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Il Covile - N.o 91 (3.11.2002) Iacopo Cricelli e Giorgio Ragazzini

Questo numero


Riguardo all'ormai imminente FSE, eccovi due contributi tra i quali ho scorto qualche affinità: Iacopo Cricelli spiega puntualmente le ragioni del suo disaccordo con la dichiarazione di Giannozzo, Giorgio Ragazzini, al quale diamo il benvenuto, ragiona sull'idea stessa di manifestazione-corteo.
 
Sul tema trattato da Giorgio, mi riservo di intervenire prossimamente.

 

Rispondo alla lettera aperta, di Iacopo Cricelli


 
L.A.: Sappiamo della diffusa preoccupazione che nel Forum Sociale Europeo che si terrà fra il 6 e il 10 novembre prossimi, si possano infiltrare degli specialisti della violenza, come è avvenuto a Genova durante le manifestazioni del luglio 2001, anche se questo forum non contiene occasioni di scontro perché non sono in programma manifestazioni contro nessuna istituzione ufficiale come i G8, la Banca Mondiale o il Fondo Monetario Internazionale.
 
I.C.: E' necessario tenere presente che le occasioni di scontro, in situazioni di tal genere, sono insite nell'avvenimento stesso anche se ufficialmente non sono in programma manifestazioni contro nessuna istituzione come i G8...
 
L.A.: Quasi tutti coloro che verranno hanno in comune la certezza che le politiche socio-economiche attuali minacciano seriamente il nostro futuro insieme alla vita stessa su questo pianeta sempre pi¨´ malmesso, e credono che queste politiche debbano essere profondamente cambiate.
 
I.C.: Io sono in totale disaccordo con questa asserzione. Una analisi profonda delle politiche che devono essere cambiate implica anche un radicale ripensamento del modo e dello stile di vita "occidentale", incluse le politiche produttive e di consumo. Credo che le occasioni di ripensamento di tali dinamiche non debbano essere popolari, di manifestazione pubblica ma di riflessione costruttiva e serena. Non credo negli scioperi e nelle manifestazioni di massa; in cui la maggioranza delle persone nemmeno sa per cosa sta manifestando.
 
L.A.: Il Forum Sociale Europeo dovrebbe essere condotto nello stesso spirito dei Social Forum internazionali tenuti in Brasile a Porto Alegre, capitale del Rio Grande do Sur. Ricordiamo che in nessuna delle due occasioni vi è stata traccia di violenze.
 
I.C.: Cito le intenzioni di Casarini, espresse poche ore fa, per il prossimo Social Forum Europeo di Firenze: Casarini ha qualche idea. "Occupare banche che lucrano comprando le azioni delle multinazionali delle armi", è una. "Ma quando parlo di azioni di conflitto - ha quindi spiegato l'ex leader delle Tute Bianche - è evidente che sono azioni di conflitto e consenso nella disobbedienza, come le abbiamo sempre fatte" . E per questo non esclude l'occupazione di appartamenti: "Occupare una casa per chi non ce l'ha ma che razza di violenza è mai?" .
Azioni di conflitto e consenso nella disobbedienza... io non posso avere rispetto delle persone che pensano in questi termini !!!
Caro Giannozzo Pucci, sei convinto che anche nella parte "nonviolenta" ci sia la consapevolezza del rispetto verso le persone e le istituzioni (fiorentine in questo caso?)
 
L.A.: I responsabili principali delle violenze a Genova, i cosiddetti Black Bloks, non facevano in alcun modo parte del movimento per cui simpatizzano coloro che saranno presenti a Firenze in novembre. Nessuno di noi aveva nemmeno sentito parlare dei Black Bloks prima di Genova. Infatti ancora oggi ignoriamo che cosa esattamente volessero ottenere e pensiamo che soprattutto ci fosse l’intento di screditare ciò che, senza di loro, sarebbe stato un grandissimo evento e un messaggio molto forte proprio perché totalmente pacifico.
 
I.C.: Sappiamo con certezza che al di fuori della Rete organizzata si muovono altre sigle dell'antagonismo, i duri e puri teorici degli scontri anche se con sfumature differenti. Ci sono i cosiddetti "sfasciavetrine", che hanno l'obiettivo di sfondare e devastare i simboli della globalizzazione come le banche e i Mc Donalds alzando quindi il livello dello scontro come successo a Napoli in occasione del Global Forum. Dentro ci sono alcune frange più dure dei centri sociali ed anche alcuni collettivi anarchici ma in gran parte vengono dall'estero. Così come da fuori confine arrivano i più pericolosi, quelli del Black Bloc visti in azione a Goteborg. Casseur francesi, anarchici insurrezionalisti, squatter, punkabestia, movimenti antimperialisti in particolare del nord Europa. E' la parte violenta del movimento, quelli che vanno in piazza con le molotov e le spranghe a cercare lo scontro.
Sono faccia della stessa medaglia, impossibile non tenerne conto dicendo che non fanno parte del movimento perché visti dall'esterno ne sono la parte più sgradevole e appariscente.
 
L.A.: Sappiamo che esistono grossi interessi economici nel mondo a cui farebbe comodo distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dai problemi che ci preoccupano. Perciò chi, durante il forum sociale europeo, facesse atti di violenza a cose o persone sarà oggettivamente un promotore di quei grossi interessi, non dei nostri, e cioè sarà nostro nemico non alleato. Chiunque giustifica in qualsiasi modo la violenza non parla a nostro nome. (Quanti vogliono veramente combattere e modificare la politica delle banche non vanno a sfasciar vetrine, trasferiscono i propri soldi nelle banche etiche.)
 
I.C.: Noam Chomsky, noto antiglobalizzatore scriveva in Febbraio:
"La globalizzazione significa integrazione internazionale, e nessuno ci si opporrà, e ciò dovrebbe essere ovvio per il movimento sindacale dei lavoratori e della sinistra. Il FSM è una delle realizzazioni più importanti della speranza della sinistra e del movimento dei lavoratori e di altri movimenti popolari. Dobbiamo cercare un programma di globalizzazione che si preoccupi dei reali interessi del popolo e combatta la concentrazione illegittima di potere. Il termine globalizzazione non può essere ristretto alla loro visione della integrazione internazionale. Una visione che si preoccupa solo degli interessi corporativi, essendo gli interessi del popolo qualcosa di incidentale."
Io credo che come tutte le cose la globalizzazione sia una ricetta. Come lo era e lo è il comunismo. Si tratta semplicemente di ripensare con intelligenza e rispetto le regole del gioco, nelle sedi opportune, senza rumore. Mi sento partecipe di un movimento sereno e pacifico, che non sente di dover manifestare il suo dissenso con striscioni e urla ma con la forza delle idee e la qualità delle idee, del pensiero.
 
L.A.: Può valere la pena ricordare che anche se c’è una notevole diversità di posizioni fra coloro che hanno partecipato fin qui ai Social Forum, il principale comune denominatore è stato e resta quello di convertire la società dal suo attuale cammino suicida per dirigerla verso un’autonomia molto maggiore delle comunità locali, e verso un’economia che, invece di essere governata da imprese multinazionali incontrollabili e irresponsabili, protette da un mercato unico globale, sia nelle mani di attività economiche piccole e medie, le più congeniali con mercati regionali e locali. Queste attività possono sentirsi veramente parte della società in cui operano e avere per lei un senso di responsabilità, il che sempre meno si può dire delle multinazionali che stanno avviandosi a monopolizzare il mondo.
 
I.C.: Il tono è catastrofista e molto poco coerente con una visione lucida e serena della realt¨¤.
 
L.A.: certo che si può contare su di noi per fare tutto il possibile, in collaborazione con le pubbliche autorità, affinché il Social Forum Europeo sia un evento pacifico e festoso che possa entrare con fierezza fra quelli memorabili che Firenze ha ospitato.
 
I.C.: Io non ne sono affatto certo :-)
 

Per una critica del "pacifico corteo", di Giorgio Ragazzini


Il corteo, prodromo o appendice di qualunque manifestazione che si rispetti, gode dell'intangibile prerogativa di decretare la sospensione di fatto di innumerevoli servizi pubblici e privati. In questo senso e anche in molti tratti del modo in cui si snoda per le città, dichiara la sua discendenza dalla sfilata delle truppe di occupazione o di liberazione, chiarendo a chi lo osserva o lo saluta chi comanda in quel momento. Per questo anche il più "nonviolento" dei cortei che paralizzano il libero movimento dei cittadini non si può a rigore definire "pacifico": c'è invece l'aggressività della presa di possesso, la sfida al tran tran, il messaggio "volenti o nolenti oggi dovete fare i conti con noi".
 
Se così non fosse, ci si accontenterebbe di riunirsi uno spazio grande o piccolo quanto serve. Quanti sotto sotto pensano, invece, che non c'è gusto a manifestare se non si rompono le palle a qualcuno?
 
Il bello è che queste convinzioni fanno tanto parte del senso comune, che le ritroviamo in quasi tutti coloro che dovrebbero tutelare, insieme al diritto di manifestare il proprio pensiero, anche qualche altro diritto.
 
Ricordo una manifestazione dell'associazione CPA (Caccia Pesca Ambiente) di qualche anno fa. Poche decine di persone si erano installate davanti alla Prefettura per una manifestazione di protesta. Vigili e carabinieri, che avrebbero potuto in trenta secondi far accomodare quei signori sui marciapiedi, mi ricordarono con un certo e quasi indignato stupore, che fare tutto ciò era un diritto garantito dalla Costituzione.
 
Cito un secondo episodio per far meglio capire come la pensano i tutori dell'ordine. Nel febbraio del '98, la Gilda degli Insegnanti di Firenze, di cui faccio ancora parte, organizzò, in vista delle trattative contrattuali, una manifestazione consistente nel passeggiare avanti e indietro con dei cartelli sulle strisce pedonali al semaforo di viale Strozzi vicino al Mugnone. Sempre e soltanto durante il rosso per le auto. Nel volantino distribuito agli automobilisti spiegavamo tra l'altro: "Abbiamo definito 'Non-blocco del traffico' questa manifestazione, per sottolineare la scelta di metodi e di iniziative che non ledano i diritti di nessuno".
 
Ebbene, nonostante li avessimo preavvisati di queste modalità, i vigili urbani inviati per l'occasione furono stupiti e sollevati insieme nel constatare che non intendevamo procurare il minimo disturbo alla circolazione. In altri termini, in nome del diritto di manifestazione, avrebbero consentito che una quindicina di persone gettasse nel caos la città ostacolando il traffico in un punto nevralgico e in un'ora di punta....
 
Giorgio Ragazzini