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Il Covile - N.o 103 (7.12.2002) - Omeopatia 2 - Il Dottor Poggiali risponde

Questo numero


"Due potestà, due canizie, due esperienze consumate...", così Alessando Manzoni introduce nel cap. XIX dei Promessi Sposi il celebre incontro-scontro tra il conte zio e il padre provinciale. Sono parole che vengono alla mente di fronte alla disputa sui fondamenti dell’omeopatia ormai accesissima tra i nostri dottori Stefano Miniati e Carlo Poggiali. Confesso di averla fomentata, ma a beneficio di tutti. Gli antefatti sono nella NL n° 87 e nella n° 92
 

Il dottor Poggiali contrattacca


Carissimo Miniati 

ho letto con vero interesse la tua lettera non priva di connotazioni di arguto buonsenso ed in cui festosamente, una volta preso l'aìre, non ti astieni dal pestar senza ritegno sul pedal di fischi e pìreti. Non occorreva tanto per invitar la lepre a correre. Constato che a tuo tempo devi esser rimasto sgradevolmente assordato da certi stentorei ottoni della banda degli omeopati ma siccome da quel che balena, vuoi dalle nostre fuggevoli e piacevolissime frequentazioni conviviali vuoi dalla gioiosa connotazione biografica premessa alla tua lettera dal nostro beneamato anfitrione Stefano Borselli, non sembri voler rifuggire dall'addentrarti negli incerti sentieri del nuovo e dell'ignoto, ti accludo un esiguo florilegio di documenti atti a introdurre almeno una tenue ombra di dubbio e di conseguente riflessione nelle tue cristalline certezze.

  1. Opinione del dottor Miniati:

    “Che poi sia noto che l'omeopatia sia una scienza sperimentale, credo che questa affermazione possa valere solo per gli omeopati”

    1. Opinione del Farmacologo:

      M. Aiazzi Mancini, L. Donatelli "Trattato di Farmacologia", 2° ed., Vallardi, Milano, 1969, pg. 24-25:

      <>“Nel secolo XVII, detto delle Accademie, ed in quello XVIII, detto della ricerca sistematica, si inizia col Malpighi, Redi e Borrelli l'applicazione del metodo sperimentale e si raggiungono in ogni campo notevoli acquisizioni scientifiche, mentre profondi rivolgimenti si attuano nel campo degli indirizzi scolastici, fornendo così i primi basamenti di quello che sarà l'ordinamento scientifico dell'epoca attuale. La Farmacologia ristagna ancora sulle concezioni ippocratiche e galeniche, ma è anch'essa investita dal nuovo soffio vivificatore che sprona alla ricerca sperimentale ed apre la via a concezioni e possibilità del tutto nuove, per cui la vecchia “Lectura simplicium”, già ridotta ad una semplice elencazione di droghe medicamentose, riacquista lentamente dignità e nobiltà di medicina sperimentale viva ed operante (per opera, nel XVII secolo, di Van Helmont, Sydenam [quello del laudano], Magati, Colle, Ramazzini [fondatore della moderna Medicina del Lavoro], e nel XVIII secolo, di Fontana, Torti, Hoffman, Hahnemann [un omonimo forse?], Fowler [quello del liquore arsenicale in uso fino agli anni '60-'70 del secolo XX], Whitering, ecc.ecc.).........Intanto due nuovi fatti venivano ad interferire, entrambi di notevolissimo interesse. Innanzitutto la ricerca sperimentale andava sempre più chiaramente documentando che, come avevano ritenuto gli antichi, non esistono sostanziali differenze tra medicamenti e veleni, ma che anzi si tratta delle medesime sostanze agenti a dosi e in condizioni differenti, per cui se da un punto di vista pratico può ammettersi una differenziazione tra Materia medica o medicamentorum e Materia medica venenorum o Tossicologia, essa non ha alcun valore dal punto di vista teorico e didattico. Le due parti dovevano perciò essere ricongiunte, ma nessuno dei due nomi fino allora impiegati poteva essere usato per comprenderle entrambe, per cui si fece ricorso al vecchio termine di ” farmacon“che possedeva ambedue i significati e si cominciò a parlare di Farmacologia.....”.

      <>Ma, in questo clima, qual'è stato l'apporto concreto di Hahnemann?

    2. Opinione dell'omeopata contemporaneo:

      <>A. Micozzi nella introduzione a: Samuel Hahnemann “Materia Medica Pura, ed. italiana a cura di A. Micozzi”, Edi-Lombardo, Roma, 2000, pg. IX-XXI

      <>Se si tien conto della natura bifronte del farmaco la sua introduzione, in particolar modo a dosi consistenti e/o ripetute in soggetti sani ovvero privi di sintomatologie degne di nota, può essere equiparata ad una noxa patogena estranea all'organismo e come tale in grado di alterare lo stato di equilibrio preesistente, esplicitabile come sensazione di benessere.

      Nella sperimentazione umana su volontari sani in seguito all'introduzione della noxa farmacologica si verifica la seguente sequenza temporale di sintomi descritta [per la prima volta] da Hahnemann:

      1. Sintomi prodromici aspecifici che compaiono all'inizio della sperimentazione (dolenzia articolare o muscolare, astenia, sensazione vaga di cefalea, malessere generale). Tali sintomi durano più o meno a lungo in base alla durata d'azione complessiva del farmaco, pochi minuti per il Rhus Toxicodendron [sostanza tossica di origine vegetale], alcune ore per Sulfur (zolfo). Non sono utilizzabili ai successivi fini terapeutici in quanto non indirizzano verso una diagnosi eziologica [prodotta da un farmaco specifico] analogamente a quanto avviene per i sintomi prodromici delle malattie infettive.

      2. Sintomi e segni “primari”, specifici della sostanza utilizzata, compaiono successivamente ai sintomi prodromici, sono netti e rilevabili in tutti i soggetti sperimentali, sono utilizzabili per la diagnosi differenziale farmacologica, sono utizzabili ai fini terapeutici [utilizzando il criterio di similitudine] e dalla loro durata è possibire evincere la durata di azione del farmaco. Sono assimilabili al periodo di stato delle malattie infettive.

      3. Sintomi aspecifici secondari, compaiono in genere al termine della durata di azione del farmaco, sono del tutto aspecifici ed imprevedibili, diversi da un soggetto all'altro in quanto dipendono dalla reazione individuale alla noxa, non sono utilizzabili per la diagnosi differenziale farmacologica e quindi per la terapia, sono assimilabili al periodo di defervescenza dalle malattie infettive.

Al di là dell'utilizzazione in un insolito sistema terapeutico (l'omeopatia) di questi dati esperienziali, ricercati in maniera sistematica con gli esperimenti sui volontari sani, l'apporto originale di Hanemann alla Farmacologia è stato quello di legare la tipizzazione dei farmaci agli effetti specifici da loro prodotti non limitandosi più ai dati sensibili della forma o delle proprietà fisiche o chimiche dei materiali da cui questi provenivano. L'assimilazione degli effetti tossici dei farmaci a quelli prodotti dalle malattie infettive è all'origine di queste osservazioni e la prima notizia di queste è data nell'opuscolo “Istruzioni per i chirurghi sulle malattie veneree, insieme ad una nuova preparazione mercuriale” del 1789.

  1. Opinione del dottor Miniati:

    “Infatti oggi come definire una scienza che nasce in una epoca in cui non si conoscevano né i batteri né i virus, e che ha sviluppato una sua teoria della malattia proprio ignorando questa fondamentale conoscenza?”

    1. Opinione del Responsabile dell'insegnamento dell'Omeopatia presso l'Università di Bordeaux IIe:

      Denis Demarque “Techniques Homéopatiques”, 2e édition, Boiron, Lyon 1989, pg.73-76

      “Fino al 1860, anno della scoperta di Pasteur, la parola microbo non compare nella letteratura medica, si discetta su termini come miasmi, effluvi, malattie miasmatiche. I miasmi sarebbero costituiti da "sostanze organiche presenti nell´aria...effluvi che emanano dalle paludi". In pochi intuiscono che gli agenti infettivi possano essere degli organismi viventi.

      Tra questi pochi Hahnemann, che 35 anni prima di Pasteur in opuscolo sul trattamento del colera asiatico (1831) dà la seguente definizione di miasma: ".. Il colera, miasma vivente, impercettibile ai nostri sensi, [Hahnemann usa lo stetoscopio ma non il microscopio] che uccide l´uomo, si attacca ai suoi vestiti e passa così da un uomo all´altro...L´unica [sua] causa è un miasma, [cioè] un microrganismo".

      In una nota presente nella traduzione francese (1846) del “Trattato delle Malattie Croniche” si trova la seguente distinzione tra “miasmi” acuti e cronici:

      1. I “miasmi” acuti dopo essere penetrati ..... "nella prima fase dell´infezione" ognuno con proprie caratteristiche, dopo essersi accresciuti rapidamente "a mò di parassiti" ed essersi sviluppati la più gran parte del tempo ...... muoiono spontaneamente dopo aver prodotto il loro frutto......permettendo così all´organismo di riacquistare lo stato di salute. 

      2. I “miasmi” cronici, invece, sono dei "principi che continuano a vivere" nell´organismo in cui sono penetrati e "non morendo spontaneamente come i precedenti" non permettono questa restitutio.

  1. Opinione del dottor Miniati:

    ”...noto che in genere gli omeopati, come quasi tutti coloro che praticano una medicina alternativa, non hanno molta voglia di mettersi in discussione: infatti sono così convinti di essere nel vero che non ritengono di doversi sottomettere al giudizio della comunità scientifica, in quanto per loro è la comunità scientifica che è in errore.”

    1. Alcune confutazioni:

      Premetto, per una migliore comprensione delle citazioni che seguono, l'illustrazione di due concetti della moderna epidemiologia che stanno alla base della cosiddetta “Medicina delle Certezze” (EBV=evidence based medicine).

      <>Efficacy = L'efficacy misura il beneficio che deriva da un intervento su di un problema specifico di salute effettuato nelle condizioni ideali in cui si svolge la ricerca scientifica. Il giudizio di efficacia è pertinente allo sviluppo di nuove tecnologie come la creazione di nuovi farmaci. Deve rispondere alla domanda “Questa prassi fa più bene che male alle persone che si attengono con zelo alle prescrizioni?”.

      <>Effectiveness = L' effectiveness misura il beneficio che deriva da un intervento su di un problema specifico di salute attuato nelle circostanze correnti e nei luoghi abituali in cui si effettuano le prestazioni cliniche. La valutazione dell'intervento tien conto sia dell'efficacy (vedi sopra) dell'intervento stesso sia dell'accoglienza favorevole (acceptance) dei soggetti a cui viene offerto. È una misura che ben si adatta a valutare le procedure impiegate nel compiere gli interventi sulla salute, comprese le modalità della sommistrazione dei farmaci, e deve rispondere alla domanda: “Questa prassi fa più bene che male alle persone a cui è offerta?”.

  1. Una curiosità del dottor Miniati:

    ”...Mi piacerebbe sapere perché nella dismenorrea perimenopausale, presumibilmente dovuta ad un calo fisiologico di progesterone nella seconda fase del ciclo, l'omeopata di oggi, quindi moderno, somministra progesterone alla sesta decimale. Cos'ha di omeopatico questa prescrizione?”

    1. Risposta immediata:

      “E a te che te n'importa vista la tua fin qui dichiarata disistima dell'omeopatia ?”

Caro Miniati la tua domanda cela il trabocchetto del “doppio legame”: si sbaglia comunque si risponda: Se si risponde “niente” ci si staglia con chiarezza sul crinale dell'Omeopatia Classica e si diventa un bersaglio meglio delineato nel tuo mirino, se si risponde “molto” ci si qualifica come Omeopata Moderno e ci si guadagna sia l'indignato disprezzo degli Omeopati Classici sia i tuoi consueti lazzi e ghiribizzi. Inoltre il porre in questo modo la tua domanda, sotto forma di domanda retorica, dato il contesto, fa venir voglia di chiederti: “Ma tu da che parte stai? Mica che gnente, gnente cerchi la rissa per la rissa?”

Per rispetto al nostro unico lettore (per motivi redazionali) Stefano Borselli meneremo il Kan per l'aria tratteggiando una fumosa spiegazione desunta da un pamphlet a cui Egli ebbe occasione di dar mano come indignato consulente tipografo all'epoca della sua stesura: (1997):

      C.Poggiali “Nostalgia delle Origini: la tassonomia gerarchizzata della medicina omeo-bioterapica di O. A. Julian nel Periodo postmoderno”, Omeopatia-Oggi, anno XII, n. 24, Marzo 2001, pg.6-26

      Da cui dedurremo che l'omeopata in questione, evidentemente di formazione eclettica, ha scelto di servirsi di una Bioterapia Farmacologica a Gestione Semplice appartenente al Genere delle Bioterapie Analogiche, alla Specie della Micro-Organoterapia Dinamizzata e alla Razza della Micro-Ormonoterapia Dinamizzata.

      Questa risposta lascia il tempo che trova e la bocca asciutta perchè evidentamente improntata a quel rispetto per il Segreto dell'Arte a cui sono stati tenuti gli Affiliati da sempre e in ogni epoca, immagino pertanto che ciò contribuirà a ridar nuovo vigore al tuo celò-durismo di valentissimo Difensore della Medicina Ortodossa.

      Ma l'esser rimasto celato l'Arcano all'irrompere del novello Borghezio non è poi una gran perdita spirituale in quanto le norme dirette alla prevenzione della BSE, molto più facili da far attuare al ristretto settore dei derivati animali utilizzati nelle medicine non convenzionali (Rettili, Anfibi, Aracnidi, Imenotteri e Celenterati compresi, che come per le antiche streghe costituivano il material di partenza per filtri e pozioni), hanno imposto nella normante Europa il trattamento a 130° [Celsius] della sostanza di partenza, temperatura questa assolutamente insufficiente per toglier forza riproduttiva a quell' immateriale stampo per proteine che è il prione, ma ampiamente sufficiente a togliere ogni ipotetica efficacia farmacologica alle preparazioni da quella derivate. Pertanto seguendo la riflessione di Wladimir Nabokov nel romanzo “Lolita” potremo lasciarci tranquillamente alle spalle questo problema quasi fosse il rudere di un'imprendibile fortezza di gesso.

  1. Una domanda del dottor Miniati:

    “...come faccio sperimentalmente a trovare il simillimum, che sarebbe poi ciò che mi guarisce, se tutte le persone che partecipano alla sperimentazione rispondono, qualunque sia il rimedio che somministro loro, con tutti i sintomi caratteristici della loro propria psora?”

    1. Risposta:

      Posta in questi termini la domanda andrebbe girata a Masi Elisalde oppure ad Ortega dal momento che sulle loro teorie si appoggia gran parte del tuo argomentare. Una risposta generica di una certa rilevanza è implicita nella citazione b) in risposta alla tua opinione contenuta in 1.. Ma può anche essere utile far notare come le moderne ri-ricerche sperimentali sui farmaci omeopatici condotte con l'impianto metodologico della farmacologia moderna siano in sostanziale accordo con le descrizioni dell'effetto specifico dei farmaci delle sperimentazioni più antiche:

  1. Osservazioni del dottor Miniati:

    “Poi osserverei che l'esaltazione dell'intuizione e dell’immaginazione nel curare la persona malata ha dei bei rischi, perché vero che è solo con l'intuizione e con l’immaginazione che faccio le mie ipotesi, ma poi è solo col pallosissimo rituale della scienza che le metto alla prova e, soprattutto, a disposizione della comunità scientifica, che controllerà, riprodurrà, verificherà, falsificherà. Se non si rispettano le stesse regole nella sperimentazione i risultati non sono né analizzabili né confrontabili.”

    [Purtroppo entrando nella volata finale la pedalata potente e regolare del buon dottor Miniati inizia farsi scomposta, l'azione combinata del sudore e della fatica contribuisce a rendere meno chiare le percezioni: il piano clinico e quello strettamente legato alla ricerca cominciano a imbrogliarsi. Aiutiamolo a sistemare le cose nella giusta prospettiva coll'ormai consueta ristretta citazione di esempi].

A questo punto non vedo perchè definire “pallosissimo” il rituale della scienza se non per quanto riguarda il dover rifiutare l'opzione .1 del dottor Jenkins; mi sembra poi francamente esagerato l'intervento di un'incombente comunità scientifica, che controllerà, riprodurrà, verificherà, falsificherà. Nella situazione clinica e nei luoghi in cui si svolge l'opera del fantomatico dottor Jenkins questa parte dell'intervento si è limitata ad un buon reparto di malattie infettive con cui stabilire un dialogo e ad un laboratorio di analisi in grado di fornire risposte attendibili in tempi brevi. Non dissimili, con un po' di fortuna, sono queste operazioni nei i nostri climi.

Il tempo per compiere tali operazioni, percepire l'esser-ci del paziente ed eseguire l'analisi del racconto [che parte in questo caso con un'emozione di tipo letterario] nel sistema sanitario inglese è in media di 7 minuti primi per i casi semplici e di 12 minuti primi per i casi più complicati. Nel nostro paese questo tempo è in media di 8 minuti primi secondo una recentissima comunicazione di uno sveglio appartenente alla Società dei Medici di Medicina generale. Questo è anche lo spazio temporale per le decisioni cliniche: l'assenza d'intuizione e la scarsità d'immaginazione obbligherebbero a dei drammatici fuori tempo ovvero a “un non minor bel rischio”.

L'enfasi data dal buon dottor Miniati alla medicina delle evidenze in forma di presenza incombente mi sembra quindi eccessiva anche per le sottili ragioni che la dottoressa Greenhalg, senior lecturer c/o il Dipartimento di Cure Primarie e Scienza della Popolazione, Royal Free and University College ecc.ecc., collaboratrice fissa del BMJ ed autrice, oltretutto, dell'aureo manualetto: Trisha Greenhalg “Evidence based medicine. Le basi”, Infomedia ed., diffuso dall'azienda farmaceutica SigmaTau ai medici base, illustra nel suo articolo di cui riprendiamo il nostro succinto esame:

Caro Miniati per rassicurarti ulteriormente che l'EBV (Evidence Based Medicine) non è poi tutto quel tribunale dell'Inquisizione che hai prefigurato, giunti al termine di questo scarno carnet di esempi che s'industria a gettar acqua sul foco, esaminiamo brevemente insieme ciò che ne dicevano i Padri Fondatori, chiamati in causa poc'anzi, in un editoriale del BMJ:

    1. Un'affermazione del dottor Miniati:

      “Il bravo artigiano è quello che sa fare benissimo il suo mestiere perché ha fatto la stessa cosa centinaia di volte, ed è apprezzato per questo.”

      • Un'opinione contraria:

        Il paragone è pertinente al clandestino cinese intento a cucir borse di similpelle in quel di Brozzi e Campi non al medico pratico in fluido equilibrio tra certezze esterne, perizia individuale ed esperienza soggettiva di malattia narrata dai suoi pazienti. Per ben far ciò deve continuamente aprirsi al nuovo e all'ignoto.

[Ciò che risulta oltremodo intollerabile non è tanto il ricevere una contravvenzione per essersi infilati in un senso vietato quanto il ricevere contestualmente un antipatico predicozzo dall'Ausiliario del Traffico di turno. <>A questo punto il buon dottor Miniati che indubbiamente nella sua pratica clinica di ogni giorno è intuitivo, competente, costantemente aggiornato sullo stato dell'arte e in sintonia con consulenti e superiori di prim'ordine, con le ultime energie che il debito d'ossigeno gli concede nella fase finale della sua volata con voce strozzata dall'ira non si tratterrà idealmente dal gridare “Queste cose le conosco benissimo!!! Che cinzzecca con gli omeopati???”.]

<>Purtroppo ancora una falsa strada: non so quali omeopati frequenti o abbia frequentato o da quali sia stato gravemente deluso il simpatico Collega ma esiste una classe di omeopati numericamente rilevante, spesso impegnata nelle istituzioni universitarie od ospedaliere dove non fà di mestiere l'omeopata o solo quando, a latere, glielo concedono li Superiori, ma lo Specialista Pediatra, il Cardiologo, il Radiologo, l'Oncologo, l'Ematologo, il Nefrologo, lo Pneumologo e si estende agli Specialisti Convenzionati Esterni ed ai Medici di Medicina Generale (traggo i dati dal DB della Società a cui appartengo) che non reputa di praticare, una “medicina altra” quando fà omeopatia ma solo un settore della medicina che definisce medicina integrata o medicina integrativa o, attenendosi agli ultimi ghiribizzi della moda, medicina complementare. Questa, pur caratterizzata da procedure tecniche peculiari, compie esattamente tutte le operazioni tipiche della corrente principalie della medicina e utilizza sia i farmaci tratti dal suo armamentario terapeutico sia quelli della medicina corrente oppure entrambi quando questi sono di beneficio in quella particolare situazione di quel particolare paziente. Conduce trial e inchieste epidemiologiche all'interno di istituzioni pubbliche o private ed è per lei un onore ottenere la pubblicazione nelle riviste mediche più prestigiose. Non teme di sottoporre al vaglio della comunità scientica anche i propri fallimenti e non teme la discussione. Si fà un punto d'impegno nel definire la diagnosi della medicina corrente accanto a quella propria della patografia omeopatica e le sue concezioni sono sottoposte allo stesso processo storico di ridefinizione ed ampliamento. Usa per verificare i propri risultati criteri interni ed esterni di validazione (parametri misurabili quantitativamente e scale semiquantitative della QoL), questo atteggiamento è condiviso anche dalle correnti più conservatrici dell'attuale Omeopatia come testimoniato dal recentissimo Thompson T, Owen D, Swayne J “The Case for Cases: publishing high quality Case Reports in Homeopathy”, Homeopathy (2002) 91, pg. 1-2.

Caro Miniati a questo punto non mi resta che salutarti affettuosamente, affranto da questa lunga pedalata in tua compagnia, a cui malignamente ci ha spinto il signor Stefano Borselli, con rispetto, tuo pedante


Carlo Poggiali