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Il Covile - N.o 140 (27.4.2003) Pierotto, in memoria

Questo numero


È forse in questi giorni tra venticinque aprile e primo maggio il momento migliore per ricordare Piero Torrini, per tutti Pierotto.
In gioventù Pierotto è stato uno dei miei maestri di marxismo: era uno degli allora pochissimi (ora penso nessuno) operai che avesse letto Il Capitale, fatto più che notevole nel mondo ordinario ma non in quella ristrettissima cerchia bordighista nella quale si era formato politicamente e culturalmente. Pierotto aveva conosciuto di persona Amadeo Bordiga che qualche volta capitava a Firenze nella sede della conventicola, in Via dei Cerchi: mi raccontava come il vecchio capo, evidentemente preoccupato dal clima di adorazione, ci tenesse sempre a precisare di essere “un uomo in carne ed ossa come gli altri”. Nella seconda metà degli anni sessanta aveva seguito il giovane francese che Bordiga aveva di fatto eletto a suo successore, Jacques Camatte, ed insieme a lui e qualche altro era uscito dalla setta bordighista (o “racket” come allora, sull’onda della lettura di Adorno, Camatte definiva gruppi e gruppuscoli) per vagare tra le formazioni più spontaneiste, come quella, Lotta Continua, nella quale allora militavo.
Quando il nostro paese supererà del tutto il lascito di odio della guerra civile del 43-45 potremo rendere almeno l’onore non soltanto ai giovani che allora scelsero la parte sbagliata, ma anche alle tante vittime di sinistra dello stalinismo: trotskisti, anarchici e bordighisti; la tragica vicenda umana di Giorgio Cesarano (vedi NL n° 52), una delle migliori teste del dopoguerra, tra l’altro amico di Camatte, passata dall’esperienza di Salò all’ultrasinistra, e conclusasi col suicidio, non può essere capita a fondo senza fare i conti con la doppia damnatio memoriae instaurata dal PCI egemone sul ceto intellettuale: quella a destra e quella a sinistra.
Tornando al nostro Pierotto, la cui figura di hobbit è così viva nel mio ricordo, sono riuscito a procurarmi il ritratto che Rino Melotti ha letto in una serata in sua memoria. Rino, che in qualcosa a Pierotto somiglia, ha colto con efficacia le qualità principali dell’amico comune: prima fra tutte la purezza.
Sempre in onore di Pierotto ho aggiunto una lista dei geniali titoli (li ho sempre assaporati) che Bordiga dava alle sue elucubrazioni.
 

Lettera ad un compagno mai morto (di Rino “Bologna” Melotti)


Carissimo Pierotto,
debbo dirti subito che, rotto il primordiale stupore che ci prende e ci prenderà sempre di fronte alla sacralità della morte, è assai facile scrivere su di te: non ci sono infatti remore, equilibrismi od alchimie da rispettare o mantenere perché tu stai tutto di qua, dalla parte degli oppressi, dalla parte di chi deve urlare per il proprio sfruttamento e costruirsi giorno per giorno la possibilità del proprio riscatto, insieme a tutti “i dannati della terra”.
Debbo aggiungere, poi, ma non so come dirlo, che a tutti è sempre sembrato che tu avessi il dono dell’ubiquità. Infatti, in qualunque situazione si volesse infrangere il cielo della politica con un pugno tu c’eri, con la tua figura rotonda e piena, saltellando fra uno slogan ed un canto di rivolta.
Nessuno si è mai chiesto che nome e cognome tu avessi, eri simply red, eri Pierotto.
“Pubblico anche quando dormivi”, come si dice, sembrava che, tu appartenendo a tutti, non avessi una tua vita privata che ti aveva registrato all’anagrafe come Piero Torrini.
Una generazione dopo l’altra è stata pervasa dal tuo entusiasmo e tu hai fatto strada a tutti senza farti strada, come è stato detto.
Ogni luogo di questa stralunata città ti ha visto passare insieme agli altri, chiedendo per gli altri, vivendo per gli altri.
Il tuo nome è come il simbolo della piazza, della strada, del corteo e della protesta e questi luoghi, coagulando e sedimentando desideri e bisogni di “una comunità che viene”, ti hanno eletto loro genius loci perché, rovesciando l’immagine del poeta, verrà la vita, Pierotto ed avrà i tuoi occhi.
Nessun dio invidioso, quindi, riuscirà a sottrarti a noi ed anche se la tua scomparsa è pesante come una montagna, il nostro pudore non lo darà a vedere perché se “noi siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i nostri sogni”, tutti noi continueremo il tuo ed il nostro sogno di fraternità ed uguaglianza.
Così un’infinità di modi di ricordarti ti renderà luminosa l’infinita notte che stai attraversando e che ti circonda.
Tutti coloro che ti hanno conosciuto, ti hanno apprezzato e ti hanno amato, ricorderanno la tua storia, la storia di un puro, di tutti i puri che hanno sorretto con il loro candore e la loro tenacia ogni rivoluzione e di cui ancora così poco si parla o si è parlato.
Mai come oggi è stato così vero: tu sei tutti noi, Pierotto!
Senza inchiostro tu hai scritto una vita che è un capolavoro che tutti possono leggere, purché tolgano, superandolo, il presente ordine delle cose ed abbiano cuore e sensibilità!
Rino
Firenze, 24.1.2002
 

Titoli bordighiani, un florilegio