Il Covile | Indice Newsletter (2001-2009)

Il Covile - N.o 178 (11.12.2003) Il tema di Antonello: primi interventi

Questo numero


L’invito di Antonello Colimberti pubblicato nel numero scorso ha trovato subito risposta, ecco i primi due interventi.
 

Il tema di Antonello: Pietro Del Zanna


Non so se queste parole di Adriano Sofri possono, in parte, essere una sintesi delle due posizioni apparentemente contrapposte:
«Io non sottovaluto le promesse, quelle della scienza e quelle della comprensione umana, ma le sento soverchiate, in una gara truccata, dalle minacce. Mai la promessa di una vita longeva è stata così credibile, pur nel divario iniquo delle situazioni. E però mai la fine del mondo per mano umana è stata così plausibile: mano guerresca e mano di consumatori. Succede che una accumulazione di assurdità oltraggiosa sia per la propria stessa inerte lunghezza, e non solo per la resistenza accanita del privilegio, difficile da maneggiare col bisturi. Come sopportare altrimenti per una sola ora in più che, ricorda Ermete, a ogni mucca europea vada un sussidio di 2 dollari al giorno, cioè più del reddito per capo di un terzo della popolazione mondiale umana?»
da: http://www.panorama.it

Pietro Del Zanna
 

Il tema di Antonello: Riccardo Zucconi


L’ultima newsletter con l’invito di Antonello Colimberti, a cui faccio per prima cosa tutti i miei auguri per la nascita di Sofia, a schierarsi e confrontarsi fra le due anima del sito, è senza dubbio stimolante e mi fa venir voglia di scrivere dopo un lungo silenzio dovuto a ragioni familiari.
 
Non mi riconosco in nessuno dei due filoni da lui sommariamente (e non c’era altro modo) indicati.
 
Così a colpo il cuore sta da sempre con le tesi di Giannozzo, Illich, Pasolini. Se invece si parla di politica, arte del possibile, mi ritrovo di più in tante cose affermate da Leonardo, Stefano ed anche da me in questi anni.
 
Per esempio l’Occidente. Noi siamo occidentali. Firenze ha dato un contributo decisivo allo sviluppo del modo di vivere, di pensare, di produrre dell’Occidente. Lo stesso Giannozzo lo asserisce e lo dimostra con un suo bellissimo articolo scritto per Il Verde tanti anni fa. L’Articolo è Firenze Sogna del dicembre, invito Stefano a pubblicarlo, perché è veramente splendido. Anzi se lo inserisce qui di seguito sappiamo di cosa parliamo.
 
Quindi occidentali, sempre e comunque, e la partita si gioca in casa ( come del resto la giocarono in poche centinaia di metri, fra San Marco e Via Larga, Lorenzo ed il Savonarola e c’era già dentro tutto lo scontro che affrontiamo oggi, genoma compreso!) ed all’interno della nostra civiltà praticamente egemone nel mondo ora che la Cina si è lanciata al galoppo sulla strada del capitalismo. L’Islam, con tutti i grattacapi terribili che da, è oggi una civiltà subalterna.
 
Essere occidentali comporta anche essere dal lato degli Stati Uniti, con il diritto di criticarli quando lo riteniamo opportuno. Ma gli Stati Uniti sono oggi, politicamente l’Occidente. Dopo il suicidio dell’Europa nel 900 con le due guerre mondiali e dopo che gli USA hanno salvato il mondo libero prima dal nazismo e poi dal comunismo. Il resto sono discorsi.
 
Comunque credo che la parte più seria sia domandarsi dove va oggi la civiltà occidentale. Dove ci sta portando la nostra scienza. Afferma Marcello Veneziani nel suo ultimo libro Il segreto del viandante (che vi consiglio anche se un po’ discontinuo):
«E’ difficile districare il bene dal male dall’albero della conoscenza: Nessuno riesce a fermare la scienza, o a farla tornare indietro: se la fermi qui e adesso, altrove e poi riprenderà il suo cammino interrotto. Questo ripete il senso comune, anche se la magia, che pure un tempo prosperava, fu fermata proprio dall’alleanza tra i due poteri antagonisti del presente: la ragione e la fede, ovvero la scienza e la religione, che insieme colpirono l’universo magico, pur vampirizzandolo. Certo la ragion pratica dà buoni consigli: dice che si possono esigere maggiori controlli e maggiore sicurezza, senza con ciò tarpare le ali alla ricerca. Poi dice che bisogna spezzare l’automatismo tra scienza e tecnica, ovvero fra la ricerca e la sua applicazione. Si possono studiare in laboratorio alcune cose inquietanti, senza però immetterle nella vita dell’umanità. E ancora il buon senso dice che la ricerca può scegliere le sue priorità, applcandosi dove più giova. Ma sono solo buoni precetti. Ogni passo avanti in un senso e in un campo comporta un passo indietro in un altro senso e in un altro campo. Non sarà pensabile l’immortalità dell’anima, ma meno pensabile è l’immortalità del corpo, a cui tende la ricerca. Siamo creature tragiche, perché ci dibattiamo tra due estremi che rifiutiamo entrambi: durare per sempre e finire per sempre. Provate a concentrarvi pensandole fino in fondo: non riuscirete ad immaginare una vita senza fondo o finita per sempre. SEMPRE E MAI PIÙ ci fanno impazzire; lo dimostrò Nietzsche che cercò vanamente riparo nell’Eterno Ritorno. “State contenti, umana gente, al quia” consigliava Dante per non impazzire E allora abbandoniamo la domanda e ci abbandoniamo al fluire della vita. Docili ci abbandoniamo all’oblio che ci fa vivere, scivolando nella consuetudine indaffarata.Accettiamo il destino (o la provvidenza, per i credenti) ma ancora non sappiamo se per fato dobbiamo intendere quel che è innato, naturale, questo corpo, questa identità; o se dobbiamo disporci al nuovo fatalismo e rassegnarci con pari docilità agli esiti della scienza ed alle mutazioni antropologiche.
Resta la domanda: preferiamo rimanere figli dei nostri padri o aspiriamo ad essere figli di noi stessi, autocreati? Viene da immaginare un futuro in cui l’umanità si divida in due specie i mutanti ed i restanti, un bivio radicale in cui ci separiamo per andare ad abitare mondi diversi. Umani e postumani. L scienza non risolve la doppia follia della mortalità e dell’immortalità. Promette solo di modificarci e di prolungare. Rinuncia a un pezzo di persona e avrai un ventennio di vita in più (o un nuovo corpo); questo è il baratto di Faust in laboratorio. »

Questo credo sia quello che c’interessa.
 
Chiudo ricordando un dibattito di pochi giorni fa sulla 7. Adriano Sofri si mostrava profondamente pessimista riguardo al futuro della nostra civiltà e dell’umanità stessa, mentre Ferrara dichiarava la sua fede, pur con grossi dubbi, nel progresso e nella scienza. Sofri concluse dicendo: “Mi resta soltanto una fiche da puntare e pur essendo così scettico sono costretto a puntarla sul tuo lato del tavolo, la parte che mi auguro che vinca, perché dalla mia c’è solo il disastro.” Anche questa volta sono d’accordo con Adriano, agendo comunque, ognuno per la piccola parte che gli compete nel quotidiano, per evitarlo questo disastro.
 
Riccardo Zucconi