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Il Covile - N.o 175 (21.11.2003) Questo Sabato tutti in sinagoga

Questo numero


Farà piacere a Graziano il commento di Claudio Marcello che trovate più avanti, ma prima l’adesione ad un importante invito.
 

Questo Sabato tutti in sinagoga


Il 18 novembre, lo stesso giorno in cui in Italia si è celebrata la sepoltura cristiana dei caduti in Iraq a Nassiriya – ma anche pochi giorni dopo gli attentati alle sinagoghe di Istanbul – il quotidiano della conferenza episcopale, Avvenire, ha lanciato “una proposta ai cattolici”.
La proposta è nel titolo della pagina: “Sabato nelle sinagoghe per pregare insieme”.
E il motivo è detto in due lettere a fronte, la prima dell’intellettuale ebreo Gad Lerner al direttore del quotidiano Dino Boffo, e la seconda di questi a Lerner.
Lerner scrive: “Ci sono molti ebrei italiani che hanno paura. Hanno paura di andare a pregare il sabato mattina in sinagoga... Sabato scorso hanno massacrato della gente che era andata a pregare nel suo solito posto di sempre; e adesso ci sono dei nostri concittadini, né mitomani né visionari, i quali sanno benissimo che c’è l’intenzione di rinnovare questa strage – perché tutti gli ebrei vengono considerati colpevoli dell’esistenza di Israele – e dunque temono possa capitare anche qui fra noi... Caro direttore, le sinagoghe sono luoghi di preghiera ma anche di dialogo comunitario e di testimonianza. Ti rivolgo un invito: vieni con me e i miei figli sabato prossimo alla sinagoga milanese di via Guastalla. Un semplice gesto di condivisione per dire che chi minaccia la preghiera degli uni colpisce la civiltà di tutti”.
La risposta di Boffo è: “Ci sarò, contaci. Non vi lasceremo soli”. Ma il direttore di Avvenire estende la proposta a tutti, “di città in città, ovunque c’è una sinagoga e vi sono dei cristiani”. Perché “non è giusto, non è morale lasciarvi soli. Se qualcuno pensasse di colpirvi perché ebrei sappia che noi siamo con voi”.
 

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Caro Stefano,
condivido pienamente - come te - l'intervento di Graziano Grazzini (v.ultima NL). Sia nella parte concettuale a me cara: gli uomini hanno l'intuizione della felicità, ma non hanno i mezzi “umani” per concretizzarla, da cui deriva il rischio di possibili, nefaste conseguenze se la si persegue ideologicamente e la si cerca di applicare con violenza. Da ciò, ovvero da questa sofferta percezione ad accettazione della condizione degli uomini, nasce un sussurro nella mente di un personaggio che avevo messo in un libro: “... avvertì improvvisamente accendersi il lampo di una probabile verità che tutto avrebbe, se non spiegato, certamente avvolto di commovente pietà: siamo degli eroi, pensò”. Condivido anche la parte propositiva: l'educazione dei giovani, principale serbatoio (l'educazione) di soluzione di conflitti del domani. Educazione che certamente contempli la ricerca, il dibattito, l'apparente e comprensibile necessità di sentirsi architetti in proprio di (apparenti) nuove idee; ma che anzitutto ponga di fronte agli occhi già rossi di eccitazione alla battaglia, le tonnellate di pensiero, di meditazione, di conclusioni già elaborate e depositate da tanti e grandi nostri progenitori, attraverso secoli e secoli.
Tutto questo smodato polemizzare e scontrarsi su tutto nell'oggi è arroganza per ignoranza del già detto e del già verificato. Educhiamoci ed educhiamo alla modestia dell'io nell'avvicinarsi allo studio della storia dell'uomo: il suo pensare, i suoi trionfi, le sue sconfitte. Il nuovo Vero ed eventuale che potremmo creare mi sembra che passi ineluttabilmente da questa umile maniera di accostarsi al sapere e all'agire.
Claudio Marcello Rossi