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Il Covile - N.o 149 (21.6.2003) Daniela Mugelli - La generazione ante anni '70 e i suoi critici

Questo numero


Mentre si preannuncia, ahivoi, un temporalesco dibattito sulla Musica Contemporanea dopo la mia inopinata collocazione di Berio nel girone degli impostori (vedi NL n°147), sbrigo la corrispondenza che ha anche questa volta una sua casuale coerenza. I contributi che vi giro sono entrambi, musica per le mie orecchie di vecchio reazionario, all’insegna del politicamente scorretto. Il primo è uno sfogo di Daniela Mugelli, il secondo una segnalazione di Stefano Miniati che, da quel misoneista che sta diventando, ci offre uno di quei geniali e anonimi interventi che, insieme a improbabili appelli, bufale varie e virus, di tanto in tanto si diffondono in rete. Mio figlio Francesco non ha resistito alla tentazione di una replica.
 

La religione può essere "politically correct"?


Caro Stefano,
l'altro giorno ero ad una cena di lavoro e per caso qualcuno ha cominciato a parlare della "conversione" di Leonardo Mondadori, di quella sua religiosità fino all'ultimo così rigorosa e ortodossa in controtendenza con i preti in blue jeans, i missionari dell’ecumenismo, i sacerdoti no global: e molti ne argomentavano irritati, come se si trattasse di un atteggiamento non "politically correct".
Ma io mi chiedo e ti chiedo: la religione ­ se non diventa un credere negli uccellini e nelle caprette, nell’ipocrisia new age di una religione senza tonache e funzioni, in un Dio fast-food che è solo un "personal trainer" dell’anima ­ quando mai può essere "politically correct"?
Daniela Mugelli
 

Tu che sei nato prima del 1970:


A ben pensarci, è difficile credere che siamo sopravvissuti fino ad oggi!
Da bambini, andavamo in macchina (quelli che avevano la fortuna di averla) senza cinture di sicurezza e senza air bag.
... e viaggiare nel cassone posteriore di una pick-up, in un pomeriggio torrido, era un regalo speciale.
I flaconi dei medicinali non avevano delle chiusure particolari.
Bevevamo l'acqua dalla canna del giardino, non da una bottiglia. Che orrore!
Andavamo in bicicletta senza usare un casco.
Passavamo dei pomeriggi a costruirci i nostri "carri giocattolo". Ci lanciavamo dalle discese e dimenticavamo di non avere i freni fino a quando non ci sfracellavamo contro un albero o un marciapiede. E dopo numerosi incidenti, imparavamo a risolvere il problema... noi da soli!
Uscivamo da casa al mattino e giocavamo tutto il giorno; i nostri genitori non sapevano esattamente dove fossimo, nonostante ciò sapevano che non eravamo in pericolo.
Non esistevano i cellulari. Incredibile!
Ci procuravamo delle abrasioni, ci rompevamo le ossa o i denti... e non c'erano mai denunce, erano soltanto incidenti: nessuno ne aveva la colpa. Ti ricordi degli incidenti?
Avevamo delle liti, a volte dei lividi. E anche se ci facevano male e a volte piangevamo, passavano presto; la maggior parte delle volte senza che i nostri genitori lo sapessero mai.
Mangiavamo dei dolci, del pane con moltissimo burro e bevande piene di zucchero... ma nessuno di noi era obeso.
Ci dividevamo una Fanta con altri quattro amici, dalla stessa bottiglia, e nessuno mai morì a causa dei germi.
Non avevamo la Playstation, né il Nintendo, né dei videogiochi.
Né la TV via cavo, né le videocassette, né il PC, né Internet; avevamo semplicemente degli amici. Uscivamo da casa e li trovavamo. Andavamo, in bici o a piedi, a casa loro, suonavamo al campanello o entravamo e parlavamo con loro.
Figurati: senza chiedere il permesso! Da soli! Nel mondo freddo e crudele! Senza controllo! Come siamo sopravissuti?
Ci inventavamo dei giochi con dei bastoni e dei sassi. Giocavamo con dei vermi e altri animaletti e, malgrado le avvertenze dei genitori, nessuno tolse un occhio ad un altro con un ramo e i nostri stomaci non si riempirono di vermi.
Alcuni studenti non erano intelligenti come gli altri e dovevano rifare la seconda elementare. Che orrore! Non si cambiavano i voti, per nessun motivo.
I peggiori problemi a scuola erano i ritardi o se qualcuno masticava una cicca in classe.
Le nostre iniziative erano nostre. E le conseguenze, pure. Nessuno si nascondeva dietro a un altro. L'idea che i nostri genitori ci avrebbero difeso se trasgredivamo ad una legge non ci sfiorava; loro erano sempre dalla parte della legge.
Se ti comportavi male i tuoi genitori ti metteva no in castigo e nessuno li metteva in galera per questo.
Sapevamo che quando i genitori dicevano "NO", significava proprio NO.
I giocattoli nuovi li ricevevamo per il compleanno e a Natale, non ogni volta che si andava al supermercato. I nostri genitori ci facevano dei regali con amore, non per sensi di colpa.
E le nostre vite non sono state rovinate perché non ci diedero tutto ciò che volevamo.
Questa generazione ha prodotto molti inventori, amanti del rischio e ottimi risolutori di problemi.
Negli ultimi 50 anni c'è stata un'esplosione di innovazioni e nuove idee.
Avevamo libertà, insuccessi, successi e responsabilità, e abbiamo imparato a gestirli.
Tu sei uno di loro. Complimenti!
Invia questo ad altri che abbiano avuto la fortuna di crescere prima che gli avvocati e i governi regolassero la nostra vita.
 

Tu che sei nato prima del 1970 (2):


(Se proprio bisogna generalizzare…)
A ben pensarci, è difficile credere che sia stato proprio tu, insieme alla tua magnifica generazione di inventori, amanti del rischio e ottimi risolutori di problemi a rendere il nostro mondo (eh, sì, è dura ma devo ammetterlo, sono nato ben dopo il 1970) quello che è adesso.
Che tu una volta cresciuto e diventato genitore, insegnante, dottore, avvocato abbia trattato i tuoi figli, i tuoi alunni, i tuoi pazienti ed i tuoi clienti non facendo bagaglio delle tue belle esperienze, ma dimenticandole e infangandole.
Sei stato tu infatti a rovinare le nostre vite dandoci tutto quello che chiedevamo, a farci regali per senso di colpa, a dire “NO” mai definitivi.
Tu hai preso a considerare “all’antica”, e quindi deprecabili, i vecchi metodi di insegnamento; chissà poi perché se adesso ne vai così fiero…
Tu hai comprato il cellulare a tuo figlio tredicenne per stare più tranquillo.
Proprio tu che, sembra incredibile, sei nato prima del 1970.
 
Francesco Borselli