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Il Covile - N.o 132 (24.3.2003) Interviene Marcello Galeotti

Questo numero


Concordo con Marcello Galeotti che il momento consenta anche riflessioni meno contingenti e insieme alla sua lettera sui limiti della forza ve ne invio un’altra, di Claudio Marcello Rossi, su Madre Natura.
 

“Ah, se un greco vedesse i nostri giochi” (di Marcello Galeotti)


Caro Stefano,
 
ora che la guerra, così a lungo imminente, è scoppiata, si può forse, senza apparire troppo pedanti, intervenire su questioni di dettaglio.
 
Approfitto, ad esempio, di un accenno marginale del prolifico Leonardo Tirabassi a Tucidide - a proposito, naturalmente, del realismo politico, identificato, mi pare, un po’ superficialmente con la realpolitik. Ora, chi non ricorda il famoso episodio dei Melii e le parole degli ambasciatori ateniesi (cito, appunto, sulla base dei miei ricordi): “Noi crediamo che per necessità di natura chi è più forte comandi; che questo lo faccia la divinità lo crediamo per convinzione, che lo facciano gli uomini lo crediamo perché è evidente.” Si tratta di una cruda argomentazione a favore del potere. Ma, a parte il fatto che Tucidide mette queste parole in bocca ai delegati ateniesi e dunque non necessariamente esse rispecchiano interamente il suo pensiero, siamo sicuri che questo potere coincida con la mera forza fisica (o tecnologica) - con la bia, la vis latina? (In realtà i diplomatici di Atene potrebbero, inconsapevolmente ed ironicamente, condannarsi con i loro stessi argomenti).
 
Questa distinzione può essere per alcuni poco rilevante - ma non, verisimilmente, per Tucidide. Infatti Tucidide tiene nella più alta considerazione, in particolare, il potere dell'autocontrollo (autodominio), della moderazione: il potere, potremmo dire, di limitare il proprio potere. E' proprio difettando di questo potere, che Atene, la democratica Atene, viene infine sconfitta (si legga, oltre allo stesso Tucidide, il saggio di Leo Strauss, ripubblicato in Atene e Gerusalemme). Del resto l'episodio dei Melii non ha una connotazione "positiva" (come , ad esempio, il "bellissimo ammazzamento" di Machiavelli), e potrebbe perfino essere un esempio, certo implicito (Tucidide lascia parlare i fatti), di cattiva (miope) politica, oltre che di cattiva morale. La stessa separazione, "machiavellica" e moderna, tra morale e politica, per quanto conosciuta, ovviamente, nella pratica, non era teorizzata nel pensiero greco - nemmeno dai delegati ateniesi, la cui argomentazione è più complessa. Il comportamento conveniente, e dunque infine giusto, era, comunque, "uno". Se non sbaglio, nella Repubblica Platone usa la parola kairòs (misura, convenienza) precisamente in questo senso: la capacità di intuire, nelle varie e più difficili circostanze, quale sia il comportamento giusto - che non deriva da una meccanica presa d'atto dei fatti né da una deduzione ideologica.
 
"Sulle cui spalle guardiamo avanti; ai cui piedi seduti ascoltiamo". Forse da coloro che hanno "inventato" l'Occidente c'è ancora qualcosa da imparare.
Marcello Galeotti
 

Lettera a Gabriel (di Claudio Marcello Rossi)


Caro Stefano, torno alla “125”. Il bravo Pietro del Zanna, cercando il momento concettuale di nascita del fondamentalismo verde, contestava in quella Newsletter i pensieri di Ugo Bardi che diceva "Madre Natura è immensa e possiede le sue leggi. L'uomo, da sempre, vi si è adeguato inserendosi nei suoi cicli. Oggi, invece, l'uomo si sente onnipotente e rompe tutti gli equilibri faticosamente (ma anche gioiosamente) mantenuti per tanti anni,… e si rende responsabile di questa rottura non riconoscendo più "l'architettura etica" in cui è inserito e a cui deve sottostare."
 
Do il mio contributo al tema, in appoggio al cortese argomentare di Pietro del Zanna, riportando un passo di un libro (MORRO UM, ed. Borgia, 2000) E’ la lettera che invia un giovane personaggio ad un altro, dopo anni di silenzio, in un rapporto mai chiarito. Le parole sono forti, apparentemente estremiste ma, nel giuoco letterario, pongono al centro l’uomo e la sua auspicabile saggezza. Che sarebbe mai la sacralità del libero arbitrio di cui rendere conto (fonte di fede nel Dio) se l’uomo non si opponesse, per esempio a pestilenze e inondazioni ? La lettera intende che l’Uomo giudichi e che si opponga a ciò che non gli conviene, battendosi quindi, se necessario, per la bellezza e la Natura .
 
La lettera non è corta, ma si sa, quando si legge lo si fa anche per lasciarsi prendere pigramente dallo scorrere delle parole, quand’anche la conclusione tardi a venire.
 
“Sao Paulo, 3 dicembre 1977

Ho sempre pensato che la cosa migliore che abbiamo fatto è stata quella di non dirci niente. Ciascuno ha espresso una sua verità, tu il desiderio di commentare, di insinuare la mente sotto la superficie delle cose, io la volontà di non farlo. Te lo dissi un giorno, eravamo in macchina vicino ad una spiaggia , poi andammo in ospedale (N.R: a trovare un bimbo malato terminale). Da qualche giorno sono qua in una camera bianca, uguale a quelle. Ci rimarrò, penso, molto o forse molto poco. Non so quando e se prenderai questa lettera che faccio portare nella casa di Rio.


Volevi parlarmi? Ti troverai a parlare coi fantasmi dei silenzi ai quali ti avevo abituato, gli stessi che il mondo mi dava. Se vuoi continuare a leggere queste righe devi prepararti a non poter rispondere, a non saper rispondere e uscirne male, l’entusiasmo bloccato, giovane cavalletta che salta, per sopravvivere, di oblio in oblio. Non puoi pensare di curiosare anche sul mio spettacolo, se non sentendo, convinto, il rischio di affogare come me nelle certezza di non sapere, di non capire.


Sui libri, fin da quelli dei primi anni di scuola, i piccoli disegni ingenui dai colori smaglianti di prati, fiori , montagne e animaletti, c’era scritto che la natura è meravigliosa. Gli ambientalisti traducono in politica questa tesi: non tocchiamola per carità, non modifichiamo i ritmi, il procedere naturale, i sacri riti. Ma quanti animali sono stati fatti a pezzi, squartati, drogati , allevati per ucciderli e ricavarne un’ipotesi di sostanza chimica che divenga dopo medicina, magari per un Papa malato ? Quanti uomini sono stati trucidati per conquistare un mucchio di pietre che abbellito poi nel tempo da storici ed artisti diviene dimora, mèta ammirata da chi vede quel risultato bellissimo e non la storia del dolore, della tragedia incommensurabilmente più pesante di un giorno lontano. Pezzi di montagna, per luccicanti gocce di pioggia, sono divenuti valanghe con sotto capanne, case, bambini con l’aquilone in mano da accomodare con la colla, proprio quel giorno, al chiuso, che fuori piove e non può volare. Perchè prepararsi con tanto sudato impegno per una corsa che è più fatta di casualità che di ragione ? Dove c’era scritto che un bacio, dato proprio con il cuore, non con scienza ed esperienza, su un prato proprio uguale a quello dei disegni del libro di scuola è micidiale e ti può schiantare la vita? Dove, dove, si insegna , si grida, si spara saggiamente agli alunni non attenti e che non capiscono, che prima viene la furbizia, l’attenzione, la disaffezione, l’intelligente distacco dall’ emozione, effimera debolezza che tutto offusca?


Ed io uscirò da qui? E se no, perché? Avevo già capito di essere vivo, mica sono un batterio; ho il diritto di compiere il tragitto affidato dal disegno alla specie. Quello scritto sul libro di scuola. Invece la meravigliosa natura si completa, si arricchisce con i suoi orrori, i suoi sbagli (sbagli per noi che ne facciamo una categoria morale, non per lei che è). Ti dicono che sono deviazioni, invece sono altri aspetti sani di altri mondi naturali. E che: una cellula che devasta quelle vicine, forse non assomiglia ad una cavalletta che depone uova e cerca la sua giusta affermazione pur devastando le messi di un popolo? O ad un branco di iene che si avventano sulle più belle gazzelle della prateria? Dov’è il codice etico che stabilisce le specie da proteggere e quelle sbagliate? Non esiste codice di vita se non la violenza , e via alle ortiche la meravigliosa natura. Ci vuole il combattimento, la guerra dell’uomo contro la natura allorchè stabilisce cosa gli conviene. Sia egli capace e saggio, non sbagli la convenienza, ma sia lotta. Di meraviglioso a questo punto non rimane più niente. E’ una guerra, deve esserla. L’uomo, con astuzia ucciderà e preserverà la natura quando e come gli converrà. Sorridendo salverà quanto gli conviene: il progesso di una specie, la sua, il resto è materia prima. Né meravigliosa, nè da scartare. Semplicemente da selezionare. Tutto il senso stà in questa guerra.


Ho fatto conversazione per te, questa volta, riconoscilo. A me non interessava, lo sai. E poi non ce la faccio.


Gabriel