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Il Covile - N.o 153 (26.6.2003) Antonello Colimberti: Berio, la musica e il paesaggio sonoro

Questo numero


Nel numero 147 presentavo un articolo di Pietrangelo Buttafuoco come “un commento fuori dal coro ma con la forza della verità, sull’opera di Luciano Berio” e aggiungevo:
“Purtroppo il tentativo (ormai fallito, ma i danni non sono stati pochi) del cosiddetto gruppo di Darmstadt di impossessarsi in maniera totalitaria della musica colta non ha ancora trovato il suo storico-critico, il suo Salingaros, vedremo cosa si può fare…”

Ne sono scaturite:
  1. una puntualizzazione di Antonello Colimberti;
  2. la mia cauta riposta che ho preventivamente inviato ad Antonello per una supervisione;
  3. il suo commento alla mia risposta che lascia solo qualche piccola divergenza e che, questo è l’importante, ci chiarisce molto le idee ed apre ad ulteriori sviluppi.
Il tutto è risultato un po’ lunghino, ma, è il mio stile, io vi invio l'intero malloppo. La lettura non è obbligatoria, ma non sapete quello che vi perdete…
 

Berio, la musica e il paesaggio sonoro (di Antonello Colimberti)


Caro Borselli, leggo da tempo con grande interesse e passione la newsletter nonché gli altri spazi del tuo sito (seguii a suo tempo anche "la buona battaglia" della Lega per la Difesa dall'Invasione Televisiva, di cui custodisco gelosamente quasi l'intera raccolta). Dopo vari stimoli su vari temi, mi sono deciso a scriverti a proposito delle tue osservazioni su Luciano Berio (la musica sia come pratica che come riflessione è uno dei miei principali interessi).
La comparazione fra funzionalismo architettonico e certa musica del Novecento è assolutamente pertinente, ma andrebbe indagata bene e il pezzo riportato di Pietrangelo Buttafuoco, tratto dal Giornale, non è per niente utile. Limitare la questione ad una maggiore o minore ascoltabilità è un criterio fuorviante e soggettivo. Sono certo che di fronte ad una musica di sciamani siberiani la reazione di certuni sarebbe la stessa (ne ho fatto esperienza avendo curato un libretto con cd allegato su Musiche e sciamani).
E non è questione di essere più o meno avanguardisti, anche perché, come scrive Giorgio Agamben (in Infanzia e storia, pag. 140) "l'avanguardia, quando è cosciente, non è mai rivolta al futuro, ma è un estremo sforzo di ritrovare un rapporto col passato". Tale frase non apparirà certo peregrina ad un ascoltatore abituale, ad esempio di Terry Riley, ma anche del John Cage (sì proprio lui, il più radicale, ma come dici tu "nelle posizioni estreme, proprio per la loro radicalità, si incontrano tante verità") che ricrea sul pianoforte preparato le sonorità di un'orchestrina balinese (pezzi godibilissimi e consonantissimi!) ispirandosi alle dottrine estetiche indù lette sui libri del "tradizionalista" Ananda Coomaraswamy.
E ci sarebbe anche da discutere su un altro capostipite degli avanguardisti, il cattolicissimo Oliver Messiaen, per tutta la vita organista in una chiesa di Parigi e massimo studioso del canto degli uccelli (a lui ha attinto ampiamente la stessa "tradizionalissima" Marie-Madeleine Davy per il suo mirabile La simbologia degli uccelli).
E giacché ho nominato il canto degli uccelli, concludo con un consiglio a tutti gli eventuali lettori di questa noterella: affrettatevi a procuravi un volume intitolato Il paesaggio sonoro, autore il compositore e studioso canadese R: Murray Schafer (Ricordi Editore, titolo originale The tuning of the world). Vi troverete il più splendido affresco storico di che cosa è avvenuto nel mondo dei suoni che ci circondano e nel loro significato nei passaggi da società tribale ad agricola ad industriale a presunta post-industriale. Una critica della nostra civiltà sub specie sonoris.
Buona lettura!
 
Antonello Colimberti

Sutor, ne ultra crepidam (di Stefano Borselli)


“I latini dicevano sutor ne ultra crepidam (ciabattino non [giudicare] oltre i sandali), perché si racconta che Apelle, il noto pittore greco, avesse interpellato un ciabattino su come disegnare i sandali e questo avesse poi cominciato a criticare tutto il dipinto dando lezione di pittura all'attonito artista…”
 
Caro Antonello, nel ringraziarti per le parole di apprezzamento, la chiarificazione (in particolare su John Cage) e per la proposta di lettura, non posso esimermi da due parole con la franchezza amichevole d’uso nella nostra compagnia. Essendo sutor, del tutto ignorante di Musica (ma appassionato ascoltatore di quella che mi piace sì!), non sono in grado di condurre un discorso filato, elencherò perciò le poche considerazioni che mi hanno fatto sentire consentaneo con l’articolo di Buttafuoco (del resto tu che la materia invece la conosci scrivi che quell’articolo “non è per niente utile”, non che non è vero). Ho poi raccolto in rete una serie di osservazioni di addetti ai lavori: compositori ed esecutori di musica contemporanea.
 
1) A Firenze stiamo passando un bellissimo giugno, tutte le sere feriali alle nove in punto siamo nel Cenacolo di S.Croce ad ascoltare la lettura dantesca di Giuseppe Sermonti. Ci sono, bella novità, anche tantissimi giovani. Se fa troppo caldo stiamo fuori, nel chiostro dei Morti, sul quale si affaccia la Cappella dei Pazzi. Un’altra dimostrazione che le cose più belle sono gratis, in questo caso offerte da Telecom. La poesia di Dante è altissima, ma come è noto, e come tutta la grande arte, si presta ad essere apprezzata e goduta a vari livelli di lettura: da Gianfranco Contini a mia nonna, contadina mugellana, che sapeva a memoria i versi su Pia De’ Tolomei. Ciò vale per la Poesia, vale per la Pittura e, a mio modestissimo ma fermo avviso, vale anche per la Musica.
 
2) Con Ivan Illich avverso l’espropriazione da parte degli esperti di interi pezzi della nostra vita e detesto il tono intimidatorio col quale autodefinitisi arbitri del gusto musicale riescono ad ammutolire la gente deprivandola della propria capacità di giudizio. Si veda più sotto la prosa di tale Giuseppe Bruno.
 
3) La cerebralizzazione della Musica (e dell’Arte in generale) mi sembra far parte di quel generale processo di astrazione e di decorporeizzazione, insomma di alienazione, che deprechiamo; ma su questo ho intenzione di tornare. Ben venga quindi la riscoperta della voce umana e della (irriproducibile) sonorità.
 
SB
 

Trovato in rete sulla Musica Contemporanea


1) La noia

“il semplice ascolto di tanta musica molto ben scritta, e organizzata con mirabile coerenza sul piano teorico, era (ed è) quasi inevitabilmente caratterizzato da una sensazione di "disagio" e "disordine", e spesso la grande fantasia progettuale all'ascolto si traduce in un senso di confusione e di noia.” - Considerazioni
“si consolida la frattura con il pubblico, in quanto questa impostazione nega alla musica una funzione sociale e comunicativa [...] Troppe volte ho visto lo stesso pubblico di addetti ai lavori annoiarsi a questi concerti. [...] facciamoci un esame di coscienza, quanti di noi uscendo con gli amici in una fredda sera d’inverno dicono gioiosi: "andiamoci a sentire un bel concerto di musica contemporanea" ?” – Stile novecentesco
“il pubblico è borghese e quindi è ben educato e non fischia, ma si allontana; il pubblico della musica contemporanea in realtà non esiste. E non esiste perché è stato allontanato dalla musica contemporanea stessa, non per la sua difficoltà, ma per la sua nullità dal punto di vista umano.” – Playtime

2) Il partito d’Azione della Musica ovvero proibiamo l’ascolto ai non laureati

“Tuttavia, sarebbe sbagliato isolare il problema della musica contemporanea da un contesto che vede la vita concertistica di provincia (ma non solo) bloccata sul repertorio classico-romantico (cui si aggiungono i "filologi" barocchi e rinascimentali), e sempre più prona ad un'offerta non culturale ma gastronomica (le serate liriche, con tutto il rispetto...). [...] In caso contrario, esiste il forte rischio che delle composizioni recenti venga inteso solo il generico alone sonoro, senza andare al di là di un ascolto epidermico che non tollereremmo per Beethoven o Mahler.” - Come proporla
“c'è un quadro di sempre maggiori difficoltà per l'ideologia aristocratica e avanguardista della musica contemporanea, per quella idea di musica contemporanea "colta" che vieppiù ha perso il suo diritto a sentirsi superiore rispetto a un mondo presupposto volgare o ignorante, ideologia assediata dalla realtà dei mass media, del sensazionalismo, della società dell'informazione costruita sul mondo e sui meccanismi del protagonismo televisivo eccetera.” - Fare informazione

3) L’ideologia del brevetto

“Spesso l'identificazione dell'arte con la scienza ha fatto si che il "valore" di un'opera fosse determinato, dunque, dal grado di novità, dalla portata conoscitiva, dalle scoperte - per dirla con Stockhausen - che implicava.
Per cui, un po' ridicolmente, il giudizio di valore si è tradotto in una sorta di atto notarile, in cui era importante stabilire chi "fosse arrivato per primo", e dunque potesse aspirare al giudizio più lusinghiero. Con una miopia, una superficialità ed un dogmatismo (l'arroganza dei "depositari del Verbo") che sarebbero stati meno dannosi se non fossero stati applicati pure alla musica del passato (per cui Varèse era meglio di Richard Strauss, dato che costui non aveva "scoperto" un bel niente...).” - Considerazioni

4) Un sistema autoreferenziale

“La prima cosa che mi viene in mente, la più grande differenza che c’è tra la musica contemporanea (almeno nei suoi filoni dominanti) e gli altri generi musicali "contemporanei" come il rock, il jazz, la lirica, la classica (e già, forse anche questi sono generi musicali contemporanei!) è che nella maggioranza dei casi la figura del "produttore" coincide con quella del fruitore. Cioè la maggioranza dei concerti , tranne rare eccezioni, è frequentata in massima parte dagli stessi compositori, che una sera vengono eseguiti e un’altra sera vanno ad ascoltare la composizione del collega, all’interno di un sistema assolutamente autoreferenziale. In genere il compositore quando scrive sa di rivolgersi principalmente a questo tipo di pubblico, e utilizza un codice "segnico" che assume valore di pertinenza quasi esclusivamente all’interno di questa comunità. Per cui alcuni stilemi sono assolutamente "in", alla moda (ad esempio alcuni effetti timbrici come il "solo soffio" negli strumenti a fiato, il doppio suono, l’armonico ecc.) mentre altri stilemi sono "out" e cioè considerati superati, e quindi meno tollerati. Chiaramente il criterio di pertinenza dei parametri varia a seconda delle situazioni.” – Stile novecentesco

5) Come gli incendiari (dopo i cinquanta) divennero pompieri

“Sono stato a Darmstadt nel 1984, riportandone una somma delusione se confrontavo l'opinione formata sui racconti o sulle cronache degli anni '50, con il degrado della realtà dell'84.” – Le strategie
“ciò che emerge, alla lunga, è la trasformazione dell'impeto rivoluzionario in stanca accademia, del gesto eversivo in maniera, per cui si realizza il contrappasso di un'avanguardia ingrigita e "integrata" che si tramuta in una schiera di docenti di Conservatorio, tutti impegnati a trasmettere il proprio sapere, i propri vezzi, ingessando la trasgressione in formula sclerotizzata e riproducibile all'infinito.” - Considerazioni
“la cosiddetta (ma nessuno di loro vuol esser definito così) generazione neoromantica, quella che si è manifestata nei primi anni Ottanta contro l'egemonia dell'avanguardia, un'egemonia che si è raccolta intorno ai nomi carismatici di Luigi Nono e poi di Luciano Berio, che si è collegata con la realtà editoriale di Casa Ricordi e che in qualche modo ha caratterizzato, certamente, il dopoguerra in Italia e poi senz'altro, anche più nettamente, gli ultimi vent'anni, quelli gestiti in casa Ricordi dalla gestione di Mimma Guastoni. Questo periodo in casa Ricordi si va chiudendo.” - Fare informazione

6) Bilancio

“c'è un quadro di sempre maggiori difficoltà [...] un sistema della musica colta che è sempre più assediato e in crisi, che perde pezzi senza riuscire ad evolversi in modo concreto” – Fare informazione
“Ma già sul finire degli anni '80, pezzo dopo pezzo, tutto lo scenario della musica contemporanea iniziò a cambiare. Le istituzioni roccaforti della nuova musica iniziavano a perdere importanza e credibilità” – Le strategie
“Ed è qui, a mio parere, la radice di un fallimento storico”– Stile novecentesco

7) La colpa è del destino cinico e baro (e del popolo bue)

“l problema della diffusione della musica contemporanea in Italia è purtroppo viziato da responsabilità di tendenza politica e dall'istinto conservatore della società. [...] Rincorrere l'audience con l'arte è una barbarie”- Intervista

8) L’eccezione Cage

“L'eccezione, peraltro clamorosa e non ignorabile, è costituita da John Cage.
Cage in musica ha rappresentato molto, anche se il paragone con quanto Duchamp ha costituito per le arti figurative può essere esagerato e, per certi versi, fuorviante. Per nulla interessato alla composizione intesa come costruzione di architetture sonore (mi si passi l'orribile dicitura), ha semmai de-costruito l'intero sistema, mettendo in discussione tutto, ma proprio tutto, e creando le premesse perché si potesse ripartire da zero. Nonostante la genialità del suo fare musica (Sonatas and Interludes for Prepared Piano, solo per fare un esempio, è un'opera di grande levatura artistica) Cage non ha inteso indicare nuove strade da percorrere, ma semmai irridere, nel suo gioco nihilistico, raffinatissimo e svagato al tempo stesso, ai luoghi comuni del comporre, eseguire e ascoltare la musica. [...] Nonostante taluni esiti del compositore americano potrebbero far pensare il contrario, nella musica di Cage si ritrova poi una sensualità del suono, un piacere del suono, che contrasta fortemente con quanto succedeva in Europa, dove l'indifferenza verso il risultato sonoro delle opere era talvolta in agguato (anche se in Cage l'interesse per il suono non diviene mai ricerca del bel suono, e semplicemente vi è una curiosità per sonorità insolite e non scontate, senza che ciò configuri un qualche ideale estetico).” – Considerazioni

 

Fonti:



 

Ancora sulla musica contemporanea (di Antonello Colimberti)


Caro Stefano, rispondo alle tue stimolantissime proposte con brevità, per evitare sproloqui da "esperto".
Sulle tue annotazioni (comprensione a livelli, rifiuto degli esperti, cerebralizzazione della Musica e dell'Arte) sono d'accordissimo. Su ognuno dei tre punti varrà la pena di tornare in maniera più approfondita.
In particolare sui primi due non si può fare a meno di confrontarsi, per quanto concerne l'Italia, con il lavoro e le opere di quell'outsider della musicologia che è Gino Stefani. Tutti i suoi libri sono "utili " (oserei dire anche "veri"), ma non posso non nominare il più "illicciano" di tutti (contro il mito della scolarizzazione o alfabetizzazione musicale!), dal titolo Musica con coscienza, Edizioni Paoline. Sulla cerebralizzazione della Musica e dell'Arte (in Occidente!) si può si risalire molto lontano, addirittura all'abbandono dello Stile orale (ne ho scritto qualcosa in relazione alla musica e al teatro studiando il grande gesuita francese Marcel Jousse).
 
Qualche parola in più, invece, sui pezzi presi da Internet:
 
1) La noia. La categoria della "noia" non mi convince affatto. Non si può negare che viene utilizzata indiscriminatamente anche sulle cose più belle e necessarie. Ho nominato nella lettera precedente la musica sciamanica, ma potrei parlare del canto gregoriano (per un po' me ne sono occupato a fondo anche praticandolo) e di tante altre forme non solo "alte", ma anche "basse" della nostra cultura.
 
2) Il partito d'Azione della musica. È la logica conseguenza "sociale" di quanto da te individuato nei tre punti sopraddetti (perdita di comprensione a livelli, specializzazione, cerebralizzazione).
 
3) L'ideologia del brevetto. Confermo. A Stockhausen però rispose il compositore e direttore d'orchestra italiano Bruno Maderna (amico-sodale di Berio e con lui iniziatore della musica elettronica in Italia!) con queste parole "Mi dispiace per lui, ma la musica non può essere che un fatto espressivo. Un suono suscita reazioni e i suoni non sono che mezzi... quando Stockhausen dice che la musica non è un fatto espressivo, la sua non è una dichiarazione estetica, è una manifestazione di potere. Perché in un mondo che considera la musica non-espressiva, il re... è Stockhausen" (Da Leonardo Pinzauti, Musicisti d'oggi. Venti colloqui, Eri 1978, pag.208).
 
4) Un sistema autoreferenziale. Come la noia, anche la categoria dell'autoreferenzialità non mi convince affatto. Infatti, anche con tale parola si possono includere le conoscenze ed esperienze più importanti del presente. Bastino due esempi noti ai lettori de sito. Gómez Dávila non resta in un sistema autoreferenziale di cultori (per non parlare di Giorgio Cesarano)? E che dire di quella straordinaria opera editoriale dell'ultimo trentennio che sono i "Quaderni di Ontignano" di Giannozzo Pucci?
 
5) Come gli incendiari divennero pompieri. Confermo. Del resto il primo a individuare il problema fu proprio un illustre apologeta della Nuova Musica, Theodor Wiesegrund Adorno, che scrisse un saggio intitolato Invecchiamento della musica moderna, contenuto in Dissonanze.
 
6) Bilancio. Confermo. Una certa ideologia del "moderno musicale" è entrata definitivamente in crisi. Tuttavia il postmoderno musicale non è anche peggio? (come il postmoderno filosofico?). Varrà la pena di approfondire questo punto.
 
7) La colpa è del destino cinico e baro (e del popolo bue). Mah, l'unica vera colpa mi sembra scambiare il dito per la luna ovvero la Grammatica per la Musica (l'Istituzione per la Vita?), e Darmstadt è stato l'apoteosi di ciò.
 
8) L'eccezione Cage. Siamo al punto decisivo. Nel nostro secolo non c'è stata solo la "musica contemporanea" che in un processo evoluzionistico va da Schoenberg e allievi a Darmstadt e oltre (compresi post-avanguardisti, postmoderni, neo romantici, e post-neo tutto quello che si vuole, sempre proni al culto della Grammatica (dell'Algebrizzazione, direbbe Jousse), variabile da gruppo a gruppo). C'è anche chi è stato fedele al Suono e tramite esso, quasi sempre anche al Sacro. Cage è uno degli esempi più puri nel pensiero e nell'opera (si leggano le splendide conversazioni con Daniel Charles, intitolate Per gli uccelli). E poi autori come La Monte Young e Terry Riley o Charlemagne Palestine, e poi l'ecologia sonora di R: Murray Schafer. Ma qui entriamo nel capitolo su “Le alternative” (all'Algebrizzazione musicale), su cui varrà la pena di tornare in maniera più approfondita.
 
Antonello Colimberti
 

Per chi è interessato: due siti di ecologia acustica

FKL - Forum per il paesaggio sonoro http://vereine.rol3.com/klanglandschaft/fkl_cont_i.html
WFAE -World Forum for Acoustic Ecology http://interact.uoregon.edu/MediaLit/WFAE/home/index.html