Il Covile | Indice Newsletter (2001-2009)

Il Covile - N.o 189 (8.2.2004) Un'eremita in città (di Julia Bolton Holloway)

Questo numero


Due lettere fa, n°186, ho presentato, con poche parole, sorella Julia; sono poi riuscito a procurarmi il testo di una sua conferenza che ascoltai l’anno scorso, eccolo.
 

Un’eremita in città (di Julia Bolton Holloway)


Relazione tenuta il 21 gennaio 2003 al teatro Le Laudi, Firenze.
Fonte: http://www.umilta.net/eremo.html


Giulana di NorwichIn questi quattro anni di vita in clausura, fra i libri del mio convento dove sono stata bibliotecaria, e poi altri quattro anni nello solitudine di un eremo, ancora tra i libri, ho trovato lo spazio per modificare la vita, incentrandola sulla conoscenza di Dio e di me stessa, come Caterina da Siena e Giuliana di Norwich hanno scritto. Ho trovato in questi testi (i libri del mio convento che ho dovuto abbandonare e i miei propri, che ancora ho) le voci dei secoli, le voci delle donne e degli uomini, le parole scritte nell'amore di Dio e del prossimo, e ne è nata una conversazione sacra; tali parole io oggi cerco di condividere con tutti voi. Allo stesso tempo vedevo attorno a me tanta sofferenza, fra i giovani, fra i poveri, fra i ricchi, i potenti, sentivo il dolore per le devastanti bombe a Nairobi, in Kenya, ad Omagh, in Irlanda. In quel periodo ho studiato gli effetti del trauma sull'individuo, cercando di capire il male riconosciuto e sperimentato nel mio convento, nella mia famiglia, nelle chiese, nei monasteri. Fra gli ulivi di Ontignano ho trovato una cosa semplice ma buona per la guarigione del corpo, della mente, dell'anima, ho scoperto i doni che le foglie benedette di ulivo ci porgono. Il vescovo di Fiesole, un sacerdote olivetano e don Divo Barsotti hanno benedetto queste foglie, prima che fossero spedite in Africa, in Irlanda, in Australia, in America.
 
Walter Hilton scrivendo ad una anacoreta ripete spesso questa preghiera del pellegrino che è divenuta la mia:
Non ho niente,
Non sono nessuno,
Cerco soltanto il dolce
Gesù in Gerusalemme.

Giuliana di Norwich è stata influenzata da Walter Hilton. Ella scrive nel suo libro di una visione: “vidi come una piccola cosa parva [piccola] quanto una nocciola nel palmo della mia mano, e udii Dio spiegare che essa era tutto ciò che è creato, e che lui ama. Non disprezza nessuna cosa da lui creata”. Ella spiega che tale cosa pareva così piccola poiché era la creazione stessa vista alla presenza del Creatore. Riprende questo dalla visione avuta da un discepolo di san Benedetto e narrata a sua volta da san Gregorio al suo discepolo Pietro: san Benedetto era in preghiera quando il suo discepolo vide tutto l'universo divenire un unico raggio di sole, e san Gregorio spiega che il cosmo è divenuto cosi piccolo in quanto era la creazione stessa alla presenza del Creatore.
 
Nel mio convento anglicano con la sua magnifica biblioteca abbiamo tenuto molte conferenze per i quaccheri sugli Amici di Dio nel Medio Evo, sui mistici come Meister Eckhardt, John Tauler, Henry Suso, Jan Van Ruusbroec, Margherita Porete, Brigida di Svezia, Caterina da Siena, e soprattutto, Giuliana di Norwich. Fra i frequentatori della biblioteca una lettrice ebrea e un'altra cattolica, ambedue studiavano teologia al King's College di Londra. Tutte queste persone spontaneamente hanno deciso di formare ed esser parte di un gruppo di Amici di Dio così come era avvenuto fra i domenicani nel Medioevo, mettendo Dio al primo posto nella vita. In inglese infatti siamo “Godfriends”, “Dio-amici”, con la parola “Dio”, “God”, al primo posto. Abbiamo così trovato la felicità.
 
Abbiamo quindi iniziato una conversazione sacra che sarebbe continuata. Adesso questo gruppo colloquia tramite Internet. Tutti fruiscono di un website enorme, con le regole delle congregazioni e degli eremiti, con le vite delle donne sante, come Sant'Agnese e Santa Cecilia, Santa Teresa d'Avila, Santa Teresa del Bambino Gesù, Edith Stein (Santa Teresa Benedetta della Croce) e Madre Teresa di Calcutta, con gli scritti delle donne contemplative, come Margherita Porete, Santa Brigida di Svezia, Santa Caterina da Siena, e Giuliana di Norwich. Ogni settimana invio loro una lettera tramite posta elettronica parlando della mia vita in Italia, della semplicità nel vivere, della Messa alla Santissima, dell'alba nella stessa piazza con l'Ospedale degli Innocenti, la Messa dei Poveri ogni domenica alla Badia. Spiego loro il mio ministero fra i Rom che tanto apprezzano le cartoline di Fra Angelico e che desiderano imparare a leggere e scrivere.
 
I “Godfriends”, gli Amici di Dio, sono sparsi in tutto il mondo: in Australia, America, Alaska, Africa, Scandinavia, Inghilterra, Irlanda, Islanda, Giappone, Russia, e a Gerusalemme, - e la persona che vive a Gerusalemme è di origine ebraica. Troviamo che nella spiritualità, nel cammino dell'umanità verso Dio non ci siano frontiere, divisioni; tutto il cosmo diviene la luce elettrica dello schermo, l'unico raggio di sole.
 
Perché il male? Questa è la domanda che Giuliana di Norwich si è posta nel Trecento in Inghilterra. Lei, benedettina, cattolica, con la conoscenza dell'ebraico, e forse, come Santa Teresa d'Avila ed Edith Stein, essa stessa di origine ebraica, nel suo colloquio sacro con Dio, in preghiera nella sua cella, nel suo eremo, hanno assieme parlato del male. Coloro che fanno il male cesseranno di esistere e di essere ricordati, il loro male sarà dimenticato poiché il male distrugge soltanto, non crea. E Giuliana ha parlato di un grande segreto custodito da Dio e che Egli rivelerà alla fine dei tempi. Forse tale segreto è che il tempo andrà a ritroso, ogni male sarà disfatto, e noi torneremo ad essere Adamo ed Eva nel giardino del Paradiso terrestre?
 
Dante e Giuliana hanno parlato della Trinità ove il Padre è Potenza, il Figlio, Sapienza, lo Spirito Santo, Amore. La potenza è del nostro Dio, non appartiene a noi, come anche la sapienza, soltanto l'amore deve essere reciproco. In questo eremo freddissimo ho percepito come il male è la sete di potere, un voler essere come Dio, una sete mai saziata, che produce le bombe, questo male che ha creato e crea le guerre, che ha portato all'olocausto degli ebrei e dei Rom, che causa la povertà degli altri per la ricchezza dei potenti e dei pochi.
 
Viktor Frankl ha affermato che Freud e Adler hanno commesso degli errori, egli ci indica che non sono la sessualità, il potere e neanche la ricchezza a dare la felicità, il benessere. E' la speranza, invece, la significanza, la Creazione.
 
Ho un computer, ho in prestito una macchina fotografica digitale. Ma trovo che le cose preziosissime sono la trasparenza dell'acqua, la luce del sole fra le tombe nelle immagini che fisso con essa, il bambino Rom di sette giorni che ho battezzato nella mia cella il giorno di san Lorenzo del 2002 quando la pioggia sembrava non volesse mai più cessare. Adesso insegno alla sua mamma, Hedera, Ortodossa rumena, a leggere e scrivere. Realizziamo nella bottega culle che vengono vendute per aiutare Hedera e la sua famiglia, i suoi tre bambini, ad avere una casa in Romania. Sono una eremita, ma che si occupa dei bambini, delle famiglie, nel nostro mondo! Sono una studiosa anomala con una culla in biblioteca!
 
Il Vangelo porta il lieto annuncio, la buona novella dell'amore dei poveri, di Lui nato in una stalla, morto su una croce. Anche San Lorenzo ha parlato dei poveri di Roma come il più grande tesoro della Chiesa.
 
Beato Angelico, che ha avuto Lorenzo il Magnifico come patrono, dipinse, per il Papa, San Lorenzo nell'atto di offrire in elemosina ai poveri le ricchezze della Chiesa. Così io ho trovato che i Rom nella nostra città, poverissimi, sono preziosissimi; i nostri lebbrosi, disprezzati, hanno un senso della famiglia così forte e una devozione profonda. Hedera, ortodossa rumena, allattante, non beve latte il venerdì, non usa neanche il sapone; la domenica era quasi scandalizzata che noi lavorassimo. Sono stata nei campi nomadi per visitare le famiglie, in particolare una famiglia con dieci bambini, e cinque adulti, una delle due madri vedova; avendo perso la loro casa in Kosovo vivono in una poverissima stanza, ma in pace e con grande civiltà. Ho incontrato due volte il capo del campo: lui, che gestisce un bar senza la vendita di alcolici, è un Sufi e parla sempre con sapienza e semplicità. “La nostra vita”, dice lui “è soltanto un pellegrinaggio in questo mondo”. “Condividiamo”, dice lui, “lo stesso Dio”.
 
Proprio come cosa buona sono l'acqua, la luce, i fiori in primavera, ho scoperto nella mia cella che così è il Vangelo, la buona novella dell'Amore della piccolezza. Il male cerca di distruggere tutto ciò. Ma senza l'acqua e senza la luce noi non possiamo sussistere, neanche i fiori con la loro bellezza. Io penso che la Potenza, la Sapienza e l'Amore del Vangelo con un paradosso siano ritrovati fra i lebbrosi, fra le donne, fra i Samaritani, fra i malati, fra i bambini, fra i Rom, fra i poveri che mancano potere. Coloro che hanno il potere vogliono sopprimere ciò, vogliono sbarazzarsi dei bambini come si gettano via i loro pannolini di carta e plastica, e liberarsi degli esseri umani miseri come fossero loro macchine obsolete.
 
Quando sono stata studentessa a Berkeley e professoressa a Princeton, io stessa ho avuto questa sete di potere, di ricchezza; non è più così. Ho trovato che con la povertà incontro felicità e amore ovunque. Oggi preferisco una bicicletta ad una macchina, preferisco usare le mie mani, cucendo io stessa i miei vestiti, essere anche falegname, realizzando gli scaffali della biblioteca e le culle per i bambini; oggi amo questo piuttosto che acquistare cose. San Benedetto e San Colombano hanno scritto nelle loro Regole dell'importanza dell'equilibrio tra lavoro, e studio, e preghiera, così come del rapporto armonico nell'uso del corpo, e della mente, e dell'anima, per una vita sana e felice. E' importantissimo che un eremita sia autosufficiente; invece di essere consumatore, deve essere utile alla società. I Padri del Deserto per la loro sussistenza creavano ceste. Nel Medio Evo spesso gli eremiti edificavano ponti per i pellegrini e i mercanti. Soprattutto è essenziale essere autodisciplinati, con la Messa quotidiana, le ore di preghiera, i Voti, amando Dio con tutto il cuore e con Lui tutta la Creazione, il nostro prossimo come noi stessi.
 
Penso che con la semplicità di un dono, con la conversazione sacra, nella condivisione delle piccole cose, di una foglia d'ulivo, di una nocciola, di una cartolina di Beato Angelico, possiamo ritrovare tutti il Paradiso. Nel donare una cartolina di Beato Angelico a un Rom che bacia l'immagine con gioia, commosso dalla bellezza e santità, possiamo vivere insieme come nella Gerusalemme celeste.
 
Richiamiamo alla memoria che Santa Monica e Sant'Agostino, San Girolamo e Santa Paola, San Benedetto e Santa Scolastica discorrevano tutta la notte delle cose di Dio... È una conversazione sacra fra i secoli, intessendo un colloquio immanente, che mai cessa. Quando Giacobbe passa la notte a Beth'El (casa di Dio) ha avuto una visione: gli apparve una scala che poggiava sulla terra, e la cima raggiungeva il cielo e per essa gli angeli di Dio salivano e scendevano. Trovo che anche la solitudine è un paradosso e che dentro questa solitudine ci siano tutti i poveri, tutti i santi, tutta la Creazione e soprattutto il Creatore. Dentro la solitudine, la semplicità, c'è Dio, al primo posto come diciamo in inglese, “Godfriends”. Tutti voi siete “Dearworthy Godfriends”, gli amatissimi e preziosissimi amici di Dio.
 
Julia Bolton Holloway
 

Notizia


Julia Bolton Holloway, Hermit of the Holy Family, è di origine inglese, ha insegnato negli Stati Uniti per molti anni, anticipando il suo pensionamento è entrata in un convento anglicano, il convento della sua scuola in Sussex, per essere una religiosa, rimanendovi per quattro anni. Prevalendo il male nella sua Chiesa anglicana è fuggita in Italia, dove precedentemente aveva studiato Dante e altri manoscritti medievali custoditi nelle biblioteche ed archivi toscani e al Vaticano. Per quattro anni ha vissuto come eremita a Montebeni, Firenze, in una camera senza riscaldamento, camminando ogni mattina per un'ora, anche in inverno e nel buio, per partecipare alla Messa di don Divo Barsotti. Durante questi anni è divenuta cattolica e ha curato una edizione definitiva di Showing of Love (Rivelazione d'Amore), il libro scritto dalla teologa medievale Julian of Norwich (Giuliana di Norwich). Ospitata dalla Chiesa Evangelica Svizzera, attualmente vive nel Cimitero degli Inglesi, sede anche della sua biblioteca di spiritualità. La stessa Giuliana di Norwich nel Trecento ha vissuto in un cimitero, a Norwich, e ha insegnato dal suo eremo in mezzo alla città.