Il Covile | Indice Newsletter (2001-2009)

Il Covile - N.o 99 (24.11.2002) Altre parole di Claudio Marcello

Questo numero


1) Da tempo sono soprattutto Riccardo Zucconi e Iacopo Cricelli, ad insistere perché l’invisibile cerchia dei lettori-autori di questa NL cominci a materializzarsi. Riccardo è ora passato all’azione.
 
2) Alle 1.24 AM Claudio Marcello scrive:
Caro Stefano, è notte. Come spesso capita, si tenta di vedere più chiaro.
Un abbraccio
Claudio Marcello

L’esito del “tentativo” è più sotto.
 

Riccardo Zucconi ci invita

Caro Stefano
per festeggiare degnamente la n°100 e farsi gli auguri di Natale avrei pensato di invitare te e tutti gli amici, e più graditi che mai quelli che non ho ancora il piacere di conoscere, per bere qualcosa insieme, a Firenze sabato 14 dicembre alle 17.30 presso l'Hotel Aprile Palazzo Dal Borgo, via della Scala n° 6.
Internet è uno splendido strumento, ma penso che non possa sostituire lo stare un po' insieme. Spero che saremo in tanti.
Ciao
Riccardo

Altre parole


Altre parole ancora sul Social Forum e dintorni. Forse la porta della rubrica sull’argomento è già stata chiusa, dobbiamo andare a dormire, il cinema Paradiso riapre domani con un altro film, per un diverso giorno...
Non è un altro giorno per Carlo Giuliani.
Ognuno di noi non lo dice; si rifiuta di ammetterlo per distaccata, voluta onestà con se stesso, ma ritiene che il proprio pensiero sia centrale, colga il segno non visto da altri, faccia sintesi del borbottio disordinato delle parole sparse, le vagli, ne separi la terra dal diamante: stranamente, sempre il proprio.
Altre parole allora sul Social Forum, quasi a chiedere, sommessamente, che il concetto di Sociale e quello di Foro pur tanto immensi non si confondano con la dimensione ristretta che gli avvenimenti e i richiami triti della cronaca finiscono per dargli; almeno, nell’uso di tutti i giorni.
Ciò che fa tristi è la sproporzione che si va alimentando, su tanti fronti, fra natura delle cose e degli avvenimenti, letti questi freddamente come il vocabolario Melzi aiuta a fare (obbliga, al liceo) o come la vita vissuta da noi e da infiniti altri esseri dimostra, e la loro alterata rappresentazione.
Un movimento di opinione che dai quaderni, dalle strade e dai centri di ritrovo scende nelle strade per manifestare e s’ingrossa nel tempo e nei luoghi e s’ingrossa e s’ingrossa ad ogni appuntamento, ha il dovere di esprimere una di queste due famiglie di cose: a) una proposta, oppure: b) un sentimento. La prima è intelligibile, dimensionabile, quindi negoziabile. La seconda ha lo spessore dell’evocazione, ha la dimensione enorme dello spazio non riempito dalla ragione umana, è l’anelito di perfezione, di riduzione al minimo della difettosità del mondo. Il tentativo della gestione del difetto, insito – se così lo si avverte – nella meccanica delle cose.
Una di queste due cose deve essere la bandiera. Senza bandiera non si fa sobbalzare il cuore, non si costringe alla paura lo schieramento avversario, non si ha l’onore del nemico né il consenso, forte nel tempo, dei propri soldati.
E’ bandiera forse rovesciare ed incendiare una macchina parcheggiata? Forzare i posti di frontiera? Riuscire a mettere una scarpa oltre una linea gialla o rossa, così da gridare ho vinto al cameraman al seguito? E più sottilmente: è bandiera fare una marcia per la pace contro coloro che morirono perché non si ripetessero i milioni di morti silenziose nei gulag siberiani, nei ghetti ebrei europei, perché mio padre potesse un giorno – come ha fatto 57 anni fa - smurare due tavelloni del soffitto della casetta di guerra e far uscire finalmente due amici ebrei, nascosti ed alimentati per settimane e settimane da un finestrino nascosto, durante i rastrellamenti nazisti? Lui: onesto, bravo e timido! E’ bandiera di quale virtù la faziosità greve di tante trasmissioni televisive che, aldilà dell’inesplorato confronto degli argomenti, hanno servito anche escrementi pur di affondare nell’immagine della sporcizia gli avversari politici? E’ bandiera di quale legittimo ed eroico disegno il voler devastare il volto, il corpo di altri, con spranghe, assi, bombole di ferro così che a vent’anni il giovane di leva ricordi, se il fato gli è stato propizio, che l’occhio perduto, la menomazione ed altro furono dovuti “cari miei nipoti che mi ascoltate, a quel giugno di molti anni fa, di cui neanche mi ricordo perché, seppur non me lo scorderò mai.” ?
Che il Social Forum si ingrossi, si ingrossi. Che divenga una palpitante domanda a cui tutti non si sappia rispondere. Che sia chiaro che non c’è la risposta; almeno subito. Forse domani. Che sia evidente che chi domanda e chi dovrebbe rispondere non ce la fanno. Non ce la fanno a formulare la richiesta, né ad abbozzare la risposta. Perché la domanda è grande, è immensa, va oltre il meschino possibile. Allora, e solo allora, disarmati delle proprie piccole ragioni ci si potrà incontrare e capire. E alzare una bandiera: abbastanza buona per tutti…
Accanto a Carlo, quando il fumo si dissolse, non c’erano bandiere. Chissà se se n’era messa, in fondo in fondo, una dentro. Questo è il vero dolore. Anche questo di tutti.
Claudio Marcello