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Il Covile - N.o 97 (17.11.2002) Alfredo Barbetti non ci sta

Questo numero


La discussione sul SFE continua, la parola ad Alfredo Barbetti.

Alfredo Barbetti non ci sta


Caro Stefano, ho seguito il dibattito sul SFE, ed anche io, pur se tardivamente, ho sentito il bisogno di intervenire.
 
Mi spiace di non saper scrivere bene come Riccardo: semplice, chiaro straordinariamente efficace con poche parole. A questo aggiungo la passione un po’ estremista che mi ha sempre guidato.
 
Alla fine della sua lettera Giannozzo invita Riccardo “a non guardare il movimento dal buco della serratura”, essendo tutti noi, senza che ci se ne accorga, “già dentro”.
Di contro, io da tempo vado dicendo che dobbiamo starcene non solo fuori, ma alla larga.
 
Lontano da queste fucine dell’odio e dell’intolleranza, lontano dagli ennesimi messaggi nichilisti, lontano da coloro che vogliono distruggere senza che abbiano neppure un granello di merito su quello che è edificato.
Lontano da chi, in nome della democrazia, tolleranza, pace, diritti… simpatizza apertamente per dittatori sanguinari, per modelli sociali falliti nel sangue, nella miseria, nella violenza, lontano da chi vagheggia società che spazzerebbero in un secondo tutto quello che nel bene e nel male abbiamo a nostra disposizione.
 
Perché di questo si tratta. E sono benevolenza e paterna comprensione che ci fanno ascoltare impassibili le grida “Bush boia” ed ignorare il greve silenzio su Saddam?
O sotto sotto la si pensa come loro?
 
Non giriamo intorno ai discorsi: questi paladini della tolleranza e della democrazia non sopportano l’idea di una società plurale, temono la fatica ed il rischio di confrontarsi con idee altre, con il bene e con il male, sono angosciati dal pensiero che tutti i loro costrutti vengano disintegrati dal confronto ed allora ferocemente si arroccano, maledicono, minacciano, odiano, si aggrappano ai pensieri unici e li sostengono vagheggiando (tragico sogno) un porto sicuro alle loro utopie.
 
Per quale motivo dobbiamo dare i nostri figli in pasto a questo orrore; dov’è e qual è il “messaggio nascosto e insopprimibile” che avverte Giannozzo?
Se è vero che ci sono “migliaia di giovani e meno giovani disposti a sacrifici per una motivazione di vita che non sia l’egoismo consumistico...” grido ancora più forte dicendo che quello è il posto sbagliato, che il “nuovo mondo possibile” (come tutti i precedenti mondi possibili) di questi nuovi fanatici dell’Apocalisse è un incubo.
 
Ho parlato, nei giorni del SFE con adulti cattolici di sinistra; mi rappresentavano la loro esultante commozione per la vista di tanta gioventù così piena di buoni propositi. Ma appena provavo a chiedere che cosa pensavano degli slogan “Bush boia”, “Sharon boia”, delle bandiere rosse, di Che Guevara, Fidel Castro... reagivano furentemente sibilando l’elenco di tutti i sicuri nemici e colpevoli di questo stato di cose: il nostro mondo.
Non li sopporto.
 
Pur tra le mille sfumature il cliché è sempre lo stesso. Le rivoluzioni, i crimini politici, le dittature e le rivolte del nostro mondo sono unicamente da ricondurre ad una ingiustizia sociale che ha per responsabili i governanti dell’occidente democratico ed il meccanismo economico capitalista.
(Potremmo pensare ad un capitalismo senza democrazia alla cinese: la botte piena e la moglie ubriaca per le nostre anime belle. Un bel dirigismo che ci lasci ricchi e spensierati).
Da noi tale sociologia ha trovato copertura soprattutto nel mondo comunista e nel cattolicesimo sociale (ma non solo, anche nella destra sociale). Per un paradosso tragico, la loro crisi li spinge a feroci arroccamenti e ad uno scivolamento autodistruttivo verso questi lidi estremistici.
Ma non ci sono alibi più per nessuno.
 
Cari amici, togliete le tende e venite via, altrimenti sarete anche voi responsabili dei guasti che verranno arrecati ai nostri giovani che hanno bisogno di autorevoli e severi educatori e non di incantatori di serpenti.
 
Claudio Marcello conclude la sua bella lettera affermando che il valore maggiore della nostra civiltà è quello di progredire e tra parentesi afferma: da secoli, sarà per caso?
Mi ha fatto tornare alla mente una frase di Ivan Illich a Camaldoli quest’anno che io ho considerato (senza alcun riscontro) una forma di autocritica.
Diceva più o meno così: “bisogna saper accettare cristianamente il mistero della modernità.”
 
Alfredo