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Il Covile - N.o 98 (19.11.2002) Alessio Papini e Alf Martone

Questo numero


Non c’è niente da fare, le vicende politiche ci stimolano, noi italiani e massime toscani, più di quelle culturali e giocose. Sulla vicenda SFE sono arrivati oggi due altri interventi ai quali ho aggiunto un mio commento che andavo preparando da qualche giorno. Anche questo dibattito, o come lo si voglia chiamare, a mio avviso si sta concludendo bene, infatti i vari punti di vista hanno trovato tanto in comune e si è reso più visibile ciò che li differenziava.
 

Interviene Alessio Papini


E' la prima volta che rispondo alle interessanti Newsletters di Stefano Borselli e lo faccio sul tema no-global.
 
Ho trovato moltissimi punti di contatto con la lettera di Giannozzo: unica stonatura il riferimento in negativo sugli omosessuali che personalmente ritengo poco attinente al resto delle argomentazioni, nel senso che non vedo quale attinenza possa avere una inclinazione sessuale con "troskisti, le frazioni comuniste di varia natura, i cultori dell'elleessedi, i maoisti, i bakuniani, gli anarchici".
 
Anch'io provo disagio per i cortei con immagini di Stalin, Lenin ecc., un'iconografia portata spesso più per pura ignoranza che per effettiva consapevolezza. Credo infatti che il corteo di Sabato sia stata la parte meno interessante del Social Forum, anche se rilevante per altri tipi di messaggi che col Social Forum avevano a che vedere.
 
Personalmente frequento le riunioni della rete Lilliput da ben prima di Genova e da tempo dico a tutti coloro che sono interessati alla questione ambientale in modo centrale nella propria vita e attività politica, che lì esiste già una saldatura tra ecologisti e cattolici (anzi cristiani) che finora non si era mai verificata in modo strutturale, tranne qualche tentativo di raccordo istituzionale tra esponenti verdi e democristiani o ex democristiani che hanno dato frutti assai modesti. In Lilliput si sono saldate alcune comunità cattoliche di base, centri missionari, realtà associative con WWF, Legambiente ecc., trovando una comunità di intenti addirittura sorprendente, spesso sulla base di punti di vista decisamente francescani.
 
Oltre a questo, tornando alla lettera di Giannozzo, vorrei segnalarvi un altro punto: dopo una fase iniziale in cui al pensiero ambientalista veniva riconosciuta una grande modernità, portatrice di possibili consensi elettorali o almeno di grandi potenzialità; negli anni 90 ha avuto inizio una fase di crisi evidente, durante la quale le argomentazioni ambientaliste (che spesso facevano e fanno da freno allo sviluppo dissennato urbanistico, industriale e trasportistico) venivano trattate con risatine e commenti del genere "vabbè, ora pensiamo alle cose serie".
 
All'interno del Social Forum (e di Lilliput) al contrario il vento che tira è opposto. Se prendete uno dei libri di Wolfgang Sachs sul futuro sostenibile, le preoccupazioni di Rifkin sulle tendenze nelle biotecnologie, gli stili alimentari e l'organizzazione del lavoro, quasi tutte le argomentazioni le ritrovate nelle campagne di Lilliput.
 
Non sarà un caso se da Lilliput (con riunioni continue presso parrocchie, sedi degli scouts, dei focolarini ecc.) sono partite campagne, in collaborazione con ambientalisti e Verdi, sulle banche armate, sul commercio equo, sull'economia di comunione, sull'uso della bicicletta, sulla riduzione dei rifiuti, localmente sulla centrale del latte e sul ciclo dell'acqua ecc.. Nel corso della mia attività politica non mi era mai capitato di trovare tanto interesse per questi argomenti da parte di un gruppo di tante persone cooperanti su questi temi.
 
Rinunciare ad un'occasione del genere perché qualche relitto paleontologico e qualche liceale brufoloso scendono in piazza con bandiere datate e cori da sottosviluppati mentali mi sembrerebbe un errore imperdonabile. A volte ho avuto l'impressione che molte persone che hanno fatto politica attiva come ambientalista per molti anni avessero un po’ la puzza sotto il naso, nel senso di avere poca voglia di mescolarsi al volgo perché già in possesso di tutte le risposte o quasi, fornite magari dieci anni prima da imponenti produzioni culturali come quelle giannozziane. Non può e non deve essere così; nessuno ha la ricetta universale in mano, e anche se l'avesse dovrebbe comunque evolversi insieme al mondo. Per una volta che si è creata un'importante massa critica di interlocutori su tutti questi temi è necessario non mettersi in disparte quasi offesi che qualcun altro dica le stesse cose che noi dicevamo da anni. Sulle idee, almeno per ora, non esiste copyright.
Alessio Papini
 

Interviene Alf Martone


Carissimo,
 
ho fatto leggere a due miei amici "pro-global" il commento di Riccardo Zucconi. Sono rimasti alquanto sorpresi, perché oggi è difficile vedere onestà intellettuale da parte di qualcuno così schierato.
 
I "pro-global" (li chiamo così per convenienza: è difficile appioppar loro un'etichetta che non sia di circostanza) sono in genere quelli che pensano che la questione della globalizzazione sia solo uno (e neppure dei più importanti) dei tanti aspetti della società attuale, e che pertanto far "caciara" antiglobal sia in realtà una copertura per un altro tipo di battaglia.
 
Quale battaglia sia, è noto da tempo. Stavolta però le bandiere rosse e il patetico tentativo di indottrinamento sessantottardo cominciano a star sulle scatole anche di chi "ci credeva".
Alf
 

E anch’io


Un lettore che avesse seguito con attenzione i miei interventi sui due temi politici (arresto di Persichetti e SFE) che hanno impegnato per molti numeri la nostra NL, li avrebbe forse percepiti come oscuri o perfino ambigui. Cerco allora, per quanto posso, di chiarire.
 
«Ma non si dice che chi tutto comprende tutto perdona?».

«Così si dice. Ma è un altro di quei proverbi che non hanno senso, un luogo comune tra i più amati che ci siano. Chi tutto comprende non comprende solo il colpevole, ma anche il giudice che pronuncia la sentenza contro di lui e il carnefice che la esegue. Io direi più modestamente che anche se non comprendo i fatti e le loro connessioni, li ammiro come un capolavoro».

«Allora la pensa diversamente da quelli che dicono che Dio non può esistere perché questo mondo è un luogo di orrori».

Dobrowsky rise. «Anche se non sono che un misero poliziotto, non vorrà attribuirmi simili banalità».

 
Questo brano di Ernst Jünger ( da Un incontro pericoloso) è molti anni che sta nel capitolo Cose che ho imparato della mia Raccolta. Voglio però aggiungere una mia più recente interpretazione, non so quanto ortodossa, del passo evangelico «Amate i vostri nemici». A mio parere da quell’esortazione non discende il bla-bla pacifista (che infatti ha radici gnostiche), ma la Cavalleria.
 
Anche Herman Hesse, ne La cura, ne fa una lettura deformata: Hesse narra come, a Baden, fosse riuscito a non sentire più la molestia di un vicino di camera rumoroso sforzandosi di identificarsi con lui, e presenta questa esperienza come chiave di lettura del passo evangelico. Ma Gesù, mi sembra, non sta parlando del nemico immaginario, ma di quello oggettivo: e infatti non dice che non esiste, o che non va combattuto, dice che va amato.
 
Ormai purtroppo non si riesce più a parlare di un nemico senza disumanizzarlo, senza renderlo un mostro. Quando, pochi giorni dopo, furono chiare e documentate le circostanze della morte di Carlo Giuliani, quello che pensai fu che il giovane aveva riscattato una vita confusa con una morte all’insegna del coraggio: la foto che lo mostra con l’estintore tra le mani all’assalto della camionetta resterà come un’icona della rivolta, icona che, forse era un destino, si confonderà con quella di un altro ragazzo genovese, Giovan Battista Perasso, detto il Balilla, che nel 1748 scagliò il sasso che lo fece finire sui libri di storia.
 
E anche quello dell’ancor più giovane carabiniere, Mario Placanica, dicevo, era stato un gesto di grande coraggio: quello maturo, e virile, di chi sa prendere le decisioni nel momento della crisi.
 
È vero che il valore di Giuliani si è dispiegato nel momento sbagliato, nel posto sbagliato e contro un nemico sbagliato, ma questo importa su un altro piano.
 
Sperando di essere riuscito a farmi capire meglio, affrontiamo ora la questione dei Black Block e degli arresti di Cosenza.
 
È indubbio che il movimento no-global è cresciuto grazie all’eco sui media delle azioni violente di Seattle, Davos, Praga, Nizza, Napoli, Goteborg. Sono state quelle violenze a lanciare in TV e sui giornali Agnoletto e compagnia.
 
Oreste Scalzone, (dalle cui posizioni sono lontanissimo, anzi avverso, ma al quale continuo a riconoscere amore per la verità) scriveva prima di Genova:
"Via da Genova dove sinistri apprendisti stregoni mimano ridicolmente l'assalto al cielo, vanno dicendo che 'impediranno il G8', e si preparano a scaricare le colpe di quello che avverrà se ci scappano i morti su Anarchici, Autonomen, Black block e altri arrabbiati".

 
E dopo che la profezia si avverava:
“Come si fa a protestare perché gli anarchici greci vengono bloccati e respinti ad Ancona, e poi imputare al governo e alle forze dell'ordine di non aver bloccato - cioè arrestato, dopo averli individuati - i casseurs ? Questo avrebbe richiesto più militarizzazione della città... Come si fa a dare dei teppisti e dei barbari a coloro che hanno lanciato pietre e sfasciato vetrine, e poi gestire tutti insieme la morte di Carlo Giuliani? Da vivo, col suo estintore in mano, Carlo chi era ? Se - come si precisa - non era di un settore specifico, vuol dire che a scontrarsi sono stati e state in migliaia ! Siamo al delirio..."

 
Ecco, io credo che anche questi Black Block vadano rispettati, che vada loro riconosciuto di non essere dei criminali comuni, ma degli estremisti politici. Questo rispetto non deve ovviamente indebolire l’azione di contrasto o la decisione delle nostre forze dell’ordine.
 
E per quanto riguarda il movimento e la sua pretesa parte nonviolenta, come la Rete Lilliput, che vari amici sostengono, io dico: non continuate a farvi strumentalizzare, imparate le lezioni dell’esperienza, non falsificate la realtà: errare è umano, ma perseverare è diabolico. Non tradite anche voi né cercate di strumentalizzare gli Autonomi. Piuttosto parlategli chiaro. O rinunciano alle tentazioni della violenza oppure separatevi da loro, ma non chiudete gli occhi.
 
Si legge nel vostro recente comunicato:
«Rete Lilliput esprime solidarietà alle persone arrestate stanotte nell'ambito dell'inchiesta condotta dalla magistratura sul movimento nel sud Italia. Riccardo Troisi, del gruppo di lavoro del Forum Sociale Europeo, esprimendo fiducia nei magistrati sostiene che "la magistratura deve spiegare con chiarezza agli interessati e all'opinione pubblica quali elementi ha in possesso per accusare le persone arrestate di atti così gravi. E' necessaria un'operazione di trasparenza che sollevi ogni dubbio sui tentativi di criminalizzare il movimento. "»

Togliatti è morto da un pezzo, ma la politica della doppiezza a quanto pare si è diffusa. Perché non chiedete ai Caruso, sul loro onore, (non c’è bisogno di farlo davanti ad un Giudice…) se non hanno mai organizzato azioni violente? Se i verbali sono veri, come è molto probabile, allora gli arrestati sono proprio quelli che avevate chiesto di fermare. Possibile che anche i lillipuziani vogliano fare i furbi? Che diciate le bugie? Ma allora la Satyagraha di quel Gandhi che spesso invocate, la forza della verità, sarebbe solo un vuoto slogan.
Sb