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Il Covile - N.o 123 (16.2.2003) Nikos Salingaros replica a Carlo Poggiali

Questo numero


Nikos Salingaros ha apprezzato il commento del dottor Poggiali alle sue tesi contro la desertificante urbanistica moderna; il registro gli è sembrato però troppo olimpico ed ha deciso di chiarire con questo appassionato intervento. Per amore della nostra “bella lingua” l’ha scritto direttamente in italiano, chiedendoci di rivederne l’ortografia; grazie alle cure poggialesche ne è uscito quanto sotto.
 
P.S.In merito voglio far sapere a Nikos che molti degli amici i cui nomi compaiono a volte in questa NL, e il pensiero va per primo a Giannozzo Pucci, da tanti anni si battono non solo con l’ironia per la difesa della loro città dalle follie degli architetti modernisti.
 

Il pericolo del decostruttivismo


Caro Stefano,
ho letto la lettera del dottor Poggiali, pubblicata sul numero 119 della tua Newsletter. Dal momento che fa riferimento alle mie ricerche sull'architettura e l'urbanistica, volevo rispondere personalmente. Carlo Poggiali distingue tra percezione emotiva ed analisi svolta sul piano intellettuale per ciò che concerne l' influenza dell'architettura sull'uomo. Suggerisce che possiamo comprendere tale differenza attraverso delle esperienze specifiche: confrontandosi con edifici aventi un carattere architettonico diverso. Sono d'accordo.
 
Vedo la necessità di sviluppare un corpus di conoscenze scientifiche, fondate sul metodo scientifico, fuori da qualsiasi coloritura dovuta ad opinioni personali (in ogni caso negative e compromettenti). In tal modo si può affrontare il futuro muniti di una conoscenza dell'architettura molto più profonda che non nel passato, specialmente quello del XX secolo modernista. L'architettura e l'urbanistica non possono seguire gusti effimeri, non possono essere basate su immagini triviali come quelle odierne, frutto di una fantasia che concepisce cose spaventose, extraterrestri.
 
Però, Poggiali confida un po' troppo nell'assunto che io sia rimasto ancorato ad un piano strettamente intellettuale. Infatti, alcuni giorni fa, ho rincontrato l'amico Terry Mikiten a pranzo in un ristorante indiano (luogo che permette una lunga conversazione rilassata intercalata da pause per prender nuovi piatti direttamente dal buffet). Abbiamo discusso l'architetto Daniel Libeskind e i progetti per la ricostruzione di Manhattan. Dopo alcuni minuti, Mikiten mi dichiara: "Sei fondamentalmente cambiato. Non sei più lo scienziato disinteressato di un tempo, adesso sei molto appassionato e parli quasi come un fanatico!" Gli rispondo che l'argomento mi ha afferrato completamente, e che vedo le cose così buie da sentire la responsabilità di dover aiutare il mondo a prevenire un pericolo gravissimo. Ho spiegato che si tratta dell'introduzione di una nuova visione del mondo, di una visione distruttiva, che può, se la lasciamo lievitare, porsi in grado di eliminare dal mondo tutto ciò che abbiamo costruito pazientemente durante i secoli, durante i millenni. Una nuova filosofia dell'ordine che vuole sostituire le bugie al posto della conoscenza.
 
L'architettura da sempre incorpora la nostra concezione del mondo, la sua struttura e il come intendiamo la struttura dell'universo nel momento attuale. Dalla monumentalità delle civiltà antiche, ai dettagli decorativi presenti in tutte le architetture vernacolari, lo spirito umano si esprime con creatività sul tessuto già costruito. È la nostra anima, la nostra mente, il nostro cuore: qui sono presenti i suoi battiti.
 
L'architettura decostruttivista ci esibisce la visione di un mondo distrutto, di un universo ridotto in briciole, in frantumi di vetro. Questo gruppo di architetti (oggi molto in voga) utilizza il termine "frattale", ma in un senso completamente sbagliato. Io so cos'è un frattale, e vi assicuro che non è questo. In progetti e in articoli di architettura loro parlano di "caos", di "sistemi non-lineari" e di "complessità" senza avere nessuna idea di che cosa siano. Ma per loro, questa ignoranza non è una vergogna, perché serve alla promozione commerciale e non alla verità scientifica.
 
In realtà, ci troviamo di fronte al misticismo di un culto che utilizza la terminologia scientifica come un coacervo di parole magiche il cui effetto è attribuibile soltanto al suono. Il culto ignora intenzionalmente il significato della scienza. Funziona perché la gente comune non ha una formazione scientifica, e perché gli scienziati se ne stanno chiusi nel loro troppo angusto ambito di ricerca. È una ironia del nostro tempo che tale culto, fondato sull'ignoranza, sopravviva e fiorisca ed abbia preso il controllo dei mezzi di comunicazione e delle Scuole d'Architettura. Oggi, nelle Facoltà di Scienze e di Matematica si parla dei frattali, mentre in quella di Architettura (situata nell'edificio accanto) si macinano delle stupidaggini sui frattali senza che nessuno lo noti.
 
Il pericolo è questo: ogni stile architettonico definisce un modello dell'universo, e v'include la società umana. Più che dalla parola scritta, noi impariamo l'ordine da esempi costruiti e da esempi naturali. È così che siamo divenuti umani attraverso il nostro sviluppo evolutivo. Se adottiamo il modello decostruttivista, abbandoniamo i nessi fondamentali: i legami tra gli esseri umani, tra le persone e l'ambiente costruito e la trama dei diversi fili che assieme formano il tessuto urbano. Cancelliamo brutalmente l'interconnessione e la coerenza che definiscono la società umana e la nostra civiltà. E perché? Per rendere alcuni architetti ricchi e famosi? Per soddisfare clienti (Chiesa e Governo inclusi) che devono assolutamente ottenere tutto quello che è "all'ultima moda” in architettura? O per sovvenzionare le riviste di architettura?
 
Quando ho spiegato tutto questo al mio amico Mikiten, mi ha risposto così: "Adesso vedo il tuo pensiero analitico, con una logica quasi matematica, e la conclusione è veramente sconvolgente. Io pensavo che i modelli per la ricostruzione di Manhattan rappresentassero forme nuove, forme strane, forme non abituali, forse ridicole, però non ho mai pensato che fossero pericolose. A questo punto credo proprio di sì. C'è sempre in ogni sistema una coerenza, una informazione centrale che dev'essere protetta. Abbiamo un nucleo centrale, che è vulnerabile: senza di questo il sistema può essere distrutto. La coerenza delle forme è uno dei fondamenti del nostro modo di pensare, non si può metterla a rischio. È troppo importante e fragile, è come il DNA nel nucleo delle cellule."
 
Almeno ho convinto Mikiten che non ho abbandonato il metodo scientifico. Anzi, è quasi inevitabile che si sia appassionato alla mia scoperta ed alle sue gravi conseguenze. Il dottor Mikiten è il Decano della Scuola Universitaria de Medicina, Professore di Fisiología, ed anche un esperto di intelligenza artificiale. In breve, un "duro". Non è facile cambiare le sue idee, ma una volta che ciò e avvenuto, è come avere tutta la Scienza alle nostre spalle.
 
Siamo rimasti d'accordo che una fede nella struttura osservata è fondamentale per l'esistenza umana. Come esseri umani, utilizziamo l'apprezzamento della struttura interna ottenuta attraverso la fisiologia dei sensi per interpretare le strutture con cui ci confrontiamo nella vita. La scienza non è altro che una ricerca diretta alla comprensione della struttura. Sviluppiamo dei sistemi di credenza che si basano sul meccanismo del capire le strutture fisiche. Tali basi cognitive ed intellettuali influenzano la nostra comprensione dei sistemi umani e sociali, formano, infatti, l'intuizione umana.
 
Il decostruttivismo è una sfida contro le idee precedenti. Una sfida che non sostituisce queste idee con nessuna alternativa coerente. È un qualcosa di fondamentalmente distruttivo. Distrugge la nostra comunione con la struttura naturale senza fornire un valore esplicativo che prenda il suo posto. Inoltre, il decostruttivismo è arrogante perché non ha bisogno della partecipazione degli esseri umani nel dialogo col nostro ambiente. Non se ne preoccupa perché è un costruzione interamente aliena. È un imbroglio artistico escogitato alla ricerca della novità e che adesso minaccia la nostra capacità di capire l'universo.
 
In seguito abbiamo parlato dei filosofi francesi decostruttivisti. Mikiten ne conosceva i nomi: Derrida, Foucault, ecc... ma mi diceva che non ne ha mai capito gli argomenti. S'è dichiarato disposto a rileggerli. Io l'ho consigliato a non perderci tempo, perché sono intrinsecamente incomprensibili. E poi non ne vale la pena. L'architettura contemporanea proclama a voce alta che è fondata sulla filosofia decostruttivista, ma, come tutte le sue dichiarazioni, anche questa ha un valore soltanto propagandistico. Mikiten mi chiede se sono pronto ad attaccare questo gruppo di filosofi. Io gli rispondo, con modestia, che non lo farò, perché io non sono filosofo, e poi loro sono troppo potenti. Il celebre filosofo britannico Roger Scruton li ha criticati, e di conseguenza ha perso il suo posto di professore all'Università. Adesso vive in una fattoria in Inghilterra.
 
Ritorno finalmente a Poggiali per spiegare che, nella mia critica dell'architettura contemporanea, non parlo soltanto di osservazioni sul piano meramente intellettuale. È in atto una deliberata aggressione ai nostri sensi che usa il meccanismo percettivo umano per generare ansietà fisica ed angoscia. Deliberata: nient’affatto accidentale o dovuta ad ignoranza. A volte mi sono stupito di come si sia veramente in pochi a percepire queste cose estremamente importanti. Nell'era della globalizzazione dei mezzi d'informazione, è stata la disinformazione a propagarsi sul serio. La verità rimane nascosta senza interessare la gente. La verità non si vende facilmente come le immagini estranee di un'architettura che nessun capisce. Al contrario, queste ultime hanno un grande valore commerciale per il mondo della pubblicità in cui oggi abitiamo.
 
Non son d'accordo su troppi ragionamenti tirati in lungo nelle discussioni rilassate tra amici. La situazione esige un'azione immediata, e, per di più, noi (i pochi a conoscere la sgradevole verità) ci troviamo in una posizione debole. Tutte le città più belle del mondo, Roma Eterna compresa, stanno per esser distrutte dalle immagini aliene di un'architettura autoproclamatasi "contemporanea". La distruzione intenzionale che sembra esser necessaria al Culto della contemporaneità sta facendo più guasti che non tutte le invasioni barbariche. Non abbiam tempo da perdere in vacanze nel Tirolo Meridionale.
 
Nikos Salingaros