchiava, direi turbava, la pace solenne della sera, sembrava udirvi scoppi d'allegria e gemiti soffocati, e aveva qualcosa della leggiadria bizzarra della suonatrice."

Luigi Pirandello (La vita nuda)

"Costantino Pogliani, intento ad appendere alla parete certi cartoni, non gli badava più. Per lui, il Colli era un disgraziato fuori della vita, ostinato superstite d'un tempo già tramontato, d'una moda già smessa tra gli artisti; sciamannato, inculto, noncurante e con l'ozio ormai incarognito nelle ossa. Peccato veramente, perché poi, quand'era in tempera di lavorare, poteva dar punti ai migliori. E lui, il Pogliani, ne sapeva qualche cosa, ché tante volte, lì nello studio, con due tocchi di pollice impressi con energica sprezzatura s'era veduto metter su d'un tratto qualche bozzetto che gli cascava dallo stento. Ma avrebbe dovuto studiare, almeno un po' di storia dell'arte, ecco; regolar la propria vita; aver un po' di cura della persona: così cascante di noja e con tutta quella trucia addosso, era inaccostabile, via! Lui, il Pogliani... ma già lui aveva fatto finanche due anni d'università, e poi... signore, campava sul suo... si vedeva..."