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Il Covile - N.o 138 (14.4.2003) Agata Smeralda e Riccardo Zucconi

Questo numero


Di ritorno dal suo proficuo viaggio in Brasile Riccardo ha preparato per Toscana Oggi e per gli amici della newsletter questo appassionato resoconto. Più sotto trovate, tratte dal web, notizie sul benemerito progetto Agata Smeralda.
 

Resoconto (di Riccardo Zucconi)


Non so se questo è un articolo obbiettivo. Non può esserlo. E’ un articolo che vuole smuovere le coscienze, influire sulle persone, sulle loro scelte, aiutare Agata Smeralda e, per suo tramite, il popolo brasiliano.
Mio padre è nato in Brasile, i miei nonni vi sono sepolti. Gran parte della mia famiglia abita a Rio de Janeiro, io stesso ci ho vissuto cinque anni e ci torno sempre.
Per prima cosa vorrei cercare di farvi capire cosa è il popolo brasiliano. E’ stato definito dal grande antropologo Darcy Ribeiro “Un popolo per gli altri”.
Formato, storicamente, con indios sottomessi, con negri schiavi e pochi bianchi rapaci, per produrre materie prime e profitti esportabili in Europa. Un proletariato esterno la cui sorte è sempre dipesa dal mercato mondiale e i cui interessi e aspirazioni non sono mai stati tenuti in considerazione.
Nemmeno il diritto elementare di lavorare per nutrirsi, vestirsi, avere una casa.
Questo predominio del profitto sul bisogno ha generato un sistema economico sospinto da un ritmo sempre più accelerato di produzione di quello che il mercato straniero esigeva, basato su una forza lavoro obsoleta, affamata, perché nessuna attenzione veniva data alle sue condizioni di vita.
Partendo da questi presupposti è un vero miracolo che il Brasile sia comunque riuscito a diventare il più grande paese della America Latina, la più grande nazione cattolica del mondo, ed abbia espresso una sua particolarissima creatività artistica e culturale.


E’ in questa realtà che opera Agata Smeralda.
Con questo popolo sofferto, con la sua parte più povera, oggi espulsa definitivamente dal mercato del lavoro per non aver accesso all’istruzione ed alle tecnologie necessarie.
Sono arrivato a Salvador per organizzare il nuovo corso di turismo e scuola alberghiera che gli albergatori di Firenze dell’Associazione Industriali, che presiedo, hanno voluto offrire ai ragazzi di Agata. Una iniziativa che permetterà a molti di loro di trovare lavoro nei nostri alberghi o in quelli di Bahia.
Con me c’era Fabio Turchi, un amico fotografo, che ha fatto un reportage sull’intero progetto. Con le sue foto organizzeremo una mostra fotografica all’Hotel Excelsior di Firenze, cercando di sensibilizzare sempre più persone.

Siamo andati in giro per posti impensabili per noi. Posti dove la polizia entra di rado, in forze e con i mitra spianati. E noi, con milioni di macchine fotografiche al collo passeggiavamo tranquilli, scortati dalle nostre suorine.
Nel mezzo di queste favelas le piccole scuole di Agata Smeralda, vere oasi di pace, di fede, di speranza. Speranza nell’uomo e nel suo destino. Sempre e comunque.
Quello che ci ha commosso non è stata la miseria, la degradazione. E’ stata la felicità di questi bambini, allievi delle scuole. Bambini quasi sempre con situazioni familiari terribili, ognuna delle quali sarebbe da noi su i giornali. Eppure ridenti e felici. Con le loro uniformi impeccabili, i loro banchini, i loro giocattoli, i loro computer, i loro corsi di teatro.
Migliaia di bambini, 8500, adottati da altrettante famiglie fiorentine. Al prezzo di un euro al giorno. Un caffè al giorno. Ora che ho visto mi è difficile prendere un caffè, “facendone a meno potrei salvare un'altra vita” e il caffè non va giù. Pensateci la prossima volta che lo berrete.


A Salvador mi sono sentito così orgoglioso di essere fiorentino. Don Alfredo Nesi, da poco scomparso, Don Renzo Rossi, che era lì con noi, suor Renata, suor Germana, i padri Gregorio e Wiesyk, Mauro Barsi e tutti gli altri, le centinaia che scrivono lettere, fanno telefonate, incollano francobolli sono la prova che il nostro grande umanesimo, non più capace di produrre Leonardo o Michelangelo, si perpetua nell’opera di queste magnifiche persone.


Chiudo con le parole di Don Nesi, che Mauro ha già pubblicato sul giornalino di Agata, ma sono talmente belle che andrebbero rilette tutti i giorni.
“Abbiamo tanto bisogno di persone che vengano da noi per dedicarsi in questa avventura affascinante e pesantissima… Quanto spazio per buttarsi senza troppo calcolare in una avventura di amore. Anche per toccare Dio, come solo fra i poveri si può realizzare. Grazie per il bene che ci volete. Grazie a nome dei nostri figlioli e figliole.”
E allora cosa aspettate, cosa aspettiamo?
A cambiare questa vita che spesso, nonostante gli armadi pieni, il frigorifero stracolmo, la macchina, il motorino, la settimana bianca, non sta comunque in piedi, necessitando di tranquillanti e di sonniferi.
E quante volte ci si sveglia scontenti, svogliati, con l’amaro in bocca per un quotidiano sempre più sterile?
Da anni prego Dio tutti i giorni perché faccia di me un uomo migliore.
Agata Smeralda mi ha indicato la strada. Una strada già aperta, lastricata di brillanti e tanto più luminosa perché in mezzo alla miseria più nera.
Imboccarla spetta ad ognuno di noi.
Riccardo Zucconi
 

Agata Smeralda, la storia


Fonte: http://www.agatasmeralda.org
 
Il prof. Mauro Barsi, fiorentino, presidente e ideatore del Progetto di adozione a distanza "Agata Smeralda", spiega in questa intervista le finalità di un’iniziativa nata pochi anni fa, ma che gia' conta concrete realizzazioni a favore dei bambini di strada brasiliani, a Salvador-Bahia.
 
Com’e' nata l’idea del Progetto di adozione a distanza "Agata Smeralda"?
Il Progetto nasce per prima cosa da un’amicizia profonda con il Cardinale Lucas Moreira Neves, che conobbi nel 1975 a Roma, quando era Segretario del Pontificio Consiglio per i Laici. Una decina di anni fa, divenuto Arcivescovo di Salvador-Bahia, mi disse che fra le sue piu' grandi preoccupazioni di Pastore vi era il grave problema dei bambini di strada. Un numero enorme, costretto a vivere in una miseria disumana. Incominciai a pensare che qualcosa doveva essere fatto per aiutare queste creature. Nacque così l’idea del gemellaggio tra Firenze e Salvador-Bahia, siglato "in nome dei bambini" dai Sindaci delle due città. […]
 
"Agata Smeralda": che significato ha questo nome?
Qualcuno pensa che si tratti di un nome brasiliano, ma non e' così. Il nome del Progetto esprime molto bene le radici dell’iniziativa, radici della nostra terra e della nostra cultura, radici di accoglienza e di amore verso la vita. Ricordo molto bene quando per la prima volta ho sentito parlare di Agata Smeralda. Avevo forse sei anni. Mia nonna Emilia, una vecchia contadina cresciuta nelle campagne di Vicchio del Mugello, donna di fede, era solita raccontare ai suoi quattro nipotini delle bellissime novelle ricche di contenuto morale, che sempre riuscivano ad attirare l'attenzione di noi bambini. Secondo il racconto, la piccola Agata Smeralda sarebbe nata da una relazione tra un giovane e cattivo nobile fiorentino e una ragazza buona e bellissima, di lui innamorata, ma con il grave torto di appartenere ad una famiglia molto povera, che abitava in uno dei poderi dei giovane stesso, situati alla periferia di Firenze. Una gravidanza tenuta nascosta alle famiglie, con gravi minacce del nobile alla ragazza e non solo per farla tacere, ma anche per costringerla ad abbandonare la creatura non appena nata. Ricordo che, per noi bambini, il momento più drammatico del racconto era sempre lo stesso: quando quella povera mamma avvolta in una mantello di stoffa nera, in una fredda notte di febbraio, abbandonava fra le lacrime la sua bambina appena nata nella ruota dello Spedale degli Innocenti a Firenze. Soltanto da grande, studiando il Brunelleschi, insigne architetto di quello Spedale, appresi che la vicenda narrataci con tanto amore dalla nonna non era in realtà proprio così come ce la raccontava. Infatti, i documenti storici ci dicono soltanto che a quella piccola bambina accolta per prima nello Spedale degli Innocenti a Firenze il 5 Febbraio 1445 fu dato il nome di Agata Smeralda. E nel nome dell’accoglienza, della difesa dell’infanzia abbandonata, cinquecento anni dopo, ecco il Progetto Agata Smeralda, a servizio dei più poveri.
 
Cosa vi siete proposti con questa iniziativa?
Mi sembra che le parole del "manifesto" del Progetto rispondano con precisione a questa domanda: "... i bambini devono vivere e crescere liberi nella loro terra per essere domani i protagonisti della storia del loro paese". Concretamente questa frase si traduce nel garantire quotidianamente a migliaia di creature, che altrimenti vivrebbero in condizioni disumane, un vitto sano, la possibilità di accedere all’istruzione scolastica, assistenza sanitaria ed un accompagnamento per una crescita globale. Tutto questo si realizza grazie alla presenza di missionari e missionarie (laici e religiosi), provenienti dall’Italia e da vari paesi del mondo, che ogni giorno si prendono cura dei bambini negli ormai 60 centri di accoglienza. Abbiamo inoltre realizzato tre case famiglia per ragazzine "tolte dal marciapiede", un presidio sanitario presso il "Centro do Menor", nella favela di Mata Escura, luoghi di avviamento al lavoro per i ragazzi più grandi. Agata Smeralda e' infatti oggi una presenza capillare nelle favelas di Salvador e Bahia che opera in nome della dignità della persona umana. […]