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Il Covile - N.o 161 (7.9.2003) Letture estive: 'Verità del Pensiero' di Antonio Livi

Questo numero


Di tanto in tanto vi tocca un mio discorsetto, stavolta prende le mosse da una lettura sulle spiagge di Ponza: Verità del Pensiero di Antonio Livi, Lateran University Press, un breve trattato di filosofia che tenta una saldatura tra il pensiero tomista e quello di Wittgenstein.
 

Letture estive

Da Stoccarda a Stagira


Come potete facilmente immaginare la mia formazione giovanile è stata hegeliana (altrove ho cercato di mostrare come frequentazioni operaiste-camattiane mi avessero perlomeno salvato dal marxismo volgare); in seguito, con la crisi della seconda metà degli anni settanta, ho iniziato a conoscere altri autori. È stato nel 1989 che ho letto, entusiasticamente, Dopo la virtù di Alasdair MacIntyre scoprendo così il pensiero aristotelico e di conseguenza il tomismo. Sarà stato per l’età, ma di lì non mi sono mosso: Inveni portum, era il motto di Giovanni Papini. (Per la verità grazie a MacIntyre ho scoperto anche la grandezza letteraria di Jane Austen, ma di questo avremo modo.)
 

Una possibile renaissance


Mi è capitato, in occasione delle letture dantesche di Giuseppe Sermonti, delle quali ho già parlato, di ridare un’occhiata a L’Inferno di Dante; nella sua prefazione Gianfranco Contini rilevava: “Anche prescindendo dal tipo della sua cultura, dati minuti sembrano allontanarcene” (la sottolineatura è mia); siamo nel 1988 e mai Dante ed Aristotele erano parsi così lontani.
Ma le cose cambiano, saranno state la magistrale bravura e la coinvolgente passione del Sermonti, tutte tese a farci capire la mentalità del Poeta, il suo universo di pensiero, ma ho proprio avuto l’impressione che tutto il pubblico (nel quale gli ex sessantottini, come me, prevalevano) ne vedessero la ragionevolezza. Che sia in corso una renaissance aristotelica?
 

Verità e Comunità


“Per i desti uno e comune (xynón) è il mondo, mentre di quanti stanno a dormire ciascuno si volge via verso un proprio mondo particolare…” così Eraclito.
Non si è forse ben riflettuto sulla relazione tra verità e comunità: se tu neghi o deformi un fatto al quale io ho partecipato, che ho visto, ecco che stai distruggendo un legame di fatto tra noi. Ben più grave è quando si instaura un sistema di pensiero (come lo scetticismo radicale, il nominalismo, il relativismo) nel quale la verità (e quindi il comune) viene ad essere privata di significato o ridotta a procedura, a espressione della libido dominandi: allora il comune non è neppure più pensabile.
Insieme a quella del MacIntyre, la profittevole opera di Antonio Livi va collocata quindi nel faticoso lavoro di chi cerca di rendere la comunità almeno pensabile. Chissà se qualcuno degli sceltissimi lettori si prenderà la briga di leggerla e farci conoscere il suo parere?
 

Lieti eventi


È nato Francesco, di Lucia e Davide Dell’Aquila. Auguri!