Il Covile | Indice Newsletter (2001-2009)

Il Covile - N.o 101 (2.12.2002) Roberto Silvi, Giannozzo Pucci, Matteo Canale Jacolina

Questo numero


Mi trovo con parecchio materiale arretrato perciò dovrete rassegnarvi a farne le spese; le News per un po’ saranno piuttosto frequenti. Intanto, come promesso, vi aggiorno sull’incontro organizzato da Riccardo del quale riproduco sotto l’invito. Hanno già annunciato la loro partecipazione Iacopo Cricelli, Nedo Mennuti, Stefano Miniati, Carlo Poggiali, Claudio Marcello Rossi.
 
Roberto Silvi non potrà esserci, ma ha inviato una bella lettera con un allegato che vi trasmetto. Si tratta di una testimonianza del suo cammino intellettuale. Roberto è uno dei purtroppo pochi ex che continua a riflettere sul nostro passato: spero non per affliggersi ma per arrivare ad una visione sempre più serena e lucida, ad uno sguardo purificato.
 
Anche Giannozzo Pucci non potrà esserci, ma ci saluta e ci fa sapere che, con l’incontenibile Riccardo Zucconi, sta preparando altri appuntamenti conviviali.
 
È anche arrivata una balsamica (per noi) lettera di Matteo Canale Jacolina. É un commento con giunta alla scorsa NL.
 

Buon Natale da Roberto Silvi


Caro Stefano, grazie ad un mio amico ho ritrovato un articolo recensione al libro di Albert Camus, L’uomo in rivolta, che scrissi nel 1982.
 
All’inizio di quell’anno ero appena arrivato a Parigi. Ero depresso e sentivo il bisogno di comunicare il malessere e la delusione verso un’esperienza che per me si era chiusa già nel ’79. Le mie critiche ed autocritiche le avevo già formulate, ma la lettura di Camus mi disvelò una chiave interpretativa e mi offrì una sistematizzazione unitaria per un’interpretazione originale di quanto era successo.
 
Ti mando l’articolo che sono riuscito a scannerizzare (o scansionare, come si dice) e numerizzare. Suppongo che ti interesserà. [lo trovate qui]
 
Colgo l’occasione per farti gli auguri di Natale anche se sono piuttosto buddista che cattolico. Mi farebbe molto piacere accettare l’invito di Riccardo Zucconi a essere tra voi sabato 14 dicembre a Firenze, ma mi sarà difficile esserci anche perché mercoledì 11 faremo una lettura pubblica della mia commedia, Le ragioni dell’altro, a Paris VIII, l’università dove insegnava Paolo Persichetti. La lettura sarà realizzata nell’ambito di un convegno organizzato dal Comitato Persichetti dell’università sulla violenza politica in Italia e in Francia negli anni ’70 e sugli ultimi accordi europei in merito al “terrorismo”.
 
Ovviamente ti invito a esserci insieme a tutti gli amici della NL ma non ci conto date le distanze.
 
Spero che un giorno avremo comunque modo di conoscerci di persona
 
Roberto
 

Una lettera di Giannozzo Pucci


Caro Stefano,
 
a bocce ferme credo che Jacopo Cricelli non avesse ragione. La manifestazione recente di Cosenza è stata un segnale che Firenze ha forse rappresentato una svolta nel movimento antiglobal o meglio prolocal. Ma Jacopo non aveva ragione per un altro motivo che è il rapporto con la realtà. Certo siamo abituati ad avere l'atteggiamento critico di coloro a cui non piace quello che c'è per cui non partecipiamo aspettando tempi o modi migliori. E' anche vero che sia nel sessant'otto sia nei movimenti successivi c'era qualcosa di nuovo, subissato ben presto da qualcosa di marcio. Ma è anche vero che l'FSE di Firenze ha rappresentato una bolla nel magma, la quale ha fatto incontrare molte persone su temi per nulla coerenti con lo sfascio delle tendenze ufficiali. Può darsi che la vena anticonsumista, verdeverde, eticotradizionale, comunitaria ecc. sia una vena nascosta che ha attraversato tutti i movimenti dal '60 in poi ed è stata soffocata ogni volta da altre cose, e che risuccederà adesso, ma l'importante è muovercisi dentro, o comunque capire che le cose verso cui ci dirigiamo da anni sono più attuali che mai e uno dei luoghi principali in cui tanti vengono a cercarle sono proprio questi incontri. Mi sembra sempre più chiaro che nonostante le buone intenzioni i marxisti vecchi e nuovi, e buona parte dei movimenti sedicenti rivoluzionari e violenti a cui siamo abituati, sono la polizia avanzata del sistema capitalista, la sua ala progressista e moltiplicatrice, per cui è ovvio che siano presenti in ogni novità politica per governarla con i loro slogan equivoci, ma può bastare questo per non accettare battaglia, o per non fare un po' di guerriglia culturale, morale e di stile? A fare di ogni erba un fascio e giudicare tutto negativamente "perché prevale la zizzania" c'è sempre tempo.
 
Ah dimenticavo: che ne pensi di una gita scolastica con famiglie in gennaio sugli Appennini di Palazzuolo sul Senio, alla ricerca dell'ispirazione perduta nei luoghi incontaminati, per i reduci verdiverdi fiorentini e i loro amici, vecchi e nuovi, disposti a una riflessione sul passato e presente del tipo: c'entra la politica con l'amicizia o è meglio tenerle separate? forse, fra un bicchiere di vino e un castagnaccio potrebbe anche capitare di parlare su: "se e dove abbiamo sbagliato?" "quale strada per la conversione?".
 
Riccardo ne è un grande sostenitore, e Tu ?
 
G.
 

Il canto e l'usignolo (di Matteo Canale Jacolina)


Che meraviglia il numero 100! bellezza senza economie!
E considerando pure che nel Settecento birbone Monsieur de Fontenelle - per poterli festeggiare alfine i cento anni - si preoccupava soprattutto di risparmiare fiato, sibilando spesso, con un filo di voce: “economiser, economiser...”
Qui, tutto all'opposto!
Proprio nell'occasione della NL 100 si libra un Canto...
grazie.
 
é così meraviglioso essere usignoli!
e soprattutto perché quando cantano si fanno venire la febbre...
...occorre imparare a vivere con la febbre...
 
sono certo capiterà anche a voi ripetervi un detto della Bassa Sassonia, citato tra l'altro da Junger (di cui si diceva qualche tempo fa):
“Tu senti il grido della civetta
per me è trillo d'usignolo”

sophia e melodia, studio e canto...
 
del resto, già Ramon de Valle-Inclàn:
"Amai la solitudine e come gli uccelli cantai per me solo.
L'antico dolore di non esser mai ascoltato si mutò in vivida contentezza.
Pensai che stando solo la mia voce avrebbe risuonato più armoniosa: senza
le impurità d'un sottofondo mal temperato.
Così mi feci albero antico e ramo acerbo e usignolo musico.
Se pure qualche orecchio intese il mio canto, io non lo seppi mai.
Fu quella la mia prima legge.
Essere come un usignolo, che sul ramo verde canta e mai guarda la terra."

cosa é, infatti, più liberatorio d'un canto?
 
Marius Schneider credo l'abbia spiegato una volta per tutte.
 
Matteo Canale Jacolina