Il Covile | Indice Newsletter (2001-2009)

Il Covile - N.o 88 (16.10.2002) Lucien Steil, Roberto Silvi, Cecilia Calvi

Questo numero


Sbrigo la corrispondenza, almeno due lettera vanno condivise, la prima è breve e viene dagli States:

Caro Stefano
Ho scoperto le sue pagine web con molto piacere!
Mi permetto di raccomandare la mia rivista web KATARXIS sulla nuova architettura tradizionale e la nuova urbanistica. http://luciensteil.tripod.com/katarxis
Un terzo numero è in preparazione con Nikos Salingaros, Michael Mehaffy, Brian Hanson e Christopher Alexander.
Cordiali saluti
Lucien Steil
editore

ho dato un occhiata alla rivista, mi hanno colpito le belle immagini. Ve la segnalo.
 
La seconda è di Roberto Silvi e s'intitola "Chiudo per riaprire". Roberto questa volta ci offre anche una ghiotta anteprima: il testo di un suo dramma. L'ho fatta leggere a qualcuno di cui mi fido e anche lui l'ha trovato molto buono. Ve lo allego in versione stampabile: sono una trentina di pagine, ma ne vale veramente la pena. Sono attese recensioni.

 

Chiudo per riaprire


 
Caro Stefano,
 
Dopo le ultime reazioni credo sia giusto ampliare l’orizzonte del dibattito che rischierebbe altrimenti di diventare sterile se non viene finalizzato ad un qualche scopo concreto che porti anche ad un impegno personale.
 
Mi premeva solo osservare, quindi, che io ho posto una domanda ( una triplice domanda, come dici tu!) che non voleva affrontare la questione del perdono etico di quanto accaduto, ma della necessità di un perdono, o meglio di un superamento laico, giudiziario, penale, di fatti passati ormai da venti o trent’anni.
 
"Mi chiedo, innanzitutto: ma dopo venti anni chi si condanna? Si colpisce ancora la stessa persona che ha commesso il reato vent'anni prima? È pensabile poterla mettere in prigione o si esercita soltanto un inutile e ingiusto atto di vendetta?"
 
E’ questo il problema da porsi per evitare di permanere in una visione, ampiamente condizionata dall’ideologia dominante che con la scusa di un’emergenza continua, ora del terrorismo poi della mafia poi dei pedofili e poi ancora degli immigrati clandestini o di Bin Laden sostituisce allo stato di diritto l’arbitrio sostanzialista e alla giustizia penale il desiderio di vendetta.
 
E questo vale per tutti e dovrebbe essere il vero terreno sul quale mobilitarsi o semplicemente ragionare perché se è allucinante mettere Sofri in galera dopo vent’anni dal caso Calabresi è altrettanto assurdo fare manifestazioni per tenere in galera il novantenne Papon (il vecchio prefetto della polizia di Vichy, responsabile della deportazione di innumerevoli ebrei), tra l’altro malato di cuore,, come hanno fatto qui in Francia i militanti del PCF o mantenere in galera, al 41bis, il regime di massima sicurezza, un mafioso ottantacinquenne, sull’orlo della morte per inedia. Tutto questo per far trionfare non si sa più bene quale giustizia.
 
E’ di questi giorni la notizia che il governo ha proposto di prorogare al 2006 l’esistenza del regime carcerario detto del 41bis, dal nome della legge Martelli che ne regola il funzionamento, nato come eccezionale e d’emergenza contro la mafia.
 
In nome dell’inflessibilità, il parlamento tutto intero, non soddisfatto, su proposta ovviamente dei DS, ha chiesto di rendere permanente questo regime penale e di estenderlo anche ai terroristi ancora detenuti.
 
Paolo rischierebbe così di dover scontare la sua pena nel carcere speciale insieme a tanti altri che si troverebbero schiacciati da questo meccanismo infernale
 
E concludo citando le frasi che Sergio D’Elia e Maurizio Turco hanno posto a chiusura del loro rapporto sulla visita che hanno fatto ai detenuti sottoposti al regime speciale del 41bis.
 
"E' incredibile come tutti siano allineati e coperti sulla necessità di mantenere questo regime di 41 bis e come nessuno veda nell'applicazione di condizioni di pena così inumane e degradanti un rischio di morte e un degrado, innanzitutto, del nostro stato di diritto e del nostro senso di umanità. E chi parla di stato di diritto, di Costituzione, di rispetto dei diritti umani anche nei confronti dei capi mafiosi, viene considerato un garantista ingenuo se non un utile idiota. Qui in discussione non è chi sono, cosa hanno fatto o cosa potranno fare questi detenuti, in discussione è chi siamo noi - noi stato, noi società civile -, cosa facciamo e cosa rischiamo di divenire se noi non riconoscessimo al peggiore degli assassini quei diritti umani fondamentali che lui ha negato alle sue vittime. E' proprio di fronte a casi estremi di emergenza ed efferatezza che si misura la forza di uno stato, e la forza sta innanzitutto nel diritto, nel limite cioè che stabiliamo di porre (e che serve) a noi stessi, al nostro sacrosanto senso di giustizia, di rivalsa, di legittima difesa. Porre l'aggressore in condizione di non nuocere, di non minacciare più la nostra vita, la nostra sicurezza, è obiettivo prioritario anche nostro. Ma dopo aver visitato le sezioni del 41 bis e riscontrato alcune storie di detenuti lì rinchiusi, ci chiediamo se lo Stato italiano stia realizzando questo obiettivo o non stia invece vendicandosi di fatti orribili, con ciò arrecando un danno inutile a se stesso e andando verso una deriva pericolosa della propria civiltà."

 
A parte ti mando il testo integrale del rapporto e in allegato ti spedisco il testo di una commedia che ho scritto con una mia amica sceneggiatrice. Se ti piace potrai metterlo sul tuo sito.
 
Con affetto
 
roberto