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Il Covile - N.o 109 (1.1.2003) L’esperimento di Wu

Digerendo lenticchie e zampone…


La vigilia di Natale Roberto Benigni ha regalato agli italiani una memorabile lettura in TV dell'ultimo canto del Paradiso. Ce l'ha fatta sospirare con una lunga introduzione politica (tema, si sentiva, ormai per lui residuale e distante) cerchiobottista che ha scontentato i più. Glielo perdoniamo volentieri. Non posso però passare sopra all'ingiustificato attacco buonista a L'arte della guerra del grande polemologo cinese Sun Tzu, da me tenuto in grande considerazione.
Sul maestro avevo pronto da tempo questo delizioso aneddoto, che ritengo fondamentale per come pone i rapporti tra potere e sfere professionali: colgo l'occasione per farvelo conoscere. Consideratelo un regalo per il nuovo anno.
 

L'esperimento di Wu


Sun Tzu era nato nello stato di Qi. Grazie al suo trattato, ottenne udienza presso il re di Wu, che così lo interrogò: «Ho letto con cura la Vostra opera in tredici libri; sarebbe ora possibile fare un piccolo esperimento di conduzione delle truppe?».
«Si può fare», rispose Sun Tzu.
«Anche usando le mie donne?», chiese il re. «Certamente», fu la risposta.
Raggiunto l’accordo, il re fece uscire le bellezze del suo harem, raccogliendone centottanta.
Sun Tzu le divise in due gruppi, ponendo al comando le due favorite e ordinando di impugnare le alabarde.
Chiese poi: «Conoscete voi la sede del cuore, la mano, sinistra, la mano destra e le spalle?».
«Le conosciamo», risposero le donne.
«Se dico “Avanti”», continuò Sun Tzu, «guardate verso il cuore; se dico “A sinistra”, guardate la mano sinistra; se dico “A destra”, guardate la mano destra; se dico “Indietro”, guardate alle spalle.»
Le donne assentirono.
Una volta esposte queste regole, furono approntate le asce da esecuzione, dopo di che gli ordini furono impartiti tre volte e spiegati cinque volte. Al rullo dei tamburi si comandò di volgersi a destra, e le donne scoppiarono in una grande risata.
Sun Tzu disse: «Se le regole non sono chiare e le spiegazioni sono prive di fervore, la colpa è del generale».
Dopo aver ripetuto per altre tre volte gli ordini e per cinque volte le spiegazioni, al rullo dei tamburi si ordinò di volgersi a sinistra; ancora una volta le donne risero rumorosamente.
Sun Tzu disse: «Se le regole non sono chiare e le spiegazioni sono prive di fervore, la colpa è del generale; se, dopo i chiarimenti, non ci si conforma alle regole, la colpa è degli ufficiali».(*)
Ciò detto, Sun Tzu espresse l’intenzione di far decapitare le comandanti dei due gruppi.
Vedendo che si voleva uccidere le sue amate concubine, il re di Wu, che osservava dall’alto d’una terrazza, fu colto da grande timore e fece recapitare il seguente messaggio: «La mia modesta persona ha già capito che il generale sa impiegare le truppe. Se sarò privato di queste due concubine, il cibo non avrà più dolcezza. E' quindi mio desiderio che non vengano decapitate».
«Il vostro servitore» — replicò Sun Tzu — è già stato nominato generale, e quando un generale comanda l’esercito può anche non accogliere alcuni degli ordini del suo Signore.»
Ordinò quindi di decapitare le due donne per dare un esempio.
Dopo aver posto al comando le concubine immediatamente inferiori per rango, fece di nuovo rullare i tamburi. Le donne andarono a destra e a sinistra, avanti e indietro, inginocchiandosi e rialzandosi in perfetto ordine e senza azzardarsi a fiatare.
A quel punto Sun Tzu inviò un messaggero dal re col seguente rapporto: «Le truppe sono ora ordinate, e il re può scendere per passarle in rivista. Egli potrà impiegarle come vorrà, spingendole anche attraverso l’acqua e il fuoco»
Il re rispose: «Il generale può ritirarsi nei suoi alloggi e riposarsi. Non è Nostra intenzione procedere alla rivista».
«Il re ama le belle parole, ma non sa metterle in pratica», commentò Sun Tzu.
Il re capì allora che sapeva realmente impiegare l’esercito, e lo nominò suo generale. Ad ovest, Sun Tzu sconfisse il potente stato di Chu, penetrando nella città di Ying; a nord, intimorì gli stati di Qi e di Jin.
La fama che ottenne presso i signori feudali era quindi basata su effettive capacità.



 

NOTA


(*) La reazione di Sun Tzu viene così descritta nel Wu Yue Chunqiu: «Sun Tzu volse lo sguardo e vide che ridevano allegramente e senza sosta. Una grande ira lo colse facendogli improvvisamente sbarrare gli occhi, e la sua voce si fece simile al rug­gito d’una tigre spaventosa. Si spinse indietro il berretto spezzandone i legacci laterali e ordinò di andare a prendere l’ascia da esecuzione, in osservanza dei regolamenti militari».



 
tratto da: SUN TZU, L'arte della guerra, traduzione e cura di Riccardo Fracasso, Tascabili Economici Newton. [A conferma che le cose migliori, come i tramonti sul mare, sono sempre gratuite: questa, l’unica traduzione italiana dall’originale, è nella serie Millelire].