Il Covile | Indice Newsletter (2001-2009)

Il Covile - N.o 92 (11.9.2002) Stefano Miniati confuta l'omeopatia

Questo numero (speciale Dottor Miniati)


Mentre, per la gioia di tutti, la gigantesca manifestazione del Social Forum, invigilata dai robusti portuali livornesi, sta passando pacifica vicino casa, posso riprendere ad informarvi su argomenti lontani dalla politica. Diamo allora due sbirciatine alla vita privata del nostro apprezzato collaboratore Stefano Miniati, la prima ci arriva da Grazia Collini e ci segnala un appuntamento da non perdere:
“Carissimi volevo avvertirvi che domenica 24.11 su canale 5 potrete vedere il Miniati che gioca a "chi vuol esser milionario" in compagnia di Jerry Scotti. Purtroppo il tentativo di arricchirsi mostruosamente non è riuscito e ha vinto solo 1000 euro; ma insomma si sa a noi non ci riesce guadagnare senza lavorare...”
La seconda è una acuta lettera, da noi intercettata, inviata dal Nostro al Dottor Poggiali (che immagino da allora insonne nella preparazione della risposta). Vi terrò informati sugli sviluppi.
 

Stefano Miniati confuta l'omeopatia


Caro Carlo, Stefano mi ha spedito il divertentissimo articolo del BMJ [vedi NL n° 87] col tuo commento. E questo stimola un mio commento.
 
Non ho parole, la genialità della cosa mi ha fatto addirittura ridere da solo, in particolare l'osservazione sull'oliva, che comunque non inficerebbe ( o inficierebbe? ) il valore dell'esperimento in quanto, suppongo, egualmente presente, o assente, in entrambe le preparazioni.
 
Se l'articolo possa essere utile agli omeopati in quanto stimolo per esercitare la loro intelligenza, non saprei. Sicuramente la frase da te citata è sacrosanta e dovrebbe valere per tutti, però noto che in genere gli omeopati, come quasi tutti coloro che praticano una medicina alternativa, non hanno molta voglia di mettersi in discussione: infatti sono così convinti di essere nel vero che non ritengono di doversi sottomettere al giudizio della comunità scientifica, in quanto per loro è la comunità scientifica che è in errore.
 
Che poi sia noto che l'omeopatia sia una scienza sperimentale, credo che questa affermazione possa valere solo per gli omeopati. Infatti oggi come definire una scienza che nasce in una epoca in cui non si conoscevano né i batteri néi virus, e che ha sviluppato una sua teoria della malattia proprio ignorando questa fondamentale conoscenza? E che dire di una sperimentazione che si fonda sulla somministrazione di rimedi dinamizzati a individui sani, quando sano non è nessuno, per gli omeopati? Questa benedetta psora che ci portiamo dalla nascita come un peccato originale e che sarebbe una specie di "tratto costitutivo genetico", per cui ognuno risponderebbe agli stimoli esterni in una unica e individualissima maniera, come può consentire una sperimentazione ? Non sarà un gatto che si morde la coda? E che dire ancora delle scuole, di cui per esempio quella argentina che fa capo a Masi Elisalde, cattolicissimo fumatore di 60 sigarette al giorno ( non so se è ancora vivo), per cui la psora sarebbe dovuta al distacco da Dio che si verificherebbe al concepimento; oppure la scuola messicana ( Ortega ), più illuminata, per cui questa psora sarebbe la sofferenza primaria relativa al distacco dalla madre col parto? Forse ci sono anche altri punti di vista, ma non ne conosco e,forse, mi bastano questi due. Insomma con l'idea della psora che ci portiamo dietro dalla nascita e che non cambia mai, come faccio sperimentalmente a trovare il simillimum, che sarebbe poi ciò che mi guarisce, se tutte le persone che partecipano alla sperimentazione rispondono, qualunque sia il rimedio che somministro loro, con tutti i sintomi caratteristici della loro propria psora? Mi sembra che qui di scientifico non ci sia proprio nulla, neanche in senso popperiano. Mi pare anzi che la disciplina non abbia fondamento di alcun genere. Comunque l'omeopatia si è evoluta, tanto che ormai bisognerebbe parlare di omeopatie: la scuola francese, la tedesca, l'omotossicologia... e chi più ne ha... Mi piacerebbe sapere perché nella dismenorrea perimenopausale, presumibilmente dovuta ad un calo fisiologico di progesterone nella seconda fase del ciclo, l'omeopata di oggi, quindi moderno, somministra progesterone alla sesta decimale. Cos'ha di omeopatico questa prescrizione?
 
Poi osserverei che l'esaltazione dell'intuizione e dell’immaginazione nel curare la persona malata ha dei bei rischi, perché vero che è solo con l'intuizione e con l’immaginazione che faccio le mie ipotesi, ma poi è solo col pallosissimo rituale della scienza che le metto alla prova e, soprattutto, a disposizione della comunità scientifica, che controllerà, riprodurrà, verificherà, falsificherà... Se non si rispettano le stesse regole nella sperimentazione i risultati non sono né analizzabili né confrontabili. Quando ho superato tutti i gradini previsti dalla sperimentazione e la mia ipotesi ha superato il vaglio della comunità scientifica, allora elaborerò dei protocolli e mi dovrò, con l'aiuto della mia intuizione e immaginazione, attenere a quelli. Altrimenti non offro al mio paziente la cura migliore possibile, sulla basa di ciò che è comunemente accettato e rigorosamente controllato. Ciò non toglie che possano sorgere altre idee valide, ma prima di somministrare farmaci o rimedi non sperimentati secondo le sante regole, ci devo pensare due volte, anzi anche tre, in quanto chi soffre non è un campo di battaglia per la nostra voglia di divertirci nell’ "arte medica", ma ha diritto a cure certe, nel senso convenzionale che ha questo termine. Se ho un’idea nuova devo seguire la trafila o affidarmi a istituti di ricerca che seguano loro la trafila necessaria per l’approvazione della mia idea. Se ci si vuole divertire con la propria intuizione si fa ricerca, secondo le regole ; se non si fa ricerca allora si deve applicare ciò che è stato ricercato da altri, senza vergognarsene o sentirsi per questo insoddisfatti. Ogni mestiere prevede applicazione di metodi, e più volte lo si fa, più bravi si diventa. Il bravo artigiano è quello che sa fare benissimo il suo mestiere perché ha fatto la stessa cosa centinaia di volte, ed è apprezzato per questo.
 
Sulla sfida rappresentata dal concepire una succussione del composto piuttosto che delle singole componenti, siccome nell’articolo in oggetto non sono messi a confronto dei martini in cui siano uniti gin e vermouth preventivamente succussi ognuno separatamente dall’altro, prima di eccitarsi all’idea che si possa aprire un capitolo dedicato alle nuove prospettive derivanti dalla succussione di composti, bisognerebbe dimostrare la differenza di luminescenza fra le due diverse soluzioni di martini shakerato: gin e vermouth agitati separatamente oppure insieme. Chissà, magari si potrebbero avere delle scale di potenziamento, per esempio perché non agitare anche colui che fa la dinamizzazione, perché non agitare anche la stanza in cui viene effettuata la succussione, perché non farlo durante un terremoto, così avremmo anche la succussione della città in cui viene succusso il succussore della miscela dinamizzata. Che dire poi del fattorino che ha succusso il gin trasportandolo in motorino su strada accidentata, oppure della mano tremolante del vecchio che dinamizza ancora... e via così... ?
 
Conclusioni: ho preso spunto dall'articolo che hai riassunto, e che mi ha veramente divertito, per fare quelle osservazioni sull’omeopatia che avevo promesso al Borselli su un vecchio numero della sua newsletter. Aspetto una tua risposta, se hai voglia. A proposito, quando vado a nuotare in piscina e do qualche sorsata involontaria di quell'acqua dove c'è di tutto, e dinamizzato, mi curo omeopaticamente ?
 
ciao stefano