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Il Covile - N.o 162 (10.9.2003) Gli amici si fanno vivi

Questo numero


Due lettori si fanno vivi: Daniela Mugelli ci regala una franca, e profonda, riflessione sulla musica, sulla quale sarà il caso di tornare, e Stefano Serafini segnala un articolo al quale faccio seguire un mio brevissimo commento.
 

Musica e vita


Sono qui che penso che ultimamente mi succede un fatto strano. Un tempo non facevo altro che ascoltare musica classica. Ora a volte ho come la sensazione di una sproporzione, tra la musica classica e la vita reale. Un po' come quelli che si sposano e vanno a fare le foto nelle ville settecentesche, con gli strascichi, le damigelle ed i frac. Mi sembra quasi sproporzionato ascoltare Scarlatti o Frescobaldi nelle nostre vite, parlo per me, naturalmente. Così non riesco più a sentire musica classica, a parte alcune volte. Boh, sono un po' strana, forse.
E un'altra cosa: certa musica commerciale, secondo me, è così vicina alla forma esatta dei nostri tempi, ed anche se è commerciale e musicalmente povera, a volte riesce a cogliere questa natura veramente da vicino, cogliere la complessità delle città, il continuo fluire di tutta la gente che ci vive dentro, la meccanicità delle vite, e tutta la desolazione che c'e' in giro: perché io ne sento tanta. Non so tu.
Daniela Mugelli
 

Il controllo dei Bimbi con gli Psicofarmaci


Di Peter Breggind M.D. dal libro: Tutto quello che sai è falso - www.nuovimondimedia.it

Sono qui oggi in veste di direttore del Centro internazionale di studi di psichiatria e psicologia (Icspp), e anche per conto di me stesso, in qualità di medico, psichiatra e di genitore. In tutto il paese i genitori subiscono pressioni da parte delle scuole, che li costringono a somministrare medicinali psichiatrici ai figli. Di solito gli insegnanti, gli psicologi scolastici e il personale amministrativo lanciano dure minacce asserendo di non riuscire a insegnare ai bambini senza l'aiuto di farmaci. A volte suggeriscono che solo cure mediche possano sottrarre questi bambini a un futuro tetro, fatto di delinquenza e fallimenti nel lavoro. Arrivano anche a chiamare i centri per la protezione dei bambini, perché indaghino sui genitori sospettati di negligenza nei confronti dei figli; e a volte testimoniano contro questi ultimi in tribunale. Spesso le scuole raccomandano i medici che prediligono l'utilizzo di farmaci stimolanti per il controllo del comportamento. Questi farmaci stimolanti includono il metilfenidato (Ritalin, Concerta e Metadato), oppure forme di anfetamina (Dexedrina e Adderall).
Quello che oggi mi propongo di fare è fornire a questo comitato, ai genitori, agli insegnanti, agli assistenti sociali, e a tutti gli adulti interessati una base scientifica che giustifichi un rifiuto dell'uso di stimolanti nel trattamento del disturbo di "deficit d'attenzione iperattivo", o per controllare il comportamento di un soggetto in classe o a casa... L'Adhd viene diagnosticata a quei bambini il cui comportamento è in conflitto con le aspettative o le richieste dei genitori e/o degli insegnanti. La diagnosi di Adhd è semplicemente una lista di comportamenti che la maggior parte delle volte causano conflitto o disturbo in classe, specialmente nelle classi che esigono di attenersi a determinare regole di comportamento.
Diagnosticando al bambino l'Adhd, a questi viene addossata la responsabilità del conflitto. Invece di esaminare il contesto in cui il bambino vive - perché questi è agitato o disobbediente in classe o a casa - il problema viene attribuito a un difetto cerebrale del bambino. Sia la classe che la famiglia vengono esentati da ogni critica o dalla necessità di migliorare la situazione, e al contrario il bambino diventa l'unica fonte del problema. La somministrazione di farmaci al bambino diventa allora una risposta repressiva al conflitto, in cui il membro più debole, ovvero il bambino, viene drogato per renderlo più sottomesso e ubbidiente. I disturbi ossessivo-compulsivi nel bambino, provocati con i farmaci, rappresentano il bisogno di sottomettere quest'ultimo senza problemi a un'attività scolastica che risulterebbe altrimenti noiosa o angosciante...
Molti osservatori hanno concluso che le nostre scuole e le nostre famiglie non sono in grado di venire incontro ai bisogni dei bambini in modi differenti. Riferendosi nello specifico alle scuole, molti insegnanti si sentono sotto stress a causa delle condizioni in cui si trovano le classi, e sono mai preparati ad affrontare i problemi emotivi dei bambini. Le classi stesse sono spesso troppo numerose, ci sono troppo pochi assistenti insegnanti e volontari che diano una mano, e i materiali educativi sono spesso antiquati e noiosi, rispetto alle tecnologie moderne che al giorno d'oggi hanno presa sui bambini.
Diagnosticando malattie ai nostri bambini e somministrando loro droghe non facciamo altro che trasferire le responsabilità dalle nostre istituzioni sociali e da noi stessi in quanto adulti ai bambini pressoché impotenti di cui dovremmo occuparci. Non identificando e non venendo incontro ai loro reali bisogni educativi - ambienti scolastici più sicuri, insegnanti più preparati, aule più confortevoli per gli insegnanti e per i bambini, curriculum più interessanti e tecnologie educative più attraenti - non facciamo altro che danneggiare i bambini. Allo stesso tempo, quando diagnostichiamo malattie ai bambini e li sottoponiamo a cure con i farmaci, priviamo noi stessi dei nostri poteri di adulti. Anche se ci sentiamo momentaneamente sollevati da ogni colpa, immaginando che il problema è nel cervello dei bambini, finiamo col minare la nostra stessa capacità di intervenire per risolvere i loro problemi.
Peter Breggind
 

Problemi e soluzioni


All’epoca della contestazione i Black Power dicevano perentoriamente “se non sei parte della soluzione sei parte del problema”: un modo di ragionare inaccettabile, ma che mi è tornato alla mente leggendo l’articolo di Peter Breggind. Il fatto è che sono convinto che la sua mentalità faccia davvero parte del problema.
Breggind, da buon liberal buonista, non pensa che le difficoltà di inserimento per i bambini iperattivi (se così li vogliamo chiamare) siano frutto della coscrizione scolastica (abbiamo raccolto una piccola antologia sul tema nella NL n°148), ma la imputa principalmente all’insufficienza di medici-socio-psico-ludo-pedagoghi. Al solito la conclusione è che la colpa è “della società che ci circonda”, id est classi, famiglie, genitori, persone reali mai all’altezza, proprio perché reali, dei nobilissimi ideali degli specialisti.
Breggind non riesce neppure a concepire un bambino non scolarizzabile o non scolarizzato (me lo vedo da piccolo con la mamma ansiosa che non lo mandava all’Oratorio perché lì avrebbe trovato quelli davvero tosti). Egli pensa che l’irruenza spesso tragica dei giovani, la loro disperata vitalità (come diceva PPP) ecc. possa e debba essere sempre controllata da tecnici come lui medesimo. Tecnici meravigliosi che nei loro Corsi di Specializzazione hanno acquisito una volta per tutte la capacita di comprendere i “loro reali bisogni educativi”; bisogni che non poi sarebbero altro che “ambienti scolastici più sicuri, insegnanti più preparati, aule più confortevoli per gli insegnanti e per i bambini, curriculum più interessanti e tecnologie educative più attraenti”. E con questo ogni angoscia verrà sedata. Anche senza psicofarmaci.
SB