Il Covile | Indice Newsletter (2001-2009)

Il Covile - N.o 158 (27.8.2003) Marte è vicino

Riceviamo e pubblichiamo


Caro Stefano,
sul Sole 24 Ore di Domenica ho trovato questo piccolo articolo, mi sembra molto bello ora che Marte è di moda.
Ciao
Riccardo

 

Marte è vicino. Piantiamoci la lattuga


di Silvie Coyaud
 
Nella notte tra martedì e mercoledì vedremo Marte da vicino, quasi come il 12 settembre del 57.617 a.C., come risulta dai calcoli di Aldo Vitagliano, esperto di meccanica celeste anche se professore di chimica all’università Federico II di Napoli. Il 10 Agosto 2002 ci separavano 400 milioni di chilometri ora 56 milioni appena e la differenza si vede: Marte è l’oggetto più luminoso del cielo notturno, un lampione giallo e sfolgorante. Se quella notte ci saranno nuvole pazienza, da mezzogiorno di mercoledì arriveranno su Internet le immagini prese dal telescopio Hubble.
Forse per la felice congiuntura, la VI conferenza dell’International Mars Society che si è conclusa la settimana scorsa a Eugene (Oregon) era affollata di nuovi membri entusiasti. Hanno applaudito perfino il concerto degli Extremophiles, un gruppo formato da ingegneri, astrobiologi e astronomi della Nasa venuti a lanciare il loro cd “Colonna sonora per il documentario del viaggio verso Marte”.
Hanno urlato di gioia davanti a due diapositive affiancate che mostravano ceppi di lattuga fotografati a tre settimane di distanza e nell’intervallo spuntati di un paio di centimetri. L’insalata cresce al polo Nord, in una serra chiamata Arthur Clarke Mars Greenhouse in omaggio allo scrittore di fantascienza. Occupa quattro metri quadrati di territorio Inuit sull’isola Devon, nella confederazione artica del Nunavut. Il suo circuito elettrico è alimentato da un pannello solare da un’eoliana (per l’inverno). L’hanno montata ai primi di luglio i sette volontari venuti al “campo base” del Nasa-Haughton Mars Project per imparare a sopravvivere su un altro mondo. Ci andranno fra dieci dodici anni, ne sono sicuri. I primi non torneranno, anche di questo sono sicuri. Comunque non vedono l’ora, e non solo quelli allevati nel mito americano della Nuova Frontiera: al campo base c’erano tre volontari europei. Quando dicono di essere outward bound, destinati allo spazio esterno, non parlano di sé ma della specie uscita dall’Africa e domani dalla Terra. Se gli Stati non finanzieranno la loro avventura, partiranno con un’astronave privata come la SpaceShipOne di cui la società Scaled Composites ha presentato di recente il prototipo. E con i semi di una lattuga che cresce al polo Nord.