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Il Covile - N.o 179 (14.12.2003) Pescevivo Vs Severino

Questo numero


Mentre continua, vi prometto, il dibattito sollecitato da Antonello Colimberti, ci prendiamo una pausa e mi scuserete un amarcord. Ma andiamo per ordine.
Lo scorso Agosto, NL n° 156, segnalai l’intelligenza del Blog dell’anonima bancaria milanese che si cela sotto il nome di Pescevivo (agli ex operaisti come me non sarà sfuggito che l’anonimato per molti Blogger più che una moda è una faccenda di classe: lavorando con un PC sempre connesso alla rete solo l’incognito permette loro di recuperare creativamente un po’ di tempo senza esporsi.)
Torno ora ad occuparmene perché il suo commento di venerdì, che ha colto il filosofo Emanuele Severino mentre si arrampicava malamente sugli specchi, mi ha fatto tornare alla mente quando, più di quindici anni fa, riuscii a mettere giù una dichiarazione che doveva servire ad aprire una linea di dialogo tra Chiesa e movimento dei verdi. La dichiarazione fece un po’ di scalpore, ci furono attacchi durissimi in particolare dal Manifesto che, in perfetto stile comunista, riuscì a sfornare una decina di articoli di confutazione senza mai pubblicarla, ma Alex Langer, il più noto dei firmatari, restò fermo. La trovate più sotto. Dispiace che i verdi abbiano ormai da tanti anni perduto anche quel poco di visione ecologista che avevano in origine, basta vedere come si sono schierati nel recente dibattito sulla legge; ma per fortuna è una formazione politica che sta morendo.
 

Essere o non Essere (dal Blog di Pescevivo, venerdì 12 dicembre)


Se Galimberti o Scalfari ce li mangiamo in un sol boccone, Severino è un filosofo più difficile da masticare. Ieri sul Corsera ha rilasciato una breve intervista a Gian Guido Vecchi dove spiega la sua posizione, già sentita in gran velocità in tv su Ottoemezzo. I tempi del discorso filosofico non sono sicuramente quelli sincopati televisivi. Severino accomuna laici con cattolici perché
“«Condividono la stessa logica: la volontà di trattenere per sempre nel nulla ciò che deve esistere» [… ] «si naviga in un groviglio di contraddizioni, e il nichilismo ne è l'orizzonte comune». […] Dio è morto, […] non può esistere nessun ordinamento immutabile, nessuna natura immutabile, nessun limite all' attività dell' uomo: ecco l' anima del nostro tempo […] morto Dio, autorizza la tecnica a procedere e manipolare a suo piacimento, senza tener conto alcuno di tutte le remore, i moniti, i limiti che la tradizione le rivolge - piaccia o no». E a lei piace? «Per niente. […] trovo vano, patetico che un intellettuale o un gruppo di intellettuali vogliano saltar fuori dal proprio tempo. […] Ma la paura non avrà mai la forza di far rivivere la tradizione, è un sentimento senza sbocco». […] E invece il laicismo è dogmatico quanto dogmatico è il mondo cattolico: non vede la potenza del pensiero che distrugge il passato, si limita ad aver fede nella morte di Dio ma non a pensarla, a fondarla»”
Non condividiamo il medesimo categorico pessimismo di Severino. Non abbiamo solo fede nella morte di Dio su di una Croce, tanto da pensarla fino alla sua estremizzazione con Nietzsche (ma saremo solo noi? Non crediamo proprio), in quanto siamo state costrette ad andare più in là, dove altri hanno voluto, o dovuto fermarsi, perché abbiamo fede nella resurrezione dalla morte da parte di Dio. E’ la Resurrezione, è l’Essere Io-sono-Colui-che-è non ancora abbastanza pensato nella filosofia contemporanea che permette un adeguato confronto con il nichilismo. L’onnipotenza della tecnica è evidente nella ostentazione della sua arroganza. La tradizione che fino a questi risultati ci ha portato, dovrebbe essere usata non a voltare le spalle impauriti, quanto ad essere sia pure nani, ma sulle spalle di giganti. Questo da parte filosofica, dove restano in pochi come Severino a praticare una qualche ontologia, mentre molti altri son lì a fare i vigilantes delle scienze, e ben a loro sta. Se l’orizzonte del reale coincide con la tecnica onnipotente, tale onnipotenza va affrontata, altrimenti si scappa dalla realtà, ma tra l’accettare il nichilismo tecnicistico passivamente oppure no, esiste una scelta, una possibilità di pensiero, eccome, magari nell’imperfezione, ma esiste. In attesa del pensiero perfetto i legislatori, analogamente ad altri uomini contemporanei, usano le loro ragioni e le loro coscienze umane, limitate, magari inconsapevoli dell’orizzonte nichilistico, forse di qualsiasi altro, e nella migliore delle ipotesi, consapevoli di qualcosa o di Qualcuno.
 
Severino prosegue:
“«I laici dicono che un embrione non è un essere umano, punto. Troppo facile: se a determinate condizioni diventa un bambino, a differenza per esempio del seme d' un abete, se a questa potenzialità aristotelica credono tutti, allora sopprimerlo significa uccidere un essere umano, non ci piove». E allora? «Il discorso non è chiuso. Anche la Chiesa accetta l' omicidio in certe situazioni, la morte dell' individuo che difende la patria ingiustamente aggredita, il "sacrificio" in favore della comunità. Ma allora così è anche per gli embrioni: quando non servono per essere venduti ma a salvare altre vite, anche in questo caso si configura il sacrificio d' un individuo per la comunità, o no?».”
Qui lo stridore di denti è evidente, un vero paradosso, perché il concetto di sacrificio viene stiracchiato fino al sopruso verso il potenziale essere umano, che in mano non ha alcuna arma, nemmeno quella della consapevolezza del proprio sacrificio. O sembra adeguatamente sufficiente che ad aver consapevolezza bastiamo noi?
 

Amarcord: la dichiarazione sulla “Istruzione Ratzinger” (1987)

Bioetica e sperimentazione scientifica — Dichiarazione di un gruppo di esponenti ecologisti sulla "Istruzione Ratzinger" relativa ai problemi morali connessi alla fecondazione artificiale e sperimentazione su embrioni


Siamo persone impegnate nel movimento ecologista e verde, in maggioranza non cattolici. Desideriamo esprimere soddisfazione e apprezzamento per la recente presa di posizione della Congregazione per la dottrina della fede sulla fecondazione artificiale e la sperimentazione su embrioni.
 
Lo facciamo perché l'argomento dell'istruzione riguarda direttamente problemi che sono il terreno delle nostre preoccupazioni e del nostro impegno.
 
In particolare condividiamo alcune affermazioni di fondamentale importanza per la coscienza di tutti gli uomini e che, per noi, comportano profonde conseguenze.
  1. Il rifiuto della neutralità morale della scienza e della tecnica e perciò l'affermazione dell'immoralità “in sé” di alcuni mezzi tecnici, indipendentemente dai fini.
  2. Il rifiuto della delega a esperti (biologi, medici, ecc.), alla tecnica o all'uomo come soggetti donatori di vita e di morte su comando. Perché «nessun uomo può pretendere di decidere l'origine e il destino degli uomini».
  3. Il riconoscimento che «attraverso il corpo viene raggiunta la persona stessa» e perciò quello che tocca il corpo tocca anche la persona.
  4. L'implicita affermazione del senso del limite come essenziale a uno sviluppo non distruttivo ma equilibrato delle possibilità umane.

Queste motivazioni ci portano non solo a condividere dal profondo delle nostre coscienze il rifiuto di qualsiasi manipolazione genetica dell'uomo, ma anche ad estendere questo rifiuto ad ogni intervento simile nei confronti di animali e vegetali, ed a qualsiasi azione che danneggi irreversibilmente l'ambiente naturale.
 
Oltretutto la storia ha dimostrato che ciò che l'uomo ha fatto alla natura, alle piante, agli animali, ha sempre finito per farlo ai suoi simili. Il corpo dell'uomo, inoltre; fa parte della natura e non ne è in alcun modo, separabile.
 
Ci auguriamo che questa Istruzione spinga medici e ricercatori cattolici, nonché istituzioni scientifiche e ospedali cattolici, a porsi all’avanguardia nell'affermazione del primato dell'etica sulla propria pratica.
 
In particolare proponiamo una moratoria che sospenda, in tutti i centri di ricerca, ogni attività di manipolazione genetica, vivisezione e sperimentazione su uomini e animali, ora praticate in maniera selvaggia, e che permetta di riconsiderare l'intera questione.
 
Piero Baronti, Fabrizio Bertini, Michele Boato, Stefano Borselli, Vincenzo Bugliani, Paolo Costa, Enrico Falqui, Gianluca Felicetti, Tommaso Franci, M.Grazia Girardi, Roberto Gonzaga, Alex Langer, Franco Laschi, Lorena Lodi, Daniela Nucci, Giorgio Pippucci, Giannozzo Pucci, Renzo Ranieri, Aldo Sacchetti, Wolfgang Sachs, Gianfranco Sciarra, Mao Valpiana
 
Firenze 14 Aprile 1987