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Il Covile - N.o 176 (3.12.2003) Dimenticare Baudrillard

Questo numero


Una proposta di Leonardo Tirabassi e un mio sfogo.
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Leonardo

Dimenticare Baudrillard

«Egli deve, per così dire, gettar via la scala dopo che vi è salito.»
Wittgenstein, Tractatus

Nella NL n° 21, parlando di Jean Baudrillard, affermavo: “è spesso estremo e, direi, quasi mai condivisibile, ma sempre molto interessante. Ho una particolare riconoscenza nei suoi confronti perché fu proprio il suo Per una critica della economia politica del segno, nel lontano 1976, a farmi fare i conti in maniera definitiva con Marx.”.
Devo però rivedere leggermente il giudizio: se il Baudrillard giovane era sorprendente e geniale (almeno per me e allora) quello maturo sembra girare a vuoto.

1 Indietro di una guerra

“I terroristi sono riusciti a fare della propria morte un'arma assoluta contro un sistema che vive sull'esclusione della morte e il cui ideale è avere "zero morti". […] E nessun mezzo di dissuasione o di distruzione può fare nulla contro un nemico deciso ad adoperare la propria morte come arma controffensiva. [...] La tattica del modello terroristico è quella di provocare nel sistema un eccesso di realtà in grado di schiacciare il sistema stesso.”
Jean Baudrillard, Lo spirito del terrorismo, LA STAMPA 5 novembre 2001

Il problema di “un sistema che vive sull'esclusione della morte e il cui ideale è avere "zero morti"” era divenuto manifesto all'epoca della prima guerra nel deserto, quella di Bush padre, tanto da renderla inconclusa. Da allora i conservatori americani, vedendone la pericolosità, si sono impegnati per il suo superamento, ed oggi ne osserviamo i risultati. Ma i parigini, è noto, si credono l’ombelico del mondo, in un mondo che pensa solo con l’ombelico.
Quanto poi ai catastrofici effetti di “un eccesso di realtà”, de te fabula narratur: Baudrillard, da buon intellettuale di sinistra, sta proiettando le proprie paure.

2 Rimasticature

“Il filosofo Jean Baudrillard sostiene che nell’atteggiamento del kamikaze si esprime una superiorità morale, data dalla capacità di sacrificare se stessi e gli altri, una sfida simbolica che gli occidentali non sarebbero più in grado di accettare.”
Il Dio dell’apocalisse, colloquio con René Girard di Attilio Scarpellini, L’espresso n. 25 del 12 giugno 2003

Il tema è ripreso con toni che anelano al letterario anche da Paul Virilio (colto con le mani nel sacco da Alan Sokal, vedi la scheda su Imposture intellettuali nella NL n° 79):
“Le loro azioni, dice, hanno una dimensione religiosa, mistica. I kamikaze non sono figure e forme politiche, ma religiose, della guerra, come forse la mistica giapponese del vento [...] Si tratta di un nuovo terrorismo (anche se in realtà è una guerra) suicida, senza rapporto con la figura tradizionale dei guerrieri. Ovunque sia e agisca questo terrorismo è nuovo perché segna l'ascesa di un soldato ideale, cioè irreale, di cui non si può nemmeno dire che scelga l'azione, visto che scompare in essa. La sua non è nemmeno più un'azione, nel senso in cui la intendiamo. E di questo si parla troppo poco, anche se è la cosa più pericolosa per la democrazia. Non si ha a che fare con un soldato-cittadino che difende la propria casa e patria, ma con un nuovo personaggio di soldato-suicida [...]”

fino a diventare un tormentone, così Claude Karnoouh su Diorama n° 249:
“Perciò nessuna sanzione, nessuna repressione, nessun bombardamento potrà far cessare il terrorismo dei kamikaze, dal momento che gli uomini che vi si dedicano, animati dallo spirito della fede, ritengono di sottomettersi alla volontà divina e dunque di fare il bene. Vi è in ciò un’incomprensione totale dell’Occidente […]”

Ma si tratta di minestra riscaldata. Più di sessanta anni fa, nel 1942, Simone Weil inviava a Maurice Schumann il suo Progetto per una formazione di infermiere di prima linea:
“Come Hitler ha capito per primo, la necessità fondamentale è “colpire l’immaginazione di tutti”. A tale scopo Hitler si è forgiato degli strumenti: le formazioni speciali, le SS, fatte di uomini pronti a morire, perché ispirati da una sorta di fede religiosa. E l’hitlerismo è senza dubbio “un surrogato di religione”. Le SS gli fanno propaganda esibendo un eroismo che trae la sua energia da una brutalità estrema, perché sono indifferenti alla morte, non solo propria, ma del resto dell’umanità”
Gabriella Fiori, Simone Weil biografia di un pensiero, Garzanti, p.272

La Weil proponeva (si proponeva per) un corpo scelto di infermiere votate alla morte, superiori alle SS per impegno e dedizione, capaci così di vincere il nazismo sul piano dell'immagine. De Gaulle commentò: “Ma è pazza”.
Il Generale aveva ragione: supereroi nazisti, guerrieri insonni, kamikaze e brigatisti sono destinati ad essere sconfitti da gente comune, fragile e attaccata alla vita. Non sono forse gli Hobbit la forza che regge tutta l’epopea del Signore degli Anelli? E i nostri Carabinieri di Nassirya?
 
Stefano Borselli
 

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